Xokleng del Brasile: salvare un albero sacro per preservare la loro cultura ancestrale.

L’Iniziativa del Zág Institute: Un Ritorno alla Tradizione

Il Zág Institute, un’iniziativa dei popoli indigeni Laklãnõ/Xokleng, sta lavorando attivamente per ripristinare il pino brasiliano nel loro territorio tradizionale, situato nello stato di Santa Catarina. Questo albero, sacro per le popolazioni indigene, è una specie gravemente minacciata. La sua reintroduzione è considerata un mezzo per rafforzare l’identità culturale della comunità. Fino ad oggi, sono stati piantati quasi 100.000 giovani piante su 1.000 ettari di terreno, contribuendo così al ripristino delle fonti d’acqua e delle terre degradate. Il progetto di riforestazione coinvolge tutta la comunità, che partecipa attivamente alla piantagione delle piantine, impegnandosi in sforzi collettivi durante l’anno e donando gli alberi alle famiglie indigene.

La Sacralità del Pino Brasiliano

La parola “Zág”, pronunciata “zã”, significa pino brasiliano nella lingua Xokleng. Quest’albero, scientificamente noto come Araucaria angustifolia, è tipico della Foresta Atlantica che si estende lungo la costa sud e sud-est del Brasile, evolvendosi per circa 200 milioni di anni. Ogni albero femmina produce decine di coni, ciascuno contenente centinaia di semi.

In Brasile, il seme del pino brasiliano è conosciuto come “pinhão” ed è un nutrimento per almeno 22 specie animali e per gli esseri umani, che lo sfruttano sia per la propria alimentazione che come fonte di reddito. Tuttavia, per alcuni popoli indigeni, il seme rappresenta qualcosa di più profondo: è parte della loro cultura, storia e miti di origine. Per il popolo Xokleng, conosciuti anche come Laklãnõ, i nomi delle persone nei loro villaggi spesso si ispirano all’albero.


La Lotta per la Conservazione

Carl Gakran, direttore esecutivo del Zág Institute, rivela: “I pini brasiliani sono sacri per noi. Non puoi raccontare la storia del nostro popolo senza parlarne.” La loro mitologia racconta che l’animale protettore è stato creato a partire da quest’albero, rendendolo parte della narrativa fondante.

Nel 2016, dopo aver appreso che il pino brasiliano era malato a causa della deforestazione, dell’espansione urbana e del disboscamento, Carl decise di intraprendere un’azione. I boschi di pino brasiliano coprono oggi meno del 3% del loro originale territorio, il che ha spinto i Laklãnõ a voler invertire questa tendenza.

“Così come il nostro pino è minacciato, anche il mio popolo lo è, e di conseguenza, la nostra lingua e la nostra cultura sono in pericolo”, afferma Carl, che si identifica come Laklãnõ.

Un Involgimento Comunitario

Attualmente, il territorio occupato dai Xokleng ammonta a 37.000 ettari nel Territorio Indigeno Ibirama-La Klãnõ, che si estende tra i comuni di José Boiteux, Doutor Pedrinho, Vitor Meireles e Itaiópolis. Qui vivono circa 2.000 persone suddivise in 10 villaggi, rappresentando i popoli Laklãnõ/Xokleng, Guarani e Kaingang.

La situazione è complessa. Quando Carl scoprì che il pino sacro era elencato come a rischio critico sulla lista Rossa dell’IUCN, avvertì la necessità di un intervento. Da un obiettivo iniziale personale di piantare dieci alberi, il progetto ha guadagnato slancio. Grazie all’aiuto di amici, nel giro di un anno furono prodotte oltre 1.000 piantine. Seguendo i consigli del padre, è stata registrata l’iniziativa, che l’anno successivo ha dato vita al Zág Institute.

A oggi, sono state prodotte oltre 140.000 piantine, con tassi di sopravvivenza tra il 70 e l’80%. Carl e Isabel, la vice presidente e direttrice ambientale dell’istituto, hanno coinvolto le scuole e le associazioni comunitarie per ampliare il coinvolgimento.


Sostenibilità e Innovazione

Il Zág Institute è finanziato attraverso sovvenzioni, premi e donazioni. Carl afferma: “Il nostro prossimo passo è migliorare il monitoraggio utilizzando tecnologie avanzate per la raccolta di dati”. Stanno cercando fondi per droni, computer e software di intelligenza artificiale per migliorare gli sforzi di conservazione.

Oltre alla piantumazione di pino brasiliano, l’istituto si occupa anche dell’estirpazione di specie esotiche e della produzione di piantine di altre specie autoctone nel lungo termine. L’idea è di espandere la produzione di piantine a diverse specie della Foresta Atlantica e di intraprendere altre attività come l’etnoturismo.

Riprogrammare la Resistenza

La riforestazione con il pino brasiliano è una risposta alla storica violenza subita dai Laklãnõ/Xokleng. Secondo la studiosa Georgia Fontoura, il progetto non solo cura il paesaggio, ma contribuisce anche alla recupero delle fonti d’acqua e alla protezione del suolo. La piantagione rappresenta un modo per ristabilire legami fratturati e rinvigorire la cultura indigena.

“Vedere i pini crescere è non solo un successo ambientale”, conclude Carl, “ma è essenziale per l’identità del nostro popolo”.

Fonti:

  • IUCN Red List
  • Zág Institute official website

(adapted for Google Discover and optimized)

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Luigi Salemi: