Tiger trafficking in Southeast Asia: la debolezza della giustizia mette a rischio le tigri.

Crimine contro i tigri in Sud-est asiatico

Secondo un recente rapporto, la persecuzione dei crimini legati ai tigri – come il traffico e la vendita di pelli, ossa e altri organi – è insufficiente nel Sud-est asiatico. Le statistiche rivelano che meno della metà delle persone arrestate per tali crimini ha subito sanzioni. Dei 259 casi esaminati in paesi come Indonesia, Vietnam, Thailandia, Malesia, Cambogia, Myanmar e Laos, solo 110 hanno portato a multe o pene detentive. Le conseguenze legali variano significativamente da un paese all’altro, creando un contesto dove il bracconaggio di tigri prospera senza timore di punizione. Gli autori del rapporto propongono azioni concrete per rafforzare l’applicazione delle leggi: migliorare il coordinamento a livello nazionale e internazionale, fornire una formazione adeguata agli agenti di polizia e condurre indagini più efficaci basate su informazioni approfondite.

Nonostante il bracconaggio di tigri porti a gravi conseguenze per la popolazione felina, gli esperti avvertono che c’è poco deterrente contro un’industria illegale estremamente redditizia. Il commercio clandestino di pelli, ossa e denti di tigre è un affare lucrativo, con una gran parte delle vendite che viene canalizzata verso la Cina, il principale consumatore.

Il rapporto è stato redatto dalla GuArdean Centre for Conservation Research, dal watchdog del commercio della fauna selvatica TRAFFIC e dal WWF Internazionale. La ricerca ha esaminato documenti pubblici relativi a 259 sequestri di tigri tra il 2019 e il 2024, coprendo sette dei dieci paesi in cui esistono ancora tigri selvatiche. Heather Sohl, esperta di commercio di tigri del WWF e coautrice dello studio, sottolinea che questi casi costituiscono solo una parte del problema, limitandosi a quelli intercettati e segnalati. Un crimine così diffuso potrebbe avere un impatto devastante sulle popolazioni di tigri selvatiche.

Misure per combattere il bracconaggio

I risultati dello studio spingono gli autori a invocare un insieme di misure per migliorare le sanzioni e combattere le organizzazioni criminali internazionali che orchestrano il traffico di tigri e altri crimini legati alla fauna selvatica nella regione. Nonostante il livello di protezione globale fornito dalla CITES, il trattato che regola il commercio internazionale di specie in via di estinzione, le risposte della giustizia penale alla caccia e al traffico di tigri mostrano grandi variazioni. Solo il 42% dei casi analizzati ha portato a pene detentive o multe, mentre per alcuni il risultato rimane incerto.

Le statistiche rivelano che il peso della giustizia si concentra principalmente su bracconieri e mediatori di basso e medio livello, mentre i vertici della rete rimangono spesso indisturbati. Gli esperti notano che il commercio di parti di tigre è estremamente lucrativo e le scarse misure di enforcement rendono questa attività una scommessa ad alto rischio con scarsi deterrenti.

L’uso di parti di tigre nella medicina tradizionale cinese è una pratica storica, ma il panorama dei consumatori è cambiato negli ultimi anni. Oggi, le pelli di tigre sono diventate articoli di lusso per la casa, mentre ossa e carne sono serviti per ostentare ricchezze e potere, o per stringere accordi commerciali. Perfino i denti di tigre vengono trasformati in gioielli pregiati. Questo cambiamento di domanda ha ridotto il consumo di parti di tigre a mere stravaganze esotiche anziché a rimedi medicinali.

Il bracconaggio continua a minacciare gravemente le tigri e i tassi di condanna indicano che i sequestri e gli arresti non sono sufficienti. È necessaria un’indagine approfondita e un rafforzamento delle prove per costruire casi solidi che possano portare a condanne effettive. Chas Barnes, esperto di conservazione presso la nonprofit Panthera, sottolinea che è importante considerare cosa accade dopo i sequestri. Una scarsa applicazione della legge mina altre iniziative di conservazione.

Dai dati raccolti tra il 2019 e il 2024, Vietnam e Indonesia hanno registrato il maggior numero di sequestri e arresti, con 102 condanne che portavano a pene o detenzioni. Malgrado ciò, questi alti numeri non riflettono necessariamente l’entità del bracconaggio nella regione; potrebbero essere influenzati dalla disponibilità di dati solo in questi due paesi. In generale, la carenza di trasparenza negli altri stati rende complicato ottenere un quadro chiaro della situazione.

Il rapporto consiglia di migliorare l’accesso ai registri giudiziari pubblici e di educare giudici e pubblici ministeri sulle leggi riguardanti i crimini faunistici. È essenziale un coordinamento tra forze dell’ordine e procuratori e l’uso di prove forensi e testimonianze di membri della comunità per combattere efficacemente questi crimini.

Fonti ufficiali come CITES e rapporti di organizzazioni di conservazione evidenziano l’urgenza di affrontare il problema della criminalità legata alla fauna selvatica in modo globale, attraverso l’implementazione e l’applicazione rigorosa delle leggi sul commercio della fauna. La vera sfida consiste nel rendere queste leggi efficaci, non solo parole su carta.

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Luigi Salemi: