Sventata truffa da 25mila euro: la Polizia salva i risparmi di un cittadino

Sventata truffa da 25mila euro: la Polizia salva i risparmi di un cittadino

Il meccanismo messo in atto dai truffatori era particolarmente insidioso e basato su una forte pressione psicologica. La vittima era stata contattata da sconosciuti che, attraverso telefonate continue e convincenti, si erano finti operatori bancari e perfino appartenenti alle forze dell’ordine.

Con tecniche di manipolazione emotiva e comunicazione ingannevole, i truffatori avevano indotto l’uomo a compiere operazioni finanziarie apparentemente innocue, come la “smaterializzazione” di un buono fruttifero del valore di 25.000 euro, poi trasferito su un conto corrente postale a lui intestato.

A quel punto, il piano fraudolento prevedeva il passaggio finale: convincere la vittima a spostare il denaro su un conto controllato dai criminali, facendo credere che si trattasse di un errore bancario da correggere urgentemente.

La tecnica del “falso allarme bancario” e il ruolo dei complici virtuali

Per rendere credibile la truffa, i malintenzionati avevano costruito un vero e proprio scenario di emergenza. Dopo le prime operazioni, la vittima è stata ricontattata da ulteriori soggetti fittizi che si spacciavano per funzionari bancari o agenti delle forze dell’ordine.

Questi interlocutori hanno aumentato la pressione psicologica, sostenendo che sul conto fosse stato accreditato erroneamente un bonifico e che fosse necessario “restituire immediatamente” le somme per evitare problemi legali. In realtà, il denaro era già sotto il controllo del truffatore.

Il metodo utilizzato rientra tra le tecniche di social engineering, basate sulla manipolazione della fiducia e sull’induzione di paura o urgenza per spingere la vittima ad agire senza verifiche.

Il rischio delle truffe online: money muling e phishing


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