Riconosciuta la Class Action contro BP per Contaminazione Ambientale in Kenya
Il Tribunale per l’Ambiente e la Terra di Isiolo ha deciso che la class action contro il colosso petrolifero britannico BP proseguirà verso un’udienza completa. Questa causa legale accusa BP di aver lasciato rifiuti tossici durante le esplorazioni petrolifere degli anni ’80, che avrebbero contaminato le acque sotterranee nel nord del Kenya, causando la morte di oltre 500 persone e migliaia di animali. L’udienza è programmata per il 6 maggio.
Il ricorso è stato presentato a febbraio da 299 petizionari presso il Tribunale per l’Ambiente e la Terra di Isiolo e coinvolge i residenti di Kargi e Kalacha, due insediamenti remoti nella contea di Marsabit. Si sostiene che le attività di esplorazione petrolifera condotte tra il 1985 e il 1993 dalla Amoco Corporation, acquisita da BP nel 1998, abbiano scaricato in modo improprio contaminanti tossici nell’ambiente, avvelenando le acque sotterranee di cui si servono le comunità locali per il consumo e l’allevamento degli animali.
Dettagli sulla Contaminazione e gli Attori Coinvolti
I documenti del tribunale affermano che i rifiuti di perforazione contenenti isotopi di radium, arsenico, piombo e nitrati sono stati gettati in fosse non rivestite o lasciati esposti al suolo. Il ricorso indica la British Petroleum PLC come primo convenuto, insieme a 11 altri soggetti, tra cui la National Oil Corporation of Kenya, i segretari di gabinetto per l’ambiente, l’acqua, la salute e le miniere, l’Autorità delle Risorse Idriche, il governo della contea di Marsabit e vari enti di ricerca e regolamento.
Un portavoce di BP ha comunicato a Mongabay via email di non avere commenti riguardo il caso. La sentenza di aprile da parte dell’Alta Corte non stabilisce una responsabilità, ma permette al caso di essere esaminato a fondo.
In effetti, i 299 petizionari nominati potrebbero rappresentare solo una parte delle persone colpite. La causa è sostenuta dalla Pastoralist Alliance for Resilience and Adaptation Across Nations (PARAAN), una rete di società civile composta da 37 organizzazioni provenienti da nove contee del Kenya e tre paesi dell’Africa orientale. Liban Golicha, coordinatore di PARAAN, ha dichiarato a Mongabay che l’organizzazione è intervenuta dopo che un membro della comunità ha portato all’attenzione evidenze a sostegno della causa.
“Questa è un’ingiustizia storica di lunga data che è accaduta molto tempo fa,” afferma Golicha. “Siamo intervenuti per supportarli, aiutandoli a ottenere il consenso della comunità, a facilitare il lavoro del team legale e a coordinare i vari attori coinvolti.”
Il caso di Kargi e Kalacha non è isolato. Sono emerse accuse simili di scarico di rifiuti tossici da parte delle aziende di esplorazione petrolifera in altre contee del nord del Kenya, tra cui Garissa, Wajir e Isiolo. PARAAN ha iniziato a ricevere richieste da queste aree per comprendere come procedere con azioni legali simili o per unirsi al processo. “Ci sono accuse che incidenti simili siano avvenuti in tutto il nord del Kenya,” aggiunge Golicha. “Se questa causa avrà successo, sarà un campanello d’allarme.”
Per ora, PARAAN sta trattando il caso di Kargi e Kalacha come un progetto pilota, con l’auspicio che questa azione legale possa ispirare altre comunità a far sentire la propria voce e a chiedere giustizia.
Il problema della contaminazione ambientale legata alle attività estrattive è complesso e radicato in esperienze storiche di sfruttamento. La lotta legale rappresenta non solo una richiesta di risarcimento, ma anche una battaglia per la tutela del diritto all’ambiente e alla salute. In questo clima di crescente consapevolezza ecologica, il caso di BP potrebbe diventare un punto di riferimento per future azioni legali in Africa e in altre parti del mondo.
Per ulteriori dettagli e aggiornamenti, consulta fonti ufficiali come l’Environmental Management Agency del Kenya e le comunicazioni dei gruppi di attivisti ambientali.
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