La comunità unita protegge la foresta ancestrale dalle episodi di disboscamento.

La comunità unita protegge la foresta ancestrale dalle episodi di disboscamento.

La Mappatura Partecipativa di Massaha: Un Esempio di Conservazione Locale

Nel nord-est del Gabon, la comunità di Massaha ha utilizzato la mappatura partecipativa per documentare i villaggi ancestrali, i siti sacri e l’uso tradizionale del territorio all’interno di una foresta minacciata dalla disboscamento industriale. La loro mappa bioculturale ha rivelato una lunga storia di occupazione che è stata in gran parte trascurata dai registri coloniali e dalle moderne mappe di conservazione. Queste evidenze hanno permesso alla comunità di chiedere la protezione della loro foresta, scatenando un intervento governativo che ha fermato il disboscamento e aperto discussioni sulla conservazione formale. Il caso evidenzia come le conoscenze locali e la mappatura guidata dalla comunità possano integrare i dati globali di conservazione e ridefinire la comprensione e la protezione delle foreste.


Le Incertezze dei Dati Globali

Per i cartografi del mondo della conservazione moderna, le foreste del nord-est del Gabon possono apparire quasi vuote. Le immagini satellitari mostrano un denso strato verde che si estende attraverso il bacino del Congo. I dataset globali classificano vaste aree come “paesaggi forestali intatti”, zone presumibilmente libere da disturbo industriale e in gran parte incontaminate dall’uomo. Sulla carta, queste foreste sembrano pristine.

La realtà, però, è ben più complessa e i residenti del villaggio di Massaha lo sanno bene. Negli ultimi anni, la comunità ha lottato per proteggere una porzione di foresta pluviale a sud del loro villaggio dall’industria del legname. Conosciuta localmente come Ibola Dja Bana Ba Massaha, “la riserva di tutti i figli di Massaha”, questa area rientrava in una concessione assegnata a una compagnia di disboscamento.


Una Mappatura Fondamentale per la Difesa del Territorio

Per generazioni, gli abitanti di Massaha hanno cacciato, pescato e coltivato in questo territorio. Siti sacri e laghi rituali si trovano sotto la chioma degli alberi, mentre i resti di villaggi ancestrali punteggiano il suolo forestale. Eppure, nulla di tutto ciò appariva sulle mappe che guidavano le decisioni ufficiali.

Il divario tra queste due visioni della foresta è il soggetto di uno studio recente che esamina la campagna di Massaha per documentare il proprio territorio. I ricercatori hanno confrontato le mappe di conservazione globali e la cartografia coloniale con una mappa dettagliata creata dalla comunità stessa. Il risultato ha rivelato qualcosa di straordinario: la foresta che sembra vuota nei dataset ufficiali è in realtà stratificata di storia e significato.

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