Vittoria storica per i villaggi thailandesi, ma l’appello della miniera ritarda la giustizia.

Sentenza storica contro la miniera d’oro di Chatree

Il mese scorso, il Tribunale Civile di Bangkok ha emesso una sentenza storica, ritenendo responsabile l’operatore della miniera d’oro di Chatree per danni ambientali e sanitari. La corte ha ordinato un risarcimento per quasi 400 abitanti del villaggio, che hanno subito gravi conseguenze a causa dell’attività mineraria. Tuttavia, la società Akara Resources Plc, responsabile della miniera, ha già annunciato un appello, il che potrebbe ritardare i pagamenti e prolungare una battaglia legale che dura da oltre un decennio, come riportato dalla collaboratrice Kannikar Petchkaew per Mongabay.

Il caso contro Akara Resources è la prima causa legale collettiva per questioni ambientali in Thailandia, resa possibile da una modifica legislativa nel 2015. Questo procedimento giuridico è stato avviato nel 2016 da residenti delle province di Phichit e Phetchabun, dove si trova la miniera, la più grande del paese. I residenti hanno denunciato un aumento nei livelli di metalli pesanti, come manganese e cianuro, nel sangue, insieme a problemi di salute cronici, tra cui malattie della pelle, associabili direttamente alle operazioni minerarie.


Danni alle comunità locali e risarcimenti

La corte ha riconosciuto che per oltre dieci anni gli abitanti hanno dovuto affrontare gravi problemi di salute legati all’inquinamento. In particolare, ha affermato che Akara Resources non è riuscita a dimostrare che la contaminazione fosse estranea alle operazioni minerarie e ha stabilito la sua responsabilità per i danni ambientali e sanitari causati. La sentenza prevede un risarcimento diretto che varia da 2.300 a 7.200 dollari a persona, oltre a piccole spese mediche. Inoltre, è stato imposto all’azienda di chiudere un impianto che stava perdendo fanghi minerari e di coprire integralmente i costi di riabilitazione ambientale.

Entrambe le entità, Akara Resources e la sua holding australiana Kingsgate Consolidated, hanno intentato appello contro la sentenza, sostenendo che le evidenze presentate non fossero conclusive. Questo ricorso congela di fatto qualsiasi compenso per il futuro prossimo. Le organizzazioni di advocacy, come la Fondazione Manushya, affermano che le somme stabilite dal tribunale non sono sufficienti a coprire 25 anni di sofferenze per gli abitanti del villaggio.

Emilie Palamy Pradichit, fondatrice e direttrice esecutiva della Fondazione Manushya con sede a Bangkok, ha dichiarato che l’importo proposto in aula era già stato ridotto della metà rispetto a quanto richiesto dai residenti. Un abitante del villaggio ha anche fatto notare che anche un risarcimento di un milione di baht (circa 30.000 dollari) non terrebbe conto di due decenni e mezzo di vita con l’inquinamento.


Le operazioni della miniera erano state precedentemente sospese, ma sono riprese nel 2023. Durante una visita al villaggio di Ban Khao Mo, nella provincia di Phichit, dopo la recente sentenza, Mongabay ha constatato che l’estrazione dell’oro era ripresa a pieno ritmo. Questa lotta legale di dieci anni ha avuto conseguenze devastanti per i richiedenti, come Log Paobua, che si è tolto la vita nel 2023 dopo di essere stato “esaurito fino al midollo” dalla lunga disputa legale. Un altro residente, Manit Lampason, che aveva registrato livelli tossici di cianuro nel sangue, è morto nel marzo 2025, esattamente un anno prima della sentenza finale.

Questa storia mette in luce non solo le problematiche ambientali e sanitarie legate all’industria mineraria in Thailandia, ma anche l’importanza delle battaglie legali per la tutela dei diritti delle comunità locali. Per ulteriori informazioni, puoi leggere l’articolo completo di Kannikar Petchkaew su Mongabay.

Fonte: [Mongabay](https://www.mongabay.com)

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Luigi Salemi: