Sicilia, economia in crescita nel 2025: Bankitalia promuove la ripresa ma avverte sui rischi del 2026

L’economia siciliana continua a crescere, anche se a un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti. È quanto emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia L’Economia della Sicilia, presentato a Palermo, secondo cui nel 2025 il Pil dell’Isola è aumentato dello 0,6%, una variazione lievemente superiore alla media italiana ma inferiore rispetto all’espansione registrata nel 2024.

La fotografia scattata da Bankitalia evidenzia un sistema economico che ha mantenuto una buona capacità di tenuta grazie soprattutto all’industria, alle costruzioni e all’aumento degli investimenti, pur in presenza di uno scenario internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche che alimentano incertezza sulle prospettive future.

Industria, export e costruzioni sostengono la crescita

Nel settore industriale la congiuntura è stata moderatamente positiva. Le imprese che hanno registrato un aumento del fatturato hanno superato quelle con vendite in calo, con risultati migliori tra le aziende di maggiori dimensioni.

Particolarmente significativo l’andamento delle esportazioni di prodotti non petroliferi, cresciute del 7,1% grazie soprattutto alla cantieristica navale, all’agroalimentare e all’elettronica. In controtendenza invece il comparto petrolifero, che ha visto diminuire del 23,4% le esportazioni a causa sia della riduzione delle quantità vendute sia del calo delle quotazioni internazionali.

Continua inoltre la fase positiva del settore delle costruzioni. L’espansione delle opere pubbliche ha compensato la frenata dell’edilizia privata, mentre sono aumentati sia il numero delle compravendite immobiliari sia i prezzi delle abitazioni. Negli ultimi anni il comparto ha consolidato la propria struttura imprenditoriale, registrando una quota di aziende ad alta crescita occupazionale superiore sia agli altri settori economici regionali sia alla media nazionale.

Servizi in rallentamento, turismo stabile


Meno brillante il comparto dei servizi, che rappresenta circa l’80% del valore aggiunto regionale. Qui la crescita ha rallentato e il numero delle imprese che hanno registrato incrementi di fatturato è sostanzialmente equivalente a quello delle aziende in flessione.

Sul fronte turistico le presenze continuano ad aumentare, mentre il traffico passeggeri negli aeroporti siciliani è rimasto stabile rispetto al 2024. Positivo invece il trasporto marittimo, che ha registrato un incremento sia nella movimentazione di passeggeri sia delle merci, confermandosi un comparto strategico per l’economia isolana.

Investimenti e intelligenza artificiale, ma pesa l’incertezza

I risultati economici complessivamente positivi hanno consentito alle imprese di rafforzare la propria liquidità e di tornare a investire, favorite anche dalla riduzione del costo del credito.

Segnali incoraggianti arrivano anche dalla ZES Unica, dove i provvedimenti autorizzativi per nuovi investimenti in Sicilia sono più che raddoppiati, passando da 38 nel 2024 a 93 nel 2025. La quota dell’Isola sul totale nazionale è così salita dall’11 al 16%.

Prosegue inoltre la diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi: oggi il 19% delle imprese siciliane utilizza strumenti di IA, soprattutto nella gestione dei rapporti con clienti e fornitori e nelle attività amministrative e contabili.

Nonostante questi segnali positivi, il clima di incertezza legato alle tensioni internazionali frena le aspettative. Quasi sei imprese su dieci prevedono infatti una riduzione degli investimenti nel corso del 2026.

Occupazione in aumento, ma restano criticità strutturali

Anche il mercato del lavoro continua a mostrare segnali favorevoli. Nel 2025 l’occupazione è cresciuta dello 0,9%, sebbene con un ritmo inferiore rispetto al biennio precedente, quando l’espansione aveva raggiunto il 4,6%.

Il tasso di disoccupazione è sceso dal 13% al 12,2%, mentre quello della disoccupazione di lunga durata è diminuito al 7,6%. Numeri che, pur evidenziando un miglioramento, restano sensibilmente superiori alla media nazionale.

Secondo Bankitalia persistono infatti difficoltà nell’inserimento lavorativo di disoccupati e inattivi, aggravate da un quadro demografico sfavorevole. Dal 2019 la popolazione residente in Sicilia si è ridotta del 2,1%, mentre quella in età lavorativa è diminuita del 4,4%, effetto del calo delle nascite, dell’invecchiamento e dell’emigrazione dei giovani.

Sul fronte dei redditi, le retribuzioni nel settore privato hanno continuato a crescere grazie ai rinnovi contrattuali, ma in termini reali non hanno ancora recuperato completamente le perdite accumulate tra il 2008 e il 2023.

Renato Schifani

Schifani: “La Sicilia ha voltato pagina”



Commentando il rapporto, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha parlato di una Sicilia che “ha voltato pagina” e sta vivendo una fase di sviluppo capace di rafforzare la propria credibilità agli occhi degli investitori.

Il governatore ha ricordato il risanamento dei conti pubblici regionali, culminato nel completamento del recupero del disavanzo da 7 miliardi e nella chiusura del bilancio con un avanzo superiore ai due miliardi di euro, destinato a crescere ulteriormente.

Schifani ha inoltre ribadito l’obiettivo di rendere la Sicilia “il luogo più attrattivo del Mediterraneo per investire, innovare e produrre”, puntando su semplificazione amministrativa, infrastrutture e incentivi all’occupazione, anche attraverso misure come il South Working e la decontribuzione per le nuove assunzioni.

Resta però aperta la sfida più importante evidenziata anche da Bankitalia: trattenere i giovani, rafforzare il mercato del lavoro e trasformare la crescita economica in uno sviluppo stabile e diffuso, capace di sostenere la competitività della Sicilia anche in un contesto internazionale sempre più incerto.

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