Tre condanne all’ergastolo per la strage di Altavilla Milicia
Secondo quanto ricostruito nel processo, tra l’8 e il 10 febbraio 2024 la famiglia Barreca fu sottoposta a giorni di violenze, torture e presunti riti di “purificazione dal demonio”. Al termine delle sevizie vennero uccisi Antonella Salamone e i due figli Kevin ed Emanuel.
Il corpo della donna fu successivamente smembrato e dato alle fiamme nel giardino della villetta di Piano Madonna, ad Altavilla Milicia. Gli investigatori riuscirono a identificare i suoi resti soltanto dopo complesse analisi, poiché sul posto furono rinvenute quasi esclusivamente ceneri.
La confessione e la scoperta dell’orrore
Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2024 fu lo stesso Giovanni Barreca a telefonare ai carabinieri confessando il triplice omicidio. “Venite, ho ucciso la mia famiglia”, disse all’operatore del 112 mentre vagava in auto nella zona di Casteldaccia.
Accompagnati dall’uomo nella villetta, i militari trovarono Kevin morto e legato con una catena, il piccolo Emanuel senza vita sotto una coperta e, poco dopo, i resti carbonizzati della madre nel giardino dell’abitazione.
Il ruolo della figlia Miriam
Nella vicenda è stata coinvolta anche Miriam Barreca, all’epoca dei fatti diciassettenne. In primo grado, davanti al Tribunale per i minorenni, era stata condannata a 12 anni e 8 mesi, ma la Corte d’Appello l’ha successivamente assolta con la formula “perché costretta a commettere il reato”.
La giovane aveva inizialmente raccontato agli investigatori di aver partecipato ai riti e alle violenze nella convinzione di dover liberare la propria famiglia dai demoni. I giudici di secondo grado hanno però ritenuto che avesse agito sotto una condizione di costrizione.
La coppia ritenuta la mente del massacro
Per la Procura di Termini Imerese, rappresentata dal procuratore Angelo Cavallo e dal pubblico ministero Manfredi Lanza, i principali artefici della strage sono stati Sabrina Fina e Massimo Carandente.
Secondo l’accusa, i due avrebbero progressivamente manipolato Giovanni e Miriam Barreca dopo averli conosciuti alla fine del 2023 in una chiesa evangelica frequentata dalla famiglia. Facendo leva sulle difficoltà economiche e familiari dei Barreca, avrebbero alimentato la convinzione che i problemi fossero provocati dalla presenza di entità demoniache nella casa. La situazione sarebbe precipitata quando Antonella Salamone tentò di allontanare la coppia, intuendone le reali intenzioni.
Le parole dell’accusa
Nel corso della requisitoria il pubblico ministero Manfredi Lanza ha definito quanto accaduto nella villetta di Altavilla Milicia una “vera e propria mattanza”, soffermandosi in particolare sulle torture inflitte al piccolo Emanuel.
Secondo l’accusa, la freddezza dimostrata dagli imputati durante le violenze rappresenta uno degli aspetti più sconvolgenti dell’intera vicenda. Un massacro maturato all’interno di una spirale di fanatismo religioso e convinzioni deliranti, che ha portato allo sterminio di un’intera famiglia.

