Trattato sui mari: paesi dell’Africa occidentale pianificano un’area protetta.
Il coordinamento da parte della High Seas Alliance, un partenariato di numerose ONG e dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ha messo in luce l’importanza di questa zona, che serve come sito di riproduzione e migrazione per specie come le tartarughe marine e i lamantini.
Tra le specie minacciate nella zona ci sono lo squali angelo (Squatina aculeata), la tartaruga carey (Eretmochelys imbricata) e la balena sei (Balaenoptera borealis). Tuttavia, il sito è continuamente esposto a minacce, dall’aumento delle temperature marine a causa del cambiamento climatico, fino all’inquinamento.
Le attività di esplorazione petrolifera e gassiera sono in aumento in Africa occidentale, con il rischio emergente rappresentato dall’estrazione mineraria in acque profonde. La regione già registra alcune delle più alte percentuali di pesca illegale, non registrata e non regolamentata (IUU) al mondo.
I dati suggeriscono che Mauritania, Senegal, Gambia, Guinea-Bissau, Guinea e Sierra Leone perdono miliardi di dollari all’anno a causa delle operazioni illecite delle flotte straniere nelle loro acque.
La creazione di una MPA ad Alto Mare pone interrogativi fondamentali sulla gestione delle attività in queste zone al di fuori delle ZEE: come saranno monitorate e applicate le normative?
Egbuwalo sottolinea che è cruciale avere strategie di compliance che includano un efficace monitoraggio delle attività umane. Ciò è visto come una condizione fondamentale per evitare che l’area protetta diventi una “riserva di carta”.
Rendere operativa l’area protetta è altrettanto importante quanto trovare i finanziamenti necessari. Gli esperti concordano che la soluzione non può essere solo compito dei paesi dell’Africa occidentale, ma deve coinvolgere un dialogo collaborativo tra diverse entità.
Ad aumentare la consapevolezza regionale, sarà fondamentale informare i governi sull’importanza vitale degli alti mari per le popolazioni costiere. Anche se la proposta per l’MPA è guidata dai paesi dell’ECOWAS, l’implementazione richiederà supporto internazionale, specialmente per il monitoraggio e l’applicazione delle normative.
Per rispondere alle disparità nei sistemi di monitoraggio e controllo tra gli Stati, sarà necessaria la promozione dell’accesso a risorse finanziarie e iniziative di capacity building. La strategia per la proposta di MPA include anche l’uso di dati satellitari, intelligenza artificiale, cloud computing e soluzioni di big data.
Con la consapevolezza dell’ampia diffusione delle attività IUU, la mancanza di dati adeguati nell’oceano oltre le ZEE ostacola una chiara comprensione della portata delle attività illecite.
In una dichiarazione di Greenpeace durante una recente campagna in Africa occidentale, è stato evidenziato che questa mancanza di dati aumenta l’urgenza di creare una zona marina protetta che allontani le navi da pesca industriale per consentire il recupero delle risorse ittiche.
La proposta per l’MPA nel mare aperto è solo una delle tre iniziative globali che stanno avanzando in questo ambito. In America Latina, il Cile sta lavorando per designare le catene montuose sottomarine Salas y Gómez e Nazca, mentre a nord del Madagascar, è in fase di sviluppo la proposta per la Saya de Malha, situata nell’area di gestione condivisa delle Seychelles e Mauritius.
Prima che un’area marina protetta in alto mare possa essere formalmente istituita ai sensi del trattato BBNJ, deve essere eletto un organismo scientifico e tecnico con l’autorità per valutare le proposte e fornire raccomandazioni. La commissione di coordinamento è pronta a presentare la proposta “alla prima occasione utile”.
I prossimi passi per la proposta di ECOWAS comprendono l’identificazione di esperti scientifici regionali, istituzioni e portatori di interesse, oltre a un’analisi delle lacune in termini di capacità e allo sviluppo di un piano di lavoro. Entro dicembre è previsto un progetto di proposta.
fonti: ECOWAS, Greenpeace, Mongabay.
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it
