In Sicilia l’emergenza abitativa si aggrava e il diritto alla casa diventa sempre più difficile da garantire non solo per le famiglie a basso reddito, ma anche per quelle appartenenti alla cosiddetta “fascia grigia”. A lanciare l’allarme è il rapporto “Scenari edilizi regionali” del Centro studi nazionale dell’Ance, che evidenzia come per molti nuclei familiari la spesa per mutuo o affitto superi ormai il 30% del reddito disponibile, soglia considerata critica dagli indicatori di accessibilità abitativa.
Il dato medio fotografa una situazione in rapido peggioramento: le famiglie con reddito intorno ai 16.500 euro annui (secondo quintile) e quelle con circa 23.500 euro (terzo quintile) si trovano sempre più spesso escluse dal mercato immobiliare. A incidere è anche la crescita delle locazioni brevi, che ha contribuito a spingere verso l’alto i prezzi degli affitti.
Palermo, Catania e le città sotto pressione
Nel dettaglio, il rapporto evidenzia come nel 2024 la rata del mutuo abbia raggiunto il 32% del reddito a Palermo e il 31,5% a Catania per le famiglie del secondo quintile, mentre i canoni di locazione arrivano al 31,8% a Palermo, al 30,7% a Catania, al 32,7% a Siracusa e al 30,5% a Trapani.
Particolarmente critica la situazione nelle