La minaccia russa all’Europa dopo il 2022: tra storia, guerra ibrida e preparazione a lungo termine
Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani
Un ritorno della storia: dalla Guerra fredda al nuovo confronto
Per comprendere la natura della minaccia russa all’Europa contemporanea, è necessario partire da una prospettiva storica. Il confronto tra Mosca e l’Europa occidentale non è una novità del XXI secolo: esso affonda le sue radici nella Guerra fredda, quando l’Unione Sovietica e la NATO si fronteggiavano lungo una linea di divisione che attraversava il continente.
Dopo il 1991, con il crollo dell’URSS, molti analisti ipotizzarono una progressiva integrazione della Russia nel sistema internazionale occidentale. Tuttavia, già negli anni 2000, sotto la leadership di Vladimir Putin, emerse una visione alternativa: la Russia come potenza revisionista, determinata a ricostruire una sfera d’influenza nello spazio post-sovietico.
Eventi chiave come:
• la guerra in Georgia del 2008,
• l’annessione della Crimea nel 2014,
• e infine l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, hanno segnato tappe di una strategia coerente volta a ridisegnare gli equilibri europei con la forza.
L’invasione del 2022 ha rappresentato uno spartiacque: per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, un grande conflitto convenzionale è tornato nel cuore dell’Europa.
Dalla guerra convenzionale alla “guerra ibrida”
Se la guerra in Ucraina è tradizionale nella sua brutalità (carri armati, artiglieria, trincee), la pressione russa sull’Europa assume forme molto più complesse e sfumate. Qui entra in gioco il concetto di guerra ibrida, già sperimentato da Mosca negli anni precedenti.
Questa strategia combina:
• operazioni militari indirette,
• cyberattacchi,
• disinformazione,
• sabotaggi,
• uso di attori non statali o “proxy”.
Dal 2022 in poi, tali attività sono aumentate sensibilmente, soprattutto nei paesi più esposti: Europa dell’Est e area scandinava.
Secondo diverse analisi, la Russia sta ricostruendo le proprie reti di intelligence in Europa, anche dopo l’espulsione di centinaia di diplomatici russi nel 2022. Parallelamente, utilizza strumenti innovativi: reclutamento via social media, collaborazione con gruppi criminali e utilizzo di “agenti occasionali”.
Un esempio emblematico è l’uso di piattaforme come Telegram per ingaggiare individui incaricati di sabotaggi o operazioni clandestine, spesso senza un legame diretto evidente con lo Stato russo.
Spionaggio e attività clandestine: il ritorno dell’ombra
Il timore per le attività di spionaggio russo è in forte crescita, specialmente nei paesi scandinavi. In Norvegia, ad esempio, sono stati segnalati casi di agenti russi che si fingono pescatori o turisti per raccogliere informazioni sensibili nelle aree di confine.
Queste attività richiamano pratiche tipiche della Guerra fredda, ma con una differenza cruciale: oggi sono integrate in un ecosistema più ampio che include tecnologia digitale, guerra informativa e sabotaggio economico.
L’obiettivo non è solo raccogliere informazioni, ma:
• indebolire la coesione interna delle società europee,
• creare sfiducia nelle istituzioni,
• testare la resilienza democratica.
I droni: la nuova frontiera della pressione militare
Uno degli sviluppi più inquietanti degli ultimi anni è l’uso crescente di droni come strumento di pressione strategica.
Tra il 2024 e il 2025, le incursioni di droni vicino a infrastrutture critiche europee sono quadruplicate.
Nel solo 2025 si sono registrati numerosi episodi:
• violazioni dello spazio aereo in Polonia e Romania,
• chiusure di aeroporti in Danimarca, Norvegia e Germania,
• sorvoli di basi militari in Scandinavia,
• interferenze GPS anche su voli civili e istituzionali.
In alcuni casi, circa 20 droni russi hanno penetrato lo spazio aereo polacco per ore, costringendo la NATO a intervenire militarmente.
Complessivamente, tra il 2022 e il 2025 si contano almeno 58 intrusioni aeree riconducibili alla pressione russa, segno di una strategia sistematica.
