La Tradizione della Pesca della Comunità Thonga in Sudafrica
La comunità Thonga sulla costa nord-orientale del Sudafrica custodisce un’antica tradizione di pesca, arricchita da un’ecocompatibile conoscenza ecologica sui pesci migratori. Questi pescatori, purtroppo, hanno accesso limitato alle loro terre ancestrali e ai laghi, essendo stati sfrattati quarant’anni fa quando la regione è stata dichiarata area protetta, successivamente diventata il Parco Umido di iSimangaliso.
Un’arte di pesca che si tramanda da generazioni
Tre generazioni di pescatori Thonga raccontano come stiano tentando di mantenere viva la loro cultura in un mondo in rapida evoluzione. L’autorità di gestione del parco sostiene di coinvolgere le comunità nei processi di partecipazione pubblica, promettendo allo stesso tempo che il turismo rappresenterà una spinta importante per lo sviluppo locale. In questo contesto, Fano Tembe, 28 anni, spiega ai turisti come si utilizza una lancia da pesca tradizionale. “Questa è la mano che mira,” dice, dimostrando attraverso un modello di trappola per pesci.
La pesca tradizionale nel cuore di Kosi Bay
Tembe lavora per un’operatore turistico locale e introduce i visitatori alla tradizione di pesca in stile Thonga, nel sistema delle quattro lagune di Kosi Bay, una zona remota a pochi chilometri dal confine con il Mozambico. Durante la sua dimostrazione, avverte anche i presenti riguardo ai muggini, “Non cercate di acchiappare quel pesce se si nasconde tra i vostri piedi.” Le trappole di pesce, mantenute dalla sua famiglia per generazioni, non sono solo una fonte di cibo, ma costituiscono anche un legame con le proprie radici culturali.
Un cambiamento difficile da affrontare
La gestione delle trappole di pesca è diventata sempre più complessa, poiché le famiglie non vivono più sulle sponde dei laghi come in passato. La maggior parte delle persone è stata costretta a trasferirsi negli anni ‘80, quando lo stato ha istituito la riserva. Ora, per recarsi alle loro trappole, molti devono percorrere lunghe distanze a piedi o in auto, e il costo per il carburante può essere difficile da sostenere.
La pesante eredità della dislocazione continua a gravare sulle spalle della comunità Thonga, molti dei quali sentono di essere esclusi dall’industria turistica che dovrebbe contribuire a mantenere vive le loro tradizioni. Qualunque sia la promessa di sviluppo, alcuni membri della comunità non riescono a vedere i benefici del turismo.
La conoscenza locale come chiave per la sostenibilità
Mthokozisi Nsele, un altro pescatore della comunità, spiega che i Thonga sanno da tempo come sfruttare le risorse naturali in modo sostenibile. “A luglio, lo chiamiamo uNtulikazi, perché è ventoso e polveroso; è il periodo in cui arrivano i muggini,” condivide Nsele, manovrando la sua barca a fondo piatto attraverso i canali della laguna.
Tradizionalmente, i pescatori Thonga controllano le trappole ogni mattina per raccogliere il cibo. Quando c’è un surplus, i pesci vengono venduti a donne locali che li portano al mercato. Il metodo di pesca Thonga è caratterizzato da trappole particolari che catturano solo pesci adulti, assicurando così che le popolazioni ittiche non vengano minacciate.
Il dilemma delle comunità evocate
Jerry Mngomezulu, 68 anni, ricorda bene i tempi difficili degli sfratti. “Quando ero bambino, mio nonno fu calpestato da un ippopotamo mentre controllava la trappola di pesce,” racconta. La delocalizzazione di circa 1.800 persone ha cambiato radicalmente la vita della comunità. Mngomezulu ora rappresenta il Comitato delle Comunità Scomparse di Kosi Bay e continua a chiedere giustizia per le famiglie evocate, sottolineando l’assenza di compensazione.
La lotta per il riconoscimento e la giustizia
Recentemente, il comitato ha presentato una petizione ai funzionari di iSimangaliso, elencando anni di lamentele per l’esclusione dalla pianificazione e dalla gestione dell’area protetta. L’autorità del parco ha risposto alla petizione, notando che molte delle questioni sollevate non rientrano nella loro giurisdizione, ma sostiene di aver coinvolto la comunità in vari processi di partecipazione pubblica.
Ciononostante, i locali sono scettici riguardo a qualsiasi soluzione che non affronti le loro realtà quotidiane. Mngomezulu afferma: “Il tessuto della comunità è stato smantellato,” evidenziando il dolore profondo e persistente che la dislocazione ha causato. Anche se ci sono opportunità di impiego nel turismo, molti Thonga continuano a sentirsi esclusi e senza prospettive.
Ai margini della loro storia
Oggi, la maggior parte degli alberi di spino che ricoprivano le tombe dei Mngomezulu è scomparsa. Le generazioni future si trovano a dover affrontare la complessità di un patrimonio culturale in pericolo. “Non è giusto essere limitati nella terra dei nostri antenati,” dice Mngomezulu.
In un contesto in cui il turismo cresce e porta con sé opportunità economiche, la lotta della comunità Thonga continua, mentre cercano di trovare un equilibrio tra la loro eredità culturale e le nuove realtà economiche.
Fonti ufficiali
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