PALERMO – Momenti di forte tensione durante il processo per la strage di Monreale, costata la vita a tre giovani nella notte tra il 26 e il 27 aprile. Al centro dell’udienza le testimonianze di alcuni presenti alla sparatoria e le dichiarazioni di Nicolas Cannizzaro, che ha raccontato di avere aggredito Salvatore Calvaruso dopo i fatti.
Come riportato dal Giornale di Sicilia, Cannizzaro avrebbe pronunciato davanti ai giudici parole particolarmente dure nei confronti di Calvaruso: «Stu catu i munnizza, peccato che non l’ho ammazzato con le mie mani quella sera».
Una frase che ha contribuito ad alimentare la tensione tra i familiari delle vittime e quelli degli imputati presenti in aula.
Il racconto dell’aggressione a Calvaruso
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Giornale di Sicilia, Cannizzaro non avrebbe assistito direttamente alla sparatoria.
A informarlo del coinvolgimento di Calvaruso sarebbe stata un’amica, che gli avrebbe riferito come il giovane dello Zen fosse entrato con una pistola.
Cannizzaro avrebbe quindi raggiunto Calvaruso, aggredendolo con alcuni pugni e accusandolo di quanto accaduto. Quest’ultimo, secondo il racconto reso in aula, lo avrebbe implorato di fermarsi, sostenendo di non avere alcuna responsabilità.
La testimonianza è stata uno dei passaggi più delicati dell’udienza.
Tre imputati per il triplice omicidio
Alla sbarra ci sono Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto, accusati dell’omicidio di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo.
Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Corrado Sinatra, Francesco Oddo e Riccardo Bellotta.
Secondo l’impostazione accusatoria della Procura, Conti e Calvaruso avrebbero esploso i colpi di arma da fuoco, mentre Acquisto avrebbe incitato Calvaruso a sparare sulla folla.
Si tratta di contestazioni al vaglio della Corte d’assise, per le quali resta ferma la presunzione di innocenza degli imputati fino a un’eventuale condanna definitiva.
Le testimonianze e le contraddizioni
Particolarmente discussa, secondo il Giornale di Sicilia, è stata la deposizione di Riccardo Ciolino.
Il giovane ha dichiarato di non ricordare diversi particolari che aveva precedentemente riferito agli investigatori, arrivando a negare alcune circostanze.
Le sue risposte hanno provocato i richiami del pubblico ministero e del presidente della Corte d’assise, Angelo Pellino.
Durante le indagini Ciolino aveva parlato di due motociclette, una di piccola cilindrata e una più grande con due persone a bordo.
Del conducente della seconda ricordava la corporatura robusta, la barba folta e un casco Momo Design verde scuro. In un successivo riconoscimento fotografico, tuttavia, aveva identificato soltanto le vittime.
I testimoni raccontano la fuga e gli spari
In aula è stato ascoltato anche Simone Matranga, apparso particolarmente provato dall’emozione.
Il testimone ha confermato di avere assistito all’inizio della rissa e di essersi allontanato per paura.
Agli investigatori aveva raccontato di avere visto più di una motocicletta e un giovane alto, con la barba e i denti molto rovinati. Aveva inoltre riferito di avere assistito al lancio di sedie e pugni durante la discussione.
Matranga ha spiegato di avere cercato riparo in un’automobile e di avere successivamente sentito due sequenze di colpi, separate da circa un minuto, senza riuscire a vedere chi avesse sparato.
Un’altra testimonianza è stata quella di Giorgio Granà, che durante le indagini aveva riconosciuto Calvaruso tra i partecipanti alla lite.
Granà aveva riferito ai carabinieri di trovarsi seduto al bar 365 con due amici quando aveva visto arrivare due motociclette.
Poi sarebbero cominciati gli insulti, i colpi di casco e il lancio di sedie e tavoli.
«Ho sentito dei colpi di arma da fuoco, sicuramente più di venti», aveva dichiarato.
Il testimone aveva inoltre raccontato di avere visto un uomo alto almeno un metro e novanta, robusto e con una lunga barba scura, salire su una moto di grossa cilindrata insieme a un ragazzo più magro.
Granà si sarebbe quindi allontanato verso il Duomo, continuando a sentire gli spari.
Il processo prosegue
Le testimonianze raccolte durante l’udienza rappresentano elementi importanti per ricostruire la dinamica della strage e individuare le responsabilità dei singoli imputati.
Come evidenziato dal Giornale di Sicilia, il confronto tra le dichiarazioni rese durante le indagini e quelle pronunciate davanti alla Corte ha fatto emergere difficoltà, vuoti di memoria e momenti di tensione.
Spetterà ai giudici valutare l’attendibilità dei racconti e il loro peso nella ricostruzione del triplice omicidio che ha sconvolto Monreale.