Il Traffico di Pangolini: Un Problema Globale
Un recente studio ha rivelato che le scaglie e altre parti del corpo dei pangolini trafficate a livello internazionale provengono dalle stesse aree che riforniscono i mercati locali di carne selvatica. Questo studio ha creato un database genetico e un modello di previsione della posizione per tre specie minacciate: il pangolino a pancia bianca (Phataginus tricuspis), il pangolino di Sunda (Manis javanica) e il pangolino cinese (Manis pentadactyla).
I pangolini sono i mammiferi selvatici più trafficiati al mondo: si stima che oltre un milione di esemplari siano stati catturati in natura nell’ultimo decennio. Il nuovo database contiene informazioni genetiche da 711 campioni raccolti da reperti museali e parti di pangolini sequestrate.
Interconnessione tra Mercati di Carne Selvatica e Traffico Internazionale
Il campionamento intensivo del pangolino a pancia bianca ha mostrato che le forme di commercio, sia domestico che internazionale, attingono dalle stesse regioni di provenienza. Secondo gli autori dello studio, “questo sovrapporsi è presente anche, sebbene in modo meno marcato, nelle due specie asiatiche; suggerisce una catena di fornitura condivisa e attori comuni al punto di raccolta dei pangolini e probabilmente oltre.”
In Camerun, i campioni di DNA prelevati dai pangolini a pancia bianca, una specie in via di estinzione, hanno rivelato che i sequestri internazionali in Cina e Europa coincidevano con le stesse aree di approvvigionamento dei due maggiori mercati locali di carne selvatica: la capitale Yaoundé e la città portuale di Douala.
Lo studio ha identificato la Riserva Naturale di Ebo, situata nell’ovest del Camerun, come principale fonte per entrambi i mercati domestici e per i trafficanti internazionali. Altre aree chiave per l’approvvigionamento includono le foreste vicino alla città meridionale di Ebolowa, al confine con la Guinea Equatoriale, e nei pressi della città di Eseka, a circa 100 chilometri a sud-ovest di Yaoundé.
Il ricercatore principale, Sean Heighton, dell’Università di Caen Normandia in Francia e membro del Pangolin Specialist Group dell’IUCN, l’autorità globale per la conservazione della fauna selvatica, ha commentato: “Per alcune regioni e specie, i mercati locali di carne selvatica si riforniscono dagli stessi luoghi dei syndicate di traffico internazionali, suggerendo che questi mercati siano interconnessi.”
Per quanto riguarda i pangolini di Sunda e cinesi, che sono entrambi gravemente minacciati, sono disponibili meno campioni; tuttavia, i ricercatori sono riusciti a tracciare le loro approssimative aree di origine. Ad esempio, i sequestri di pangolini cinesi effettuati nella provincia di Yunnan, nel sud della Cina, sono stati ricondotti alla regione sino-all’emaliana del Myanmar, mentre altri provengono dall’India nordorientale, Taiwan e Guangdong, un’altra provincia cinese meridionale. I pangolini di Sunda, invece, sono stati principalmente rintracciati nel sud-ovest di Borneo.
Vincent Nijman, capo del Oxford Wildlife Trade Research Group dell’Università di Oxford Brookes nel Regno Unito e non coinvolto nello studio, ha dichiarato: “Possiamo solo sperare che lavori simili possano essere realizzati in futuro per le altre cinque o sei specie di pangolini.”
Nijman ha anche sottolineato che lo studio potrebbe avere limiti in termini di valore per l’applicazione della legge, poiché le accuse sono solitamente presentate dove vengono sequestrati i carichi, non dove i pangolini vengono bracconati. Inoltre, le informazioni sulla posizione di origine non possono essere utilizzate per le reintroduzioni, dato che i pangolini sono raramente trafficati vivi.
Le implicazioni di questo studio sono immense e suggeriscono una rete complessa e ben consolidata di traffico che unisce mercati locali e internazionali. L’analisi del DNA e il tracciamento delle fonti potrebbero essere strumenti fondamentali per combattere il traffico di pangolini e proteggere queste specie in via di estinzione.
Per ulteriori dettagli sulla ricerca sui pangolini, si può fare riferimento a fonti ufficiali come l’IUCN e le pubblicazioni scientifiche su fauna selvatica.
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