Acque inquinate e scarsità idrica ostacolano la lotta contro l’Ebola nella RDC.
Emergenza sanitaria in Ituri: la sfida dell’acqua potabile
In diverse aree della provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, l’accesso all’acqua potabile è estremamente limitato. Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei, come sangue, saliva e urina di una persona infetta. Pertanto, è fondamentale avere la possibilità di lavarsi regolarmente per prevenire la diffusione della malattia. Inoltre, i team di risposta necessitano di acqua per disinfettare gli strumenti e le aree riservate ai pazienti. Nonostante ciò, molte persone utilizzano rubinetti e docce installati nei centri di trattamento, portando a un maggiore rischio di contatti tra sani e malati.
Accesso limitato all’acqua a Ndrele
A Ndrele, un centro commerciale con quasi 40.000 abitanti, l’accesso a acqua potabile sicura è praticamente inesistente. I bambini si alzano alle 5:30 del mattino per raccogliere acqua per le loro famiglie, spesso impiegando diverse ore e non tornando prima delle 11 del mattino o di mezzogiorno. “È un problema serio, ed è la stessa cosa ovunque,” ha dichiarato Jacques Pithua, coordinatore del gruppo di società civile “Forces vives des Djukoth”. La provincia di Ituri ha visto il suo 17° focolaio di Ebola dichiarato nel maggio 2026, con le autorità sanitarie che raccomandano il lavaggio frequente delle mani tra le misure di prevenzione, ma l’acqua pulita è ancora rara.
