Fallimento nella Riabilitazione delle Miniere di Carbone in Sudafrica
Un nuovo rapporto ha rivelato che nessuna delle 412 miniere di carbone chiuse tra il 2006 e il 2023 in Sudafrica ha messo da parte fondi per la riabilitazione delle terre danneggiate e delle risorse idriche. Le organizzazioni ambientaliste avvertono che le miniere abbandonate lasciano dietro di sé acqua contaminata, rifiuti radioattivi e paesaggi inquinati che potrebbero nuocere alle comunità per decenni. Il report evidenzia come l’applicazione debole delle normative consenta alle aziende minerarie di allontanarsi dai danni ambientali, facendo gravare sul contribuente e sulle comunità locali i costi di bonifica.
Con la transizione del Sudafrica verso un’economia meno dipendente dal carbone, centinaia di ex miniere stanno diventando discariche per rifiuti e acque inquinate. Questo rapporto mette in guardia sul fatto che tale contaminazione si prolungherà nel tempo, mentre il governo sudafricano non sembra prendere misure per costringere i proprietari delle miniere a provvedere alla bonifica. La legge sudafricana richiede che le aziende minerarie accantonino fondi per il ripristino delle aree estrattive, concedendo queste somme in forme di fiducia o tramite garanzie bancarie e assicurative.
La Crisi delle Miniere in Mpumalanga
Un rapporto del Centro per i Diritti Ambientali ha accertato che nessuna delle miniere chiuse tra il 2006 e il 2023 aveva accantonato somme sufficienti per coprire i costi di riabilitazione. Inoltre, non si conosce l’estensione totale del problema, poiché il governo non ha mantenuto registri delle miniere chiuse in anni cruciali come il 2008, 2010, 2012, 2013 e 2021.
Secondo i regolamenti, le aziende minerarie devono occuparsi della bonifica delle aree estrattive e rimanere responsabili fino a che il governo non approva ufficialmente la chiusura. Purtroppo, molte miniere non destinano fondi a coprire nemmeno una parte dei costi necessari per il ripristino. Molte di queste chiusure avvengono senza alcuna azione concreta, lasciando dietro di sé un panorama di terreni tossici e impianti minerari abbandonati.
Inoltre, il rapporto mette in evidenza la situazione nella regione di Mpumalanga, il cuore dell’industria energetica del Sudafrica, dove oltre 100 miniere di carbone e la maggior parte delle centrali elettriche a carbone del paese sono situate.
Tarisai Mugunyani, a capo del programma minerario del CER e autore del rapporto, specifica che anche durante le operazioni minerarie, le aziende non riparano i danni causati al terreno, violando i loro obblighi legali. Ciò significa che più lavoro sarà necessario alla fine della vita utile della miniera, ma molte aziende abbandonano il sito o dichiarano bancarotta.
Negli ultimi decenni, la maggior parte dell’elettricità del Sudafrica è stata generata dalla combustione di carbone. Tuttavia, questa cifra è diminuita a causa dell’adozione da parte delle aziende e dei privati di fonti rinnovabili, come il solare. Attualmente, ci sono circa 108 miniere di carbone nel paese, che producono oltre 230 milioni di tonnellate di carbone all’anno. Con la transizione verso l’energia rinnovabile, le chiusure delle miniere pongono sfide economiche e occupazionali per le comunità locali.
Mariette Liefferink, amministratore delegato della Federazione per un Ambiente Sostenibile, ha speso anni a combattere contro il drenaggio acido delle miniere, i rifiuti radioattivi e la gestione scorretta dei residui. Secondo le sue osservazioni, i costi di riabilitazione possono superare i 28 milioni di dollari per una singola miniera, e molte aziende scelgono di dichiarare bancarotta piuttosto che affrontare questi oneri.
Zethu Hlatshwayo, portavoce del Khuthala Environmental Care Group, vive in una di queste comunità e ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di questi abbandoni. La sua organizzazione lavora dal 2000 per ripristinare le aree degradate e promuovere giardini comunitari. Il gruppo ha appoggiato il lancio del rapporto del CER come parte di una campagna per una transizione energetica giusta, che includa la bonifica delle miniere e formazioni professionali per i lavoratori del carbone.
Hlatshwayo sottolinea che molte miniere, come quella di Imbabala, chiusa nel 2011, sono state abbandonate senza alcuna protezione. La miniera ha lasciato un deposito tossico che ha creato severe condizioni di vita per le comunità circostanti. Solo 36.720 dollari erano stati messi da parte come garanzia per la riabilitazione, una cifra ben al di sotto dei costi reali necessari.
Il CER raccomanda un sistema di sorveglianza più rigoroso per la chiusura e la riabilitazione delle miniere, sostenendo che le autorità debbano impegnarsi al fine di prevenire la nascita di nuove “città fantasma”. I contribuenti sudafricani stanno già sostenendo costi astronomici per la bonifica, e diventa essenziale che le aziende minerarie non possano più allontanarsi dai propri obblighi ambientali.
Raccomandazioni per un Futuro Sostenibile
Tra le proposte avanzate, vi è la creazione di un sistema pubblico online per monitorare le miniere, informando i cittadini sulla loro ubicazione, sulle scadenze di chiusura e sui fondi accantonati per la riabilitazione. Ciò migliorerebbe la fiducia del pubblico e faciliterebbe la pianificazione da parte delle autorità competenti e delle comunità.
Le aziende minerarie dovrebbero ottenere certificati di chiusura solo quando esperti indipendenti confermano che i rischi per la sicurezza pubblica e per l’ambiente siano stati adeguatamente affrontati. Inoltre, l’autore del report, insieme ad altri esperti, richiede una maggiore partecipazione della comunità nelle decisioni riguardanti la bonifica e la chiusura delle miniere.
Fonti ufficiali:
- Centre for Environmental Rights (CER) – cer.org.za
- Federation for a Sustainable Environment – fse.org.za
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