Un milione di uccelli esportati dall’Africa all’Asia: i canarini in cima alla lista.

Il commercio di uccelli selvatici in Asia: un allerta globale

Recentemente, uno studio ha rivelato che Hong Kong e Singapore, due importanti hub asiatici per il commercio di fauna selvatica, hanno importato quasi un milione di uccelli selvatici vivi dall’Africa tra il 2006 e il 2020. Tra le specie più richieste figurano i canarini, alcuni dei quali sono in declino negli habitat naturali. Più di due terzi di questi uccelli provengono da nazioni africane con regole di esportazione deboli come Mali, Guinea, Tanzania e Mozambico. Questa significativa attività commerciale danneggia le popolazioni locali e presenta il rischio di diffusione di malattie pericolose e specie invasive.

Il richiamo degli uccelli esotici

A livello globale, gli esseri umani acquistano e cacciano circa metà delle 11.000 specie di uccelli esistenti. In Asia, Europa, e nelle Americhe, i canarini e i pappagalli sono tra i più desiderati come animali domestici. Collezionisti e appassionati pagano somme elevate per specie rare e per uccelli melodiosi, partecipando anche a competizioni canore ad alto rischio. Il mercato avvolge anche pratiche culturali, come quelle in Africa Occidentale dove si usano parti di avvoltoi, o richieste per uccelli da decorazione domestica in Nord America. Questo vasto commercio minaccia oltre 200 specie di uccelli con rischio estinzione.

Le conseguenze del traffico globale di uccelli

La movimentazione di uccelli in tutto il mondo non solo impoverisce le popolazioni naturali, ma è anche un veicolo per la diffusione di malattie mortali, come l’influenza aviaria, e la circolazione di specie non native, che possono soppiantare le specie locali. Rowan Martin, direttore del World Parrot Trust, ha evidenziato la mancanza di sensibilizzazione riguardo a questa problematica e l’impatto che può avere sulle popolazioni selvatiche.

Per analizzare l’entità del commercio di uccelli vivi, Martin e il suo team hanno utilizzato record delle importazioni dal database Comtrade delle Nazioni Unite, esaminando i dati tra il 2006 e il 2020. I risultati, pubblicati nella rivista Conservation Biology, mostrano come oltre 1 milione di uccelli siano stati importati nei due hub asiatici, con Singapore che assorbe quasi tre quarti di questo traffico.


Uccelli in declino e legislazione debole

I canarini, in particolare le specie Canario giallo-fronte (C. mozambica) e il canarino dai risoconto bianco (C. leucopygia), hanno dominato le importazioni curate in Hong Kong, con un’84% degli arrivi registrati tra il 2015 e il 2020. Anche se queste specie non sono attualmente a rischio di estinzione, quattro delle più ricercate mostrano una diminuzione delle popolazioni nel loro habitat naturale.

Il commercio di fauna selvatica è dinamico; le specie in vendita, le rotte commerciali e i principali hub cambiano costantemente in risposta alla domanda. Circa il 14% di tutte le specie di uccelli è regolato dal CITES, un trattato internazionale che controlla il commercio commerciale di fauna e flora, ma la maggior parte degli uccelli sul mercato non è tutelata.

I dati di Comtrade, sebbene incompleti e a volte inconsistenti, evidenziano la vasta portata di questo traffico, richiamando l’attenzione su una questione che necessità di una regolamentazione più rigorosa sia per i paesi esportatori che per quelli importatori.

Strategia e prevenzione: sfide e opportunità

Circa il 65% degli uccelli importati è prelevato direttamente dalla fauna selvatica. Molti provengono da Mali, Guinea e Mozambico, nazioni dove la regolazione delle esportazioni è spesso debole. I dati dimostrano che la domanda crescente di animali esotici, alimentata dall’aumento della classe media in Asia e dalla facile accessibilità tramite social media, sta incrementando l’importazione di uccelli selvatici.

I rischi sono evidenti: milioni di uccelli stipati in spazi ridotti e trasportati in condizioni insalubri sono portatori di malattie letali che possono diffondersi agli uccelli selvatici e persino agli esseri umani. Le condizioni nei mercati avicoli, spesso saturi di virus, creano un ambiente perfetto per la trasmissione di patogeni.

Martin suggerisce che i paesi esportatori rivalutino le loro politiche commerciali. Si dovrebbero stabilire misure di quarantena più severe e limitare il numero di uccelli importati, garantendo che quelli accolti nel territorio nazionale siano stati acquisiti legalmente. Le iniziative di registrazione e documentazione di tutti gli animali selvatici in cattività potrebbero rappresentare un passo verso una gestione più responsabile.

Verso un commercio sostenibile

Sebbene alcuni paesi stiano adottando liste “positive” di specie che possono essere tenute come animali domestici, è fondamentale che tali politiche siano supportate da un monitoraggio rigoroso. C’è un grande potenziale affinché il commercio di uccelli possa contribuire alla conservazione, piuttosto che portare a una maggiore sofferenza per le specie popolari.

Nel contesto degli uccelli esotici, c’è una necessità urgente di iniziative che garantiscano un equilibrio tra la soddisfazione della domanda di animali domestici e la salvaguardia della biodiversità che è vitale per la salute del nostro pianeta. La gestione sostenibile del commercio di uccelli non solo protegge le popolazioni naturali, ma favorisce un’interazione più rispettosa tra esseri umani e fauna selvatica.


Fonti ufficiali:

  1. World Parrot Trust
  2. Comtrade delle Nazioni Unite
  3. Conservation Biology Journal
  4. CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione)

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Luigi Salemi: