Viaggiare con cane o gatto, documenti, microchip e vaccini: cosa serve davvero
Non tutti i viaggi sono uguali. Per alcune destinazioni è previsto un ulteriore trattamento antiparassitario contro Echinococcus multilocularis, ma riguarda i cani e non i gatti. Il trattamento deve essere effettuato da un veterinario in una finestra temporale precisa, tra 24 e 120 ore prima dell’ingresso nei Paesi interessati. Tra questi rientrano Finlandia, Irlanda, Malta, Irlanda del Nord e Norvegia. L’avvenuto trattamento deve essere certificato nel passaporto.
Ancora più complessa è la situazione quando si viaggia verso l’Unione europea provenendo da un Paese extra-Ue. In questi casi possono essere necessari un certificato sanitario, controlli presso un punto di ingresso autorizzato e, a seconda del Paese di provenienza, anche il test sierologico per verificare gli anticorpi contro la rabbia.
Anche il trasporto deve essere organizzato in modo adeguato al mezzo utilizzato. Aereo, nave, treno e autobus possono avere regole proprie sulle dimensioni del trasportino, sulla presenza dell’animale in cabina o sul trasporto nella stiva. Queste condizioni vanno quindi controllate direttamente con la compagnia prima della partenza.
Un errore frequente è pensare che basti avere il microchip. Il microchip identifica l’animale, ma da solo non sostituisce il passaporto né gli altri requisiti sanitari richiesti per attraversare le frontiere.
La regola più semplice, quindi, è organizzarsi con qualche settimana di anticipo e rivolgersi al veterinario prima della partenza. Controllare microchip, passaporto, vaccinazione antirabbica e requisiti del Paese di destinazione può evitare problemi alla frontiera e, soprattutto, permette di affrontare il viaggio senza mettere a rischio la salute dell’animale.
