Tornado e Resilienza: La Storia dei Bunun in Taiwan
Dopo il tifone Morakot del 2009, oltre un centinaio di persone appartenenti alla comunità indigena Bunun è stato costretto a trasferirsi in aree montane di bassa altitudine, poiché il tifone ha distrutto l’unica strada che collegava Tengjhih, il loro insediamento situato nelle montagne del sud di Taiwan. Questo evento natural ha sradicato le famiglie, che ora desiderano ardentemente tornare alle loro terre ancestrali. I Bunun credono che il legame con i propri antenati sia fondamentale per la loro identità. Quest’anno, come ogni anno, i cambiamenti climatici stanno però rendendo le piogge più devastanti, comprometendo ulteriormente gli sforzi per riaprire la strada verso Tengjhih.
Il programma di reinsediamento attuato dal governo ha sollevato forti critiche da parte delle comunità indigene. Sebbene le famiglie ricevano la proprietà degli appartamenti assegnati, non possiedono il terreno su cui sorgono. Questo significa che non possono vendere, ampliare o ricostruire le proprie abitazioni.
Tengjhih: Un Villaggio di Ricordi
Situato su un pendio montano, Tengjhih una volta era un importante insediamento per il popolo Bunun. Oggi, però, rimangono solo ricordi di quello che era. L’erba selvatica cresce tra le case abbandonate e i cani randagi hanno preso possesso delle strade vuote. Gli oggetti dei bambini abbandonati, come giocattoli e sedie, raccontano di una fuga affrettata.
Dahu Ismahasan, leader della comunità, è visibilmente commosso mentre osserva ciò che resta del suo villaggio. Rivela che quando erano bambini, giocavano felici lì. Tuttavia, ora il villaggio è distrutto. Dahu e molti altri abitanti hanno dovuto lasciare Tengjhih a seguito della devastazione provocata dal tifone Morakot, che ha ucciso 755 persone in tutta Taiwan. Questo evento ha portato inondazioni e frane, colpendo principalmente i territori montani delle comunità indigene.
Nel 2009, Tengjhih è stato dichiarato “zona ad alto rischio,” spingendo le autorità a reinsediare definitivamente i 150 residenti in zone di bassa altitudine, come Kaohsiung e il distretto di Liouguei. Questo spostamento ha avuto un impatto non solo sui Bunun, ma anche su altre comunità indigene, tra cui i Tsou, i Paiwan e i Rukai.
Risveglio della cultura indigena
Dahu, oggi 60enne, vive a Liouguei ma continua a fare occasionali viaggi verso la sua casa ancestrale. Ogni volta che si reca a Tengjhih, affronta un viaggio rischioso. La strada alternativa è stretta e senza barriere di sicurezza. Durante il viaggio di ritorno, si ferma nel vicino villaggio di Erjituan per far visita a sua madre, Clrenge Ismahasan, 85 anni. In una classe scolastica, Clrenge e altre due anziane donne della comunità si dedicano a disegnare mentre ascoltano canzoni tradizionali indigene.
La madre di Dahu ricorda vividamente il giorno in cui il tifone colpì: era un giorno di pioggia intensa, e tutto era allagato. Gli anziani della comunità si ricordano con nostalgia delle coltivazioni di mais e miglio, e dei padri che partivano per la caccia e tornavano dopo giorni. Quando viene chiesto loro cosa sentono di più la mancanza dell’antica dimora, le donne abbassano lo sguardo, incapaci di rispondere a causa del dolore.
Per la comunità Bunun, il legame con gli antenati è cruciale per la propria identità. Dahu e gli altri membri continuano a scrivere al governo locale, sperando di tornare a casa. La loro lotta è per preservare le pratiche culturali e le conoscenze tradizionali, che vanno dalle tecniche di caccia e raccolta a pratiche educative.
La lotta quotidiana
Resistendo nella loro casa colpita dal tifone, Saminat Maliklan è una delle poche residenti che rifiutano di trasferirsi. Mentre prepara il tè con foglie raccolte nel suo giardino, guarda la nipotina di undici anni proveniente da Kaohsiung. Saminat, una guida culturale Bunun, ha deciso di trasmettere la sua cultura insegnando canzoni tradizionali e la lingua ai bambini della comunità. Crede nella necessità di passare i valori e le pratiche quotidiane alle nuove generazioni.
Tradizionalmente, i giovani Bunun lasciavano le montagne per studiare e poi tornavano per formare famiglie. Oggi questa opportunità non esiste più; con la scomparsa del villaggio e delle opportunità lavorative, i legami con gli anziani sono via via più fragili. Le cerimonie e i rituali si stanno estinguendo, e l’economia si basa principalmente sul turismo e sull’agricoltura.
La situazione economica è diventata insostenibile per molti, in particolare per chi, come Bi’ Ismahasan, gestisce una piccola attività per i turisti. Gli eventi estremi, colpiti dai cambiamenti climatici, l’hanno costretta a cercare sussidi governativi per sopravvivere.
La necessità di ascoltare le voci indigene
Nel 2005, quattro anni prima di Morakot, Taiwan ha approvato la Legge di Base sui Popoli Indigeni, la quale stabilisce il principio del consenso libero, informato e preventivo (FPIC) per le comunità indigene. Questo implica che il governo deve consultare le tribù prima di svolgere progetti di sviluppo. Grave è stata quindi la mancanza di consultazione nelle scelte effettuate riguardo il reinsediamento dei Bunun.
Il rispetto dei diritti delle comunità indigene è essenziale. Un rapporto pubblicato dalla Control Yuan di Taiwan nel 2022 ha raccomandato per l’inclusione delle prospettive indigene nella valutazione dei siti a rischio di disastri naturali, ma Tengjhih non è stato incluso.
Il governo ha bloccato la possibilità per i Bunun di tornare a risiedere nel loro villaggio. Soprattutto, però, la negazione dell’accesso alla proprià terra li ha allontanati non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. La lotta per il riconoscimento delle proprie radici rimane forte. Dahu continua a sperare: “La strada sarà migliore, e le vite delle persone qui miglioreranno.”
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