Studio rivela che la pesca a strascico danneggia 3.000 specie ittiche, molte delle quali minacciate.

Quante specie di pesci marini catturano le reti da fondo?

Un recente studio ha rivelato che le reti da fondo catturano circa 3.000 specie di pesci marini. Questo metodo di pesca è popolare e controverso, poiché le imbarcazioni trascinano reti pesanti sul fondo del mare, mirando principalmente a specie marine commercialmente redditizie come il merluzzo e gli invertebrati come i gamberetti. Purtroppo, tali reti catturano anche una vasta gamma di animali che abitano il fondale, inclusi cavallucci marini.

Sarah Foster, coautrice dello studio e leader del Progetto Cavalluccio Marino all’Università della Columbia Britannica, in Canada, ha avviato una ricerca per comprendere l’impatto della pesca a strascico sui cavallucci marini quando le è stata posta una domanda semplice: “Quante specie di pesci vengono catturate dalle reti da fondo?”.


Una scoperta sorprendente sulle catture delle reti da fondo

Foster è rimasta sorpresa nel rendersi conto che non c’era una risposta chiara a questa domanda fondamentale nelle scienze della pesca. “Una delle questioni più basilari in questo campo è proprio quale sia il pescato effettivo. Eppure, per la pesca a strascico, questa comprensione di base era assente”, ha dichiarato. I ricercatori hanno quindi esaminato documenti riportanti le catture delle reti da fondo e hanno registrato quasi 3.000 specie di pesci marini. “Le nostre stime suggeriscono che il numero reale potrebbe essere il doppio”, ha aggiunto Foster.

Durante la ricerca, è emerso anche un fenomeno noto come bias di taglia: i pesci più grandi tendevano ad essere documentati più frequentemente rispetto a quelli di dimensione ridotta, che venivano spesso raggruppati sotto categorie come “pesci misti” o “pesci spazzatura”. “Questo significa che non comprendiamo appieno cosa stiano catturando le flotte pescherecce e non possiamo gestire ciò che non misuriamo”, ha precisato Foster. “In secondo luogo, questa pratica svaluta notevolmente quelle specie. Non si tratta solo di organismi incidentali; molti di essi svolgono ruoli vitali negli ecosistemi marini e supportano le vite degli esseri umani”.


Il rapporto ha scoperto che, anche se quasi 1.700 delle specie catturate dalle reti da fondo sono considerate di minima preoccupazione secondo la Lista Rossa dell’IUCN, circa 237 specie risultano minacciate. In aggiunta, le informazioni relative a molte specie sono scarse o completamente assenti: circa il 23% delle specie è classificato come “deficiente di dati” oppure non è nemmeno menzionato. Questo suggerisce che la pesca a strascico avviene “senza una piena comprensione dei rischi per la vita marina”, ha sottolineato Foster.

Questi risultati pongono l’accento sulla necessità di adottare metodi di pesca più selettivi e di limitare i luoghi e i tempi in cui è consentita la pesca a strascico. Posizionare restrizioni può aiutare a preservare la biodiversità e a migliorare la sostenibilità delle risorse marine, tutelando così non solo gli ecosistemi marini, ma anche le attività legate alla pesca che dipendono da essi.


Ray Hilborn, esperto di pesca all’Università di Washington, ha dichiarato di non essere sorpreso dal numero di specie documentate nello studio, ma ha anche sottolineato che il rapporto tende a esagerare l’impatto globale della pesca a strascico, senza fornire un contesto spaziale sufficiente. “Sicuramente in alcune zone la pesca a strascico è intensa, ma solo una piccola frazione delle piattaforme continentali è stata oggetto di tale attività”, ha detto.

Foster ha aggiunto che “le specie di interesse per la conservazione sono emerse dalle catture delle reti da fondo in ogni regione esaminata, tranne in Antartide”. Questo dimostra che l’impatto sulla biodiversità non è confinato a un hotspot specifico della pesca a strascico.

Le informazioni ottenute dallo studio rappresentano un passo importantissimo per comprendere meglio le dinamiche delle catture e per lavorare a una gestione più informata e responsabile delle risorse marine. La buona gestione delle risorse ittiche è fondamentale non solo per la sostenibilità degli ecosistemi marini, ma anche per il benessere delle comunità che dipendono dalla pesca per il loro sostentamento.

Fonti ufficiali:

  • [IUCN Red List](https://www.iucnredlist.org)
  • [Progetto Cavalluccio Marino](https://www.projectseahorse.org)
  • [Mongabay](https://www.mongabay.com)

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Luigi Salemi: