Singapore interrompe la cattura e la riproduzione di delfini per la conservazione ambientale.

Singapore interrompe la cattura e la riproduzione di delfini per la conservazione ambientale.

Resorts World Sentosa: Stop alla cattura di delfini selvatici

Secondo quanto riportato da Robin Hicks di Mongabay, Resorts World Sentosa (RWS) di Singapore ha deciso di interrompere la cattura di delfini selvatici per il proprio acquario e di sospendere il programma di allevamento in cattività. Questa scelta è stata accolta con soddisfazione da Anbarasi Boopal, ex co-amministratore delegato della Animal Concerns Research and Education Society (ACRES), un’organizzazione di beneficenza dedicata al benessere animale. Boopal ha invitato, però, a garantire maggiore trasparenza riguardo ai piani a lungo termine per gli animali già presenti nella struttura.

Futuro dei delfini all’Oceanarium

Secondo fonti interne, RWS sta formando un panel di esperti per determinare il futuro dei delfini bottlenose dell’Indo-Pacifico (Tursiops aduncus) attualmente ospitati nel suo Oceanarium — più di 20 esemplari, come confermato dallo staff. Il più giovane è un maschio di 7 anni di nome Kenzo. RWS ha acquisito 27 delfini dalle Isole Solomon tra il 2008 e il 2009, ma durante il trasporto e a causa di infezioni, almeno quattro di essi sono morti. L’esibizione è stata aperta al pubblico nel 2013, attirando critiche globali da parte di gruppi per il benessere animale.


RWS ha dichiarato che i delfini ricevono cure di alta qualità, e che la struttura offre un valore educativo e di conservazione. “Alla Marine Mammal Habitat, la salute e il benessere dei nostri delfini sono una priorità assoluta”, ha spiegato RWS a Mongabay dopo la pubblicazione dell’articolo. Una squadra dedicata di specialisti in mammiferi marini, supportata da professionisti in cura veterinaria e gestione ambientale, garantisce assistenza 24 ore su 24.

Le dichiarazioni del personale della struttura indicano un certo scetticismo riguardo alla possibilità che gli animali possano sopravvivere in natura dopo lungo tempo trascorso in cattività.

Il crescente movimento contro la cattività dei cetacei

Si sta diffondendo un movimento internazionale contro la cattività di cetacei a scopi di intrattenimento, con paesi come Messico, Canada e Francia che hanno recentemente vietato questa pratica. Darian McBain, esperta di sostenibilità, ha sottolineato che mantenere i delfini in cattività presenta rischi reputazionali e finanziari per le aziende che si proclamano leader nella sostenibilità.

“Non c’è quantità di cure veterinarie o diuna buona dieta che possa cambiare il loro ambiente restrittivo e innaturale”, afferma McBain, che è stata Chief Sustainability Officer presso il gigante del pesce Thai Union Group, nonché alla Monetary Authority of Singapore.


Lincoln O’Barry, coordinatore campagne del Dolphin Project, un gruppo per la protezione dei delfini che riabilita esemplari precedentemente in cattività in recinti marini naturali sull’isola indonesiana di Bali, suggerisce che questa potrebbe essere la prima fase per valutare se i delfini di RWS possano eventualmente essere rilasciati in natura. O’Barry spiega che “alcuni delfini possono adattarsi dopo anni in cattività, mentre altri non possono”. Fa un confronto con la vita in prigione: “Alcune persone escono dopo decenni come se nulla fosse accaduto, mentre altre possono perdere la ragione.”

Rob Lott della Whale and Dolphin Conservation, un’organizzazione con sede nel Regno Unito, ha dichiarato che qualsiasi rilascio dovrebbe prevedere la reintroduzione dei delfini nella popolazione originale da cui sono stati catturati. Ha aggiunto che tale processo comporterebbe notevoli ostacoli politici e legali.

In generale, la questione della cattività dei cetacei rimane complessa e sfumata, con una crescente attenzione da parte del pubblico e molte organizzazioni che chiedono alternative più etiche per il trattamento degli animali marini.

Per approfondire la notizia, puoi consultare l’articolo completo di Robin Hicks su Mongabay.


Immagine di un delfino bottlenose dell’Indo-Pacifico (Tursiops aduncus) nel Mar Rosso. Credito immagini: טל שמע tramite Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).

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