Queste operazioni hanno diverse funzioni:
1. testare le difese europee,
2. creare incertezza (negabilità plausibile),
3. dimostrare capacità tecnologica,
4. intimidire senza scatenare una guerra aperta.
Infrastrutture critiche: il nuovo campo di battaglia
Un altro elemento centrale della minaccia è rappresentato dalle infrastrutture critiche: cavi sottomarini, gasdotti, reti energetiche e sistemi digitali.
Già nel 2022, il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream aveva evidenziato la vulnerabilità europea. Da allora, episodi sospetti si sono moltiplicati:
• attività anomale di navi,
• interferenze GPS,
• tentativi di intrusione in installazioni sensibili.
La logica è chiara: colpire infrastrutture significa colpire la stabilità economica e sociale senza bisogno di un conflitto diretto.
La dimensione psicologica e politica
La guerra ibrida russa non mira solo a obiettivi militari, ma anche a quelli psicologici e politici.
Le operazioni di disinformazione e propaganda hanno lo scopo di:
• polarizzare l’opinione pubblica,
• alimentare tensioni sociali (anche su base etnica o religiosa),
• indebolire il sostegno all’Ucraina.
Secondo analisi europee, queste azioni sono progettate per “dividere l’Unione e mettere alla prova la sua determinazione”.
La dimensione economica e militare: una preparazione di lungo periodo
Uno degli indicatori più significativi della strategia russa è l’aumento massiccio della spesa militare.
Nel 2025, la Russia ha destinato circa il 30% del proprio bilancio federale alla difesa, il livello più alto dai tempi sovietici (dato coerente con numerose analisi occidentali).
Questo suggerisce:
• una mobilitazione economica di lungo periodo,
• la preparazione a un confronto prolungato con l’Occidente,
• la trasformazione della Russia in un’economia sempre più militarizzata.
Non si tratta quindi solo di sostenere la guerra in Ucraina, ma di ridefinire l’equilibrio strategico europeo per gli anni a venire.
Europa orientale e Scandinavia: le prime linee
Le aree più esposte alla pressione russa sono:
• i Paesi baltici,
• la Polonia,
• la Finlandia,
• la Svezia,
• la Norvegia.
Qui la percezione della minaccia è particolarmente elevata, anche per ragioni storiche. Molti di questi paesi hanno vissuto direttamente l’occupazione sovietica o la pressione geopolitica di Mosca.
Non a caso:
• Polonia ed Estonia hanno attivato l’articolo 4 della NATO in risposta a provocazioni russe,
• la NATO ha rafforzato la propria presenza sul fianco orientale,
• si discute la creazione di un vero e proprio “muro anti-drone” europeo.
Una strategia coerente: destabilizzare senza guerra totale
Mettendo insieme tutti questi elementi emerge un quadro coerente.
La Russia non sta (almeno per ora) preparando un’invasione diretta dell’Europa, ma sta conducendo una campagna sistematica per:
• logorare la sicurezza europea,
• testare le reazioni della NATO,
• creare divisioni interne,
• ridurre il sostegno all’Ucraina.
Questa strategia si basa su un principio chiave: rimanere sotto la soglia della guerra aperta, sfruttando ambiguità e negabilità.
Una minaccia concreta e duratura
A oltre quattro dall’invasione dell’Ucraina, la minaccia russa all’Europa è tutt’altro che teorica.
Essa si manifesta su più livelli:
• militare (droni, incursioni aeree),
• clandestino (spionaggio, sabotaggi),
• economico (infrastrutture),
• informativo (propaganda),
• strategico (riarmo massiccio).
Il ritorno della guerra nel continente europeo non è solo un fatto militare, ma un cambiamento strutturale dell’ordine internazionale.
La sfida per l’Europa sarà duplice:
1. rafforzare la propria difesa e resilienza,
2. evitare che la pressione ibrida riesca a erodere i principi democratici dall’interno.
In questo senso, la minaccia russa non è solo una questione di sicurezza: è una prova di tenuta politica, economica e culturale per l’intero progetto europeo.
Dott. Yari Lepre Marrani
Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche.
Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche).
Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora
da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani
