Stagione della caccia, quali sono le specie più a rischio in Italia?

Stagione della caccia, quali sono le specie più a rischio in Italia?

Anche l’allodola (Alauda arvensis) rappresenta una delle specie più sensibili. È tra gli uccelli che registrano il maggior numero di abbattimenti in Italia, secondo i dati raccolti da ISPRA, ma allo stesso tempo le sue popolazioni europee hanno evidenziato un marcato decremento.

Il problema non riguarda soltanto la caccia: perdita e trasformazione degli habitat agricoli, cambiamenti nelle pratiche agricole e riduzione delle aree adatte alla nidificazione possono incidere pesantemente sulla sopravvivenza della specie. L’allodola dispone comunque di un piano di gestione nazionale specifico.

Moriglione e pavoncella, altre specie sotto osservazione

Tra le specie che richiedono particolare attenzione figurano anche il moriglione (Aythya ferina) e la pavoncella (Vanellus vanellus). Per entrambe sono stati predisposti specifici strumenti nazionali di gestione e conservazione.

Il moriglione è un’anatra che nidifica anche in Italia ed è interessata sia dalle popolazioni residenti sia dai contingenti migratori che attraversano il nostro Paese. Per la pavoncella, invece, il piano nazionale di gestione è stato approvato nel 2025.

Non solo uccelli migratori

La situazione riguarda anche alcuni galliformi, tra cui coturnice, fagiano di monte e pernice sarda, specie legate ad ambienti particolari e per le quali la conservazione degli habitat è fondamentale.

Secondo ISPRA, complessivamente sono 19 le specie ancora cacciabili in Italia classificate come SPEC 2 o SPEC 3, cioè specie caratterizzate da uno stato di conservazione non favorevole a livello europeo. Il gruppo comprende sei specie di anatre, sei galliformi, cinque caradriformi, oltre a tortora e allodola.

Perché la caccia non è l’unico problema

È importante sottolineare che lo stato di conservazione di una specie non dipende necessariamente dalla sola attività venatoria. Perdita degli habitat, agricoltura intensiva, cambiamenti climatici, disturbo durante la riproduzione e riduzione delle risorse alimentari possono avere un peso determinante.

La gestione della caccia dovrebbe quindi essere accompagnata da interventi più ampi di tutela degli ambienti naturali e agricoli. L’obiettivo è mantenere popolazioni di fauna selvatica vitali nel lungo periodo, evitando che il prelievo incida negativamente sulle specie già in difficoltà.

Conoscere quali sono gli animali più vulnerabili significa anche capire perché la loro tutela non può essere separata dalla protezione degli habitat in cui vivono.

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