Villaggi sudafricani si oppongono alla miniera di sabbia: cambia la forma del territorio.

Le comunità del Capo Orientale contro la miniera di minerali pesanti

Le comunità nel Capo Orientale del Sudafrica stanno combattendo contro un progetto di minerale pesante proposto da una società sudafricana. Questa miniera dovrebbe operare giorno e notte per 30 anni su terreni comunali, ma la popolazione locale sostiene che la terra non è inusata. Questa area è fondamentale per il sostentamento di oltre 1.000 bovini, la raccolta di medicine tradizionali, il turismo e l’accesso alla costa per la pesca. Se il progetto andrà avanti, sostengono i residenti, potrebbe compromettere le loro fonti di sostentamento, le tombe ancestrali, la biodiversità e le risorse idriche.

La proposta di miniera, il Tyolomnqa Heavy Mineral Sands Project, mira a estrarre minerali come zirconio, rutilo, ilmenite e leucoxene, utilizzati in diversi prodotti, dalle piastrelle ceramiche ai pigmenti per vernici e materiali per l’industria aeronautica. Anche se la richiesta iniziale dell’azienda di esplorare l’area è stata rifiutata dal governo per motivi procedurali, le comunicazioni di una consulenza assunta dalla Vendicom Minerals Beneficiation Group dimostrano un continuo interesse da parte dell’azienda.


Un ecosistema minacciato dalla miniera

Le comunità rurali isiXhosa da generazioni dipendono da questi ecosistemi connessi per la pesca, l’agricoltura e la raccolta di risorse naturali. Le tre fiumi, il cui nome deriva da parole indigene, sono un’importante fonte di vita e benessere per il popolo locale. Inoltre, sono stati identificati potenziali danni ambientali, tra cui l’inquinamento dell’acqua e la perdita di vegetazione indigena in un’area di biodiversità critica, come riportato in un documento di background rimosso dall’azienda.

Situata a meno di un chilometro dalla Riserva Naturale Tyolomnqa e accanto all’Estuario Tyolomnqa, che è un’area marittima protetta, la miniera proposta potrebbe avere impatti devastanti su questo ecosistema già vulnerabile. A causa della posizione del progetto, i leader comunitari temono che le attività estrattive possano alterare i flussi d’acqua e distruggere habitat fondamentali per la fauna e la flora locali.

La pesca, che rappresenta una parte essenziale dell’economia locale (con circa 40 tonnellate di pesce catturate annualmente), potrebbe essere messa a rischio da questa miniera, minacciando non solo le fonti di sostentamento, ma anche la cultura e le tradizioni della popolazione. Gli attivisti sostengono che la miniera non porterà posti di lavoro sostenibili, bensì danneggerà le comunità e il loro accesso alle risorse.


Le divergenze tra l’azienda mineraria e le comunità locali sono state accentuate da eventi recenti. Le famiglie si sono unite in un’azione collettiva contro il progetto, creando una coalizione di comitati locali e cooperative di pesca per opporsi all’avanzata della miniera. I residenti ritengono che le comunicazioni della Vendicom abbiano deliberatamente minimizzato l’importanza delle terre comunali e la loro piena utilizzazione.

Boneka Mema, membro del comitato del villaggio di Phozi, ha dichiarato: “Puoi vedere che utilizziamo ogni parte di questa terra in modo ben organizzato e sostenibile. Non c’è nemmeno un pezzo che non stiamo utilizzando.” Gli abitanti stanno già gestendo una piccola attività di estrazione di sabbia che non solo serve a costruire, ma contribuisce anche a migliorare le infrastrutture locali come un campo da rugby.

Le donne del villaggio, dedicate alla raccolta di piante medicinali e di altre risorse, testimoniano il legame profondo tra la comunità e la terra. I residenti più anziani trasmettono il sapere tradizionale riguardo all’uso delle piante, che è essenziale per la salute e il benessere della comunità.


La popolazione è profondamente legata all’accesso alla spiaggia e alle risorse marine. Non solo praticano il nuoto e il picnic, ma si dedicano anche alla raccolta di alghe e gamberi, che costituiscono un’importante fonte di sostentamento. La miniera, secondo i residenti, rappresenta un’ulteriore minaccia al loro modo di vivere, accumulando rischi di malattie e di alterazione dell’ecosistema marino.

Il signor Ayanda Yekani, presidente della Cooperativa di Pesca Siyaphambili, ha sottolineato la necessità di proteggere il territorio, mentre Bulelwa Paliso, un altro membro della cooperativa, ha affermato: “Amavenda minerari rovinerebbe tutto. Posso dire con certezza che i bambini qui non avranno nulla da mangiare se la miniera andrà avanti.” La paura di una zona di sacrificio per i minerali pesanti è palpabile tra le comunità.

In questo contesto di ansia e opposizione, una petizione è stata lanciata per chiedere la sospensione del progetto. La lotta della comunità ha trovato sostegno anche in istituti accademici che sottolineano l’importanza della salvaguardia delle terre e delle risorse, mettendo in discussione l’idea che le estrazioni minerarie possano portare prosperità per chi vive nei territori interessati.

fonte ufficiali:

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Luigi Salemi: