Analisi 2025: Deforestazione Amazon, notizie positive e negative in arrivo.

Analisi dell’Deforestazione in Amazzonia nel 2025

Il progetto Mapping of the Andes Amazon Project (MAAP) di Amazon Conservation ha pubblicato la sua analisi annuale riguardo alla perdita di foreste nel 2025, basata sui dati sviluppati dal GLAD Lab dell’Università del Maryland. Nel corso dell’anno scorso, la deforestazione ha raggiunto 736.484 ettari (1.819.891 acri), principalmente a causa di agricoltura, estrazione mineraria e infrastrutture. Di questi, quasi 132.000 ettari (326.179 acri) erano illegali, verificandosi all’interno di aree protette e territori indigeni. I ricercatori hanno avvertito che l’anno in corso potrebbe rivelarsi ancora più critico, dato che l’attuale fenomeno di El Niño continua a surriscaldare l’Oceano Pacifico, favorendo ondate di calore e condizioni secche che portano a un incremento degli incendi boschivi.

Ogni anno, i ricercatori dell’Università del Maryland raccolgono uno dei dataset più importanti sulla perdita delle foreste a livello globale. Le informazioni derivano da immagini satellitari della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea, e in Amazzonia aiutano frequentemente gruppi ambientali e funzionari governativi a prendere decisioni cruciali per la conservazione.


Le Tendenze della Deforestazione

I dati del 2025 sono stati pubblicati a fine aprile, dopo mesi di elaborazione e controlli di qualità. L’analisi completa, che mette in evidenza le tendenze anno dopo anno e i punti critici, è stata recentemente rilasciata dal MAAP. Seppur i dati suggeriscano un calo in alcuni indicatori rilevanti rispetto agli anni precedenti, rimangono comunque allarmanti. Agricoltura, allevamento di bestiame e attività minerarie continuano a distruggere centinaia di migliaia di ettari di foresta primaria, spesso in aree protette e territori indigeni.

Matt Finer, direttore del MAAP e specialista nella ricerca, ha dichiarato: “È difficile dire che sia una buona notizia se la deforestazione è inferiore rispetto agli anni passati, ma ammonta comunque a un milione di ettari”. Questo risultato è ben lontano dall’obiettivo di zero deforestazione necessario per la regione.


La separazione dei dati tra la perdita di foresta causata da incendi e quella dovuta a fattori “non incendiari”, come agricoltura e allevamento, è fondamentale per comprendere meglio le tendenze in Amazzonia. Gli incendi, per quanto provocati dall’uomo, portano spesso a una degradazione del territorio e non a una completa deforestazione, consentendo così una potenziale possibilità di recupero. Nel 2025, gli incendi hanno provocato una perdita di 1,51 milioni di ettari (3,7 milioni di acri) di foresta, in calo rispetto ai 2,79 milioni di ettari (6,9 milioni di acri) del 2024, quando le condizioni secche di El Niño hanno aggravato il problema. Tuttavia, questo rappresenta il terzo totale più alto dal 2002.

È importante notare che la perdita di foresta non rappresenta solo una crisi ambientale, ma anche un fattore socioeconomico che colpisce le comunità locali e gli ecosistemi. Gli incendi nelle foreste tropicali non fanno parte dell’ecosistema naturale, e i tempi di recupero possono essere molto più lunghi del previsto a causa dei cambiamenti climatici.


Impatto delle Attività Umane sulla Foresta Amazzonica

La MAAP ha fornito una stima dettagliata della deforestazione per il 2025, rimuovendo fattori erroneamente registrati come la perdita di foresta primaria. Questa analisi ha messo in evidenza che la deforestazione ammontava a 736.484 ettari (1,8 milioni di acri), di cui il 94,6% attribuito all’agricoltura e il 5,3% all’estrazione mineraria, con il restante 0,1% dovuto a strade e infrastrutture. Di questa area, quasi 132.000 ettari erano illegali nelle aree protette e nei territori indigeni.

Finer ha sottolineato l’importanza delle strade e delle infrastrutture, anche se il loro impatto sembra inferiore rispetto all’agricoltura. Le strade, sebbene eliminino solo piccole sezioni della foresta, danno accesso a nuovi spazi per l’agrobusiness, come evidenziato nel Brasile attorno alla Trans-Amazonian Highway e alla BR-364.


Il fenomeno estrattivo, sebbene possa sembrare contenuto nei dati, ha un impatto sproporzionato nelle aree protette e nei territori indigeni, provocando l’11% della deforestazione in queste zone. Inoltre, oltre la metà della deforestazione registrata si è verificata in Brasile, seguita da Peru, Bolivia e Colombia.

In conclusione, mentre il Brasile risulta il leader in quasi tutte le metriche di deforestazione, la Bolivia emerge come la nazione con i tassi più alti di perdita forestale e incendi per area, specialmente a causa dell’espansione della frontiera della soia nel dipartimento di Santa Cruz.

La situazione potrebbe cambiare drasticamente nel 2026, dato il surriscaldamento continuo dell’Oceano Pacifico legato all’El Niño. Per affrontare eventi climatici estremi, è fondamentale sviluppare politiche climatiche più incisive, richiedendo leader che abbiano a cuore la conservazione dell’ambiente.

Fonti: Mongabay, Global Forest Watch, University of Maryland GLAD Lab.

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Luigi Salemi: