Marsala, falsa sentenza per un risarcimento da 184mila euro: sospesa un’avvocata

Marsala, falsa sentenza per un risarcimento da 184mila euro: sospesa un’avvocata

MARSALA (TRAPANI) – Avrebbe falsificato una sentenza del Tribunale di Marsala e una consulenza tecnica d’ufficio relativa a un risarcimento di oltre 184 mila euro per la morte di un giovane, facendo credere ai clienti che fosse stato avviato un procedimento giudiziario. Per queste accuse, il giudice per le indagini preliminari di Marsala ha disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione nei confronti dell’avvocata Erika Messina.

La misura interdittiva è stata adottata su richiesta della Procura, dopo l’interrogatorio preventivo della professionista.

La vicenda è riportata dall’ANSA, che ricostruisce le contestazioni formulate dagli inquirenti.

La sentenza che sarebbe stata completamente falsificata

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’avvocata avrebbe realizzato un documento apparentemente riconducibile a una sentenza autentica del Tribunale di Marsala.

In realtà, secondo la Procura, il provvedimento sarebbe stato interamente contraffatto.

Alla professionista viene contestato il reato di falso materiale in atto pubblico, oltre a quello di truffa aggravata dall’abuso della prestazione d’opera e di patrocinio infedele.

Il risarcimento da oltre 184 mila euro

Al centro dell’indagine figura una presunta consulenza tecnica d’ufficio datata 5 novembre 2024.

Il documento avrebbe attestato il riconoscimento di un risarcimento superiore a 184 mila euro, collegato a presunte responsabilità mediche nella morte del figlio delle persone assistite dall’avvocata.

Secondo la ricostruzione riportata dall’ANSA, però, la consulenza sarebbe stata completamente falsificata, perché riferita a un procedimento giudiziario mai instaurato.

La professionista avrebbe quindi presentato ai clienti atti apparentemente ufficiali, ottenendo il pagamento dell’onorario.

Il provvedimento del gip di Marsala

La Procura ha chiesto l’applicazione di una misura interdittiva nei confronti dell’indagata.

Il giudice per le indagini preliminari, dopo aver proceduto all’interrogatorio preventivo, ha disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione forense.

Non si tratta di un arresto, ma di una misura cautelare che impedisce temporaneamente alla professionista di svolgere la propria attività.

Come riferisce l’ANSA, le accuse riguardano la presunta falsificazione di documenti giudiziari e la condotta tenuta nei confronti delle persone assistite.

Indagini ancora nella fase preliminare

Il procedimento riguarda fatti che dovranno essere accertati nelle successive fasi giudiziarie.

La misura adottata dal gip non equivale a una condanna e non costituisce un accertamento definitivo delle responsabilità.

Per l’avvocata Erika Messina resta pienamente valido il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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