Animali e cambiamento climatico: cambiano rotte, territori e abitudini
Uno degli aspetti più delicati riguarda il calendario della natura. Non tutti gli organismi reagiscono al cambiamento delle temperature alla stessa velocità.
Un uccello migratore, per esempio, può anticipare il proprio arrivo in primavera perché le temperature sono aumentate. Ma se gli insetti di cui si nutre non modificano nello stesso modo il loro ciclo, l’animale può arrivare quando la disponibilità di cibo non coincide più con il momento di maggiore necessità.
Questi “disallineamenti” possono avere conseguenze sulla riproduzione e sulla sopravvivenza delle popolazioni. L’IPCC ha documentato cambiamenti nei tempi di migrazione, schiusa, riproduzione e altre fasi del ciclo biologico, sottolineando proprio il rischio che specie tra loro dipendenti non riescano ad adattarsi allo stesso ritmo.
Anche le migrazioni possono diventare più complicate. In Europa sono stati osservati spostamenti verso nord e verso quote più elevate, mentre alcune specie rischiano di non riuscire a seguire abbastanza velocemente il cambiamento delle condizioni climatiche.
Il fenomeno interessa persino gli animali domestici solo indirettamente: la modifica delle stagioni può cambiare la presenza di insetti, parassiti e altri organismi con cui cani e gatti entrano in contatto.
Il futuro della fauna, quindi, non dipenderà soltanto dalla capacità dei singoli animali di sopportare temperature più elevate. Sarà fondamentale anche la possibilità di spostarsi, trovare nuovi habitat e mantenere i collegamenti tra gli ecosistemi. Strade, cemento e frammentazione del territorio possono infatti ostacolare proprio quegli spostamenti che il cambiamento climatico rende sempre più necessari.
