Singapore può recuperare i rettili scomparsi attraverso iniziative di rinaturazione.

La trasformazione ecologica di Singapore

Singapore ha subito una drastica perdita della sua foresta primaria sin dal 19° secolo. Un terzo delle specie di vertebrati terrestri si è estinto localmente, spesso a causa di un graduale impoverimento degli habitat piuttosto che di un collasso improvviso. I serpenti e le lucertole mostrano un modello di declino in due fasi: la prima legata alla deforestazione dell’era delle piantagioni e la seconda all’urbanizzazione rapida. Le specie specializzate di foresta sono risultate le più colpite, mentre quelle adattabili riescono a persistere in habitat degradati.

Nonostante queste perdite, i rettili si sono dimostrati relativamente resilienti. Molti riescono a sopravvivere in ambienti disturbati, ma le popolazioni frammentate rimangono vulnerabili e la ri-colonizzazione naturale è improbabile a causa delle barriere marine verso la Malesia. Le foreste secondarie in maturazione e gli sforzi di restauro creano condizioni per un cauta reintroduzione. Gli scienziati suggeriscono che il rilascio mirato, come la reintroduzione del geco di foresta Gekko hulk, potrebbe ripristinare alcune funzioni ecologiche perdute, anche se l’ecosistema originale non può essere completamente recuperato.

Memorie di una biodiversità in declino

Nei quartieri più antichi di Singapore, frammenti di foresta sopravvivono come memorie che si rifiutano di svanire. In questi spazi vivono creature che pochi residenti vedono e alcuni che non esistono più. La scomparsa delle specie in un’isola non è sempre drammatica; spesso avviene silenziosamente, attraverso decenni di assottigliamento degli habitat e cicli di vita interrotti, fino a quando l’assenza diventa la nuova normalità. Un serpente non registrato dal 1904 non lascia tracce nel suolo, solo una riga in un archivio.

L’ecologia compressa di Singapore

La storia ecologica di Singapore è segnata da un costante sfruttamento delle risorse. Dalla metà del 19° secolo, la maggior parte della foresta primaria è stata distrutta per far spazio a piantagioni, industrie e abitazioni. Oggi, solo un’esigua porzione di foreste originali rimane, circondata da un paesaggio completamente trasformato per soddisfare le esigenze umane. Questa metamorfosi ha avuto un costo elevato sulla fauna selvatica, specialmente sui vertebrati terrestri. Si stima che circa un terzo delle specie in vari gruppi sia scomparso localmente nell’arco di due secoli. Tuttavia, i serpenti e le lucertole raccontano una storia più complessa.

Un’analisi recente dei squamati di Singapore, un gruppo che include serpenti e lucertole, ha ricostruito una timeline delle perdite utilizzando registrazioni storiche e modelli statistici. Il modello mostra due ondate di erosione. La prima, all’inizio del 1900, coincide con la quasi totale conversione della foresta primaria. Una seconda ondata, più piccola, si verifica verso la fine del 20° secolo, quando le ultime foreste secondarie cedono il passo a una rapida urbanizzazione. Le specie specializzate nelle foreste primarie hanno subito le conseguenze più severe, mentre quelle capaci di tollerare paesaggi degradati hanno avuto un esito migliore, persistendo ai margini ecologici.

Resilienza dei rettili e sfide alla ri-colonizzazione

I rettili, a differenza di uccelli e mammiferi, non possono facilmente recolonizzare l’isola. Lo stretto che separa Singapore dalla terraferma malese è una barriera formidabile per le creature che non volano o non possono viaggiare lontano sull’acqua. Qualsiasi ritorno delle specie scomparse nei prossimi anni dipenderà quindi da un intervento umano deliberato. I conservazionisti parlano di “traslocazione”, un termine che sottovaluta l’ambizione di ricostruire relazioni ecologiche che mancano da decenni.

Tuttavia, la narrazione si rivolge cautamente verso il recupero. Le foreste secondarie di Singapore sono maturate nell’ultimo secolo, sviluppando canopi densi e sottoboschi complessi. I programmi di restauro attivo accelerano questo processo, mentre la pressione venatoria è relativamente bassa. Negli ultimi decenni, diverse specie una volta considerate perdute sono riapparsi o si sono ri-colonizzate naturalmente. Il paesaggio, sebbene alterato, non è biologicamente vuoto.

Possibili reintroduzioni e speranze per il futuro

Gli autori dello studio, Ananthanarayanan Sankar e Ryan A. Chisholm della National University of Singapore, identificano il geco di foresta Gekko hulk come un candidato plausibile per la reintroduzione. Questa specie è scomparsa solo di recente, persiste nelle foreste malesi vicine e si nutre di una vasta gamma di insetti. Habitat adeguati esistono ancora nelle riserve naturali di Singapore. Se reintrodotto, potrebbe riprendere il suo ruolo di predatore di livello intermedio, ripristinando piccole funzioni ecologiche.

L’idea di un ritorno è incoraggiante. La reintroduzione non può ricreare il passato; l’isola del 1820 è lontana nel ricordo. Tuttavia, suggerisce che l’estinzione, almeno a livello locale, non deve sempre essere definitiva. In frammenti di foresta contornati da autostrade e torri di appartamenti, la vita sta imparando a ritornare.

Fonti ufficiali

  1. National University of Singapore – Ricerca ecologica a Singapore
  2. Singapore National Parks Board – Conservazione della biodiversità
  3. International Union for Conservation of Nature (IUCN) – Lista Rossa delle specie minacciate

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Luigi Salemi: