Quando la natura diventa una minaccia: i rischi ambientali per la nostra sicurezza.
La Nuova Minaccia alla Sicurezza Nazionale del Regno Unito
Il pensiero sulla sicurezza nazionale del Regno Unito è sempre stato influenzato da preoccupazioni ben note: stati ostili, terrorismo, approvvigionamento energetico e, più recentemente, minacce informatiche. Un nuovo rapporto del governo britannico integra una nuova dimensione a questa lista: la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi. Secondo il documento, queste problematiche rappresentano ora un rischio diretto e crescente per la sicurezza nazionale, con conseguenze che si estendono oltre le politiche di conservazione, toccando la sicurezza alimentare, la stabilità economica, le migrazioni e i conflitti.
Il rapporto offre una nuova chiave di lettura, non come una revisione scientifica o una strategia ambientale, ma come un’analisi di tipo intelligence, volta a supportare la pianificazione della sicurezza nazionale in un contesto di incertezze. Basato su letteratura scientifica, giudizi di esperti e ragionamenti probabilistici, lo studio impiega strumenti simili a quelli utilizzati per valutare rischi geopolitici o militari. L’analisi è chiara e precisa: il degrado degli ecosistemi minaccia già il benessere e la sicurezza del Regno Unito e senza interventi significativi, tali rischi sono destinati a intensificarsi fino a metà secolo e oltre.
Rischi Cascading degli Ecosistemi
Al centro della discussione c’è il concetto di “rischio a cascata”. Gli ecosistemi sostengono la produzione alimentare, la disponibilità d’acqua, la regolazione del clima e il controllo delle malattie. La loro degradazione ha effetti che raramente restano locali; i fallimenti dei raccolti in una regione possono influenzare i mercati globali. La scarsità d’acqua può destabilizzare stati fragili e le epidemie possono diffondersi rapidamente tra società interconnesse. Il rapporto sottolinea l’importanza di considerare la perdita di biodiversità non come un problema ambientale isolato, ma come un moltiplicatore delle tensioni sociali, economiche e politiche esistenti.
Il documento identifica vari percorsi attraverso i quali il degrado degli ecosistemi si traduce in rischi per la sicurezza:
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Incertezza alimentare e idrica: La degradazione del suolo, delle risorse ittiche e delle popolazioni di impollinatori riduce la produttività e aumenta la volatilità nei mercati alimentari globali. Il Regno Unito importa circa il 40% del proprio cibo, facendo affidamento su catene di approvvigionamento estere per prodotti freschi, mangimi e fertilizzanti. Interruzioni in regioni di produzione chiave porterebbero a un aumento dei prezzi e a una restrizione nell’accesso, impattando soprattutto le famiglie a basso reddito.
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Pressioni migratorie: L’insicurezza alimentare e la diminuzione dei mezzi di sussistenza nelle aree rurali sono già fattori significativi che spingono le migrazioni in alcune zone del Centro-America, Africa e Asia. Il rapporto evidenzia come anche piccole incrementi di insicurezza alimentare possano causare aumenti sproporzionati nei flussi migratori, con effetti a catena sulla stabilità regionale e sulla politica internazionale.
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Conflitto e crimine organizzato: La scarsità genera opportunità. La competizione per terre, acqua, risorse ittiche e minerali può aggravare conflitti esistenti o crearne di nuovi. Le organizzazioni criminali e gli attori armati non statali potrebbero sfruttare le carenze attraverso mercati neri, traffici e cattura delle risorse, erodendo ulteriormente la governance nelle nazioni vulnerabili.
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Rischio pandemico: Man mano che gli ecosistemi si degradano e le specie vengono a stretto contatto con gli esseri umani, aumenta la probabilità di trasmissione di malattie zoonotiche. Combinato con una mobilità più alta e un sistema sanitario più debole nelle aree in crisi, ciò accresce la probabilità di focolai con conseguenze globali.
Ecosistemi Critici e Vulnerabilità del Regno Unito
Il rapporto concentra l’attenzione su ciò che definisce “ecosistemi critici”, la cui caduta avrebbe effetti globali sproporzionati. Sei regioni vengono evidenziate per la loro grandezza, la rapidità di un potenziale collasso e l’importanza per i sistemi climatici, alimentari e idrici: l’Amazzonia, il Bacino del Congo, le foreste boreali in Russia e Canada, l’Himalaya e le barriere coralline e le mangrovie del Sudest asiatico. Un degrado severo in una di queste aree potrebbe alterare i modelli climatici globali, ridurre la terra arabile, interrompere le risorse ittiche e rilasciare grandi quantità di carbonio, aumentando ulteriormente i rischi climatici.
L’analisi è cauto nel distinguere la fiducia nella direzione dei cambiamenti da quella nel loro ritmo. Sebbene ci sia grande confidenza nel fatto che gli ecosistemi critici stiano degradando, c’è meno certezza su quando questi oltrepasseranno soglie irreversibili. Alcuni sistemi, come le barriere coralline, potrebbero cominciare a collassare entro il prossimo decennio, mentre altri, comprese le grandi foreste pluviali, potrebbero affrontare rischi più avanti nel secolo, a seconda dell’uso del territorio, delle traiettorie climatiche e delle scelte politiche.
Per il Regno Unito, la sicurezza alimentare si presenta come una vulnerabilità centrale. Il rapporto è chiaro: basandosi sulle diete e sui sistemi di produzione attuali, il Regno Unito non può nutrire la propria popolazione senza importazioni. Il raggiungimento della piena autosufficienza richiederebbe cambiamenti sostanziali nei consumi, nell’uso del territorio e nella politica dei prezzi, insieme a investimenti significativi nella resilienza agricola. Il collasso degli ecosistemi all’estero non rimarrebbe un problema esterno; influenzerebbe direttamente l’inflazione domestica, le restrizioni dietetiche e la pressione politica.
Il documento non sostiene che l’innovazione tecnologica possa risolvere questi rischi in modo isolato. Anche se le tecnologie emergenti in agricoltura e produzione alimentare possono offrire un aiuto, richiedono tempo, capitale e sistemi stabili in cui potenziare. La protezione e il ripristino degli ecosistemi sono presentati come l’opzione più affidabile ed economica, soprattutto considerando l’incertezza che circonda i futuri punti critici.
Il rapporto sorprende non tanto per il suo allarmismo, ma per il suo tono. Evita un linguaggio apocalittico, sottolineando incertezze, limiti della conoscenza e la necessità di un giudizio probabilistico. L’implicazione è chiara: la perdita di biodiversità è passata dai margini delle politiche ambientali al cuore della pianificazione della sicurezza nazionale.
Per ulteriori dettagli, si possono consultare fonti ufficiali come il rapporti del Governo del Regno Unito e le valutazioni ambientali delle agenzie come il Natural England.
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