Daini e cinghiali, guerra tra Madonie e Nebrodi per 4 milioni di euro
PALERMO – Quattro milioni di euro per proteggere le aziende agricole dai danni provocati dalla fauna selvatica, ma il bando regionale scatena uno scontro tra Madonie e Nebrodi. Al centro della polemica ci sono i criteri di assegnazione dei finanziamenti, che attribuiscono un vantaggio significativo ai territori del Parco delle Madonie. Una scelta contestata nel Messinese e difesa dai sindaci madoniti, mentre l’emergenza daini, cinghiali e suini continua a preoccupare agricoltori e amministratori.
A ricostruire la vicenda è Repubblica Palermo, che racconta le tensioni attorno al bando regionale e le richieste di intervento rivolte all’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino.
Quattro milioni per le aziende agricole: il nodo dei punteggi
Il bando, approvato a ottobre, mette a disposizione quattro milioni di euro per finanziare recinzioni e altri sistemi di protezione delle coltivazioni e degli allevamenti dalla fauna selvatica.
Il problema riguarda i criteri utilizzati per formare la graduatoria unica delle domande.
Come evidenzia Repubblica Palermo, il sistema prevede:
- 35 punti per gli interventi nei Comuni del geoparco Unesco delle Madonie.
- 15 punti per gli interventi nelle altre aree protette.
- 10 punti per i danni documentati provocati dagli animali selvatici.
Per accedere ai contributi è necessario raggiungere almeno 45 punti.
Il finanziamento può coprire fino al 100% della spesa ammessa, con un massimo di 300 mila euro per le singole aziende e 500 mila euro per quelle associate.
La premialità riconosciuta alle Madonie potrebbe quindi incidere in maniera determinante sull’assegnazione delle risorse.
La protesta dei Nebrodi: «Criteri sbilanciati»
A sollevare il caso è Bernadette Grasso, deputata regionale di Forza Italia e sindaca di Capri Leone.
La parlamentare ha scritto all’assessore Luca Sammartino contestando una distribuzione dei punteggi che considera «fortemente sbilanciata a favore delle Madonie».
Grasso ha chiesto una revisione dei criteri, sottolineando che anche il territorio dei Nebrodi deve affrontare danni significativi alle attività agricole.
«Anche da noi il problema è serio. Sulle Madonie ci sono i cinghiali, sui Nebrodi abbiamo i suini neri che devastano le campagne».
La sindaca ha raccontato anche la situazione di un agricoltore particolarmente colpito dai danni.
«Ho incontrato un agricoltore che piangeva. Mi ha mostrato la sua proprietà distrutta dai suini, diceva che non ce la fa più».
Secondo Grasso, una possibile soluzione potrebbe arrivare da ulteriori stanziamenti nella prossima legge di stabilità regionale.
La deputata ha inoltre riferito di aver avuto un confronto con Sammartino, durante il quale sarebbe stato richiamato il tema dei piani di abbattimento dei cinghiali. Formalmente, tuttavia, i 35 punti aggiuntivi previsti dal bando sono collegati al riconoscimento delle Madonie come geoparco Unesco.
Castelbuono difende i finanziamenti: «Qui la situazione è drammatica»
Dalle Madonie arriva una posizione opposta.
Il sindaco di Castelbuono, Mario Cicero, difende il sistema di premialità, sostenendo che l’emergenza sul territorio ha raggiunto livelli particolarmente preoccupanti.
«Loro giustamente sui Nebrodi si lamentano perché la premialità spetta a noi. Me lo aspettavo. Ma devono capire che qui il problema è drammatico: la gente non va più neanche in campagna, ha paura».
Secondo i dati riportati da Repubblica Palermo, sulle Madonie si stimano oltre 20 mila daini.
Tra il 2022 e il 2025 ne sarebbero stati abbattuti circa 2.500, mentre in una recente operazione ne sono stati abbattuti 140 nel giro di poche ore.
Numeri che, secondo gli amministratori locali, dimostrano la gravità della situazione.
La proposta: 30 euro per ogni daino abbattuto
Mario Cicero ritiene che i quattro milioni stanziati non siano sufficienti a risolvere il problema.
«Sono solo un palliativo, non risolveranno il problema. Finiremo per recintare interi pezzi di territorio, ma i daini saltano i recinti».
Il sindaco avanza quindi una proposta per rendere più strutturale la gestione degli animali abbattuti nell’ambito dei piani di controllo.
«Trenta euro per ogni carcassa di daino portata ai centri di raccolta di Castelbuono e Petralia. Dieci carcasse, trecento euro. Dobbiamo farne qualcosa di produttivo, non possiamo continuare ad affrontare tutto come un’emergenza».
Si tratta, al momento, di una proposta del primo cittadino e non di una misura già approvata.
Cicero sottolinea inoltre che il vantaggio previsto dalla graduatoria non garantisce automaticamente l’assegnazione dei finanziamenti.
Le aziende dovranno presentare domanda, anticipare le spese per gli interventi e successivamente ottenere il rimborso previsto.
Caccia bloccata in Sicilia, ma proseguono gli abbattimenti sulle Madonie
La controversia sui finanziamenti si intreccia con un altro tema particolarmente delicato: la sospensione della caccia ordinaria in Sicilia.
Il Tar di Palermo ha annullato il calendario venatorio regionale, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste Pro Natura e Leal.
Alla base della decisione c’è la mancanza di un piano faunistico regionale aggiornato, con l’ultimo documento risalente al 2013.
Lo stop alla caccia, tuttavia, non riguarda i piani di controllo della fauna selvatica.
Sulle Madonie proseguono quindi gli interventi autorizzati per il contenimento di daini e cinghiali, distinti dall’attività venatoria ordinaria.
Secondo quanto riferisce Repubblica Palermo, le operazioni hanno interessato Isnello e Polizzi Generosa, con ulteriori interventi programmati a Collesano e Scillato.
Nelle aree interessate vengono esposti cartelli che avvertono della presenza di operazioni di controllo con armi da fuoco e invitano a non inoltrarsi.
Madonie e Nebrodi, la decisione passa alla Regione
La questione resta ora sul tavolo dell’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino.
Da una parte i rappresentanti dei Nebrodi chiedono criteri di distribuzione più equilibrati, dall’altra gli amministratori delle Madonie rivendicano la necessità di mantenere una premialità legata alla gravità dell’emergenza.
Per gli agricoltori, intanto, rimane il problema dei danni alle coltivazioni, ai terreni e alle attività produttive.
Il confronto raccontato da Repubblica Palermo mette in evidenza una questione più ampia: individuare strumenti efficaci per proteggere le aziende agricole e gestire la fauna selvatica, evitando che la distribuzione dei finanziamenti diventi un ulteriore motivo di divisione tra territori siciliani.
