La Sicilia si colloca tra le regioni meno “mother friendly” d’Italia secondo l’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia”, realizzato dal polo ricerche di Save the Children Italia in collaborazione con l’ISTAT.
Il rapporto analizza le condizioni delle madri attraverso sette ambiti: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza.
Nella dimensione del lavoro, la Sicilia si colloca al 16° posto con un indice AMPI pari a 79,614, in miglioramento rispetto al 20° posto della scorsa edizione. Tra i dati positivi si registra una riduzione del part-time involontario femminile, sceso dal 24,1% al 21,2%.
Rappresentanza e salute: performance altalenanti
Sul fronte della rappresentanza femminile, la regione scende dal 10° al 15° posto, con un valore di 98,378. Peggiora anche la dimensione della salute, dove la Sicilia si colloca al 19° posto (in calo dal 16°), con un aumento del tasso di mortalità infantile nel primo anno di vita, passato da 2,99 a 3,66.
Servizi ancora insufficienti: Sicilia ultima in Italia
Criticità più marcate emergono nella dimensione dei servizi, dove la Sicilia si conferma ultima tra tutte le regioni italiane, segnalando una carenza strutturale nell’offerta di supporto alla maternità e all’infanzia.
Nella soddisfazione soggettiva la regione resta al 18° posto, stabile rispetto all’anno precedente. Migliora invece, seppur di poco, la dimensione della violenza, che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio: la Sicilia guadagna una posizione passando dal 15° al 14° posto.
Le criticità del sistema: il commento di Save the Children
Secondo Antonella Inverno, il quadro conferma un sistema in cui la maternità continua a rappresentare un fattore di disuguaglianza. “Viviamo in un sistema che scarica i costi della genitorialità sulle donne – ha spiegato – e nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e cresce la quota di giovani madri non inserite in percorsi di studio, lavoro o formazione”.
Il rapporto evidenzia così un Paese in cui, nonostante alcuni miglioramenti parziali, le condizioni delle madri restano ancora fortemente disomogenee e critiche, soprattutto nelle regioni del Sud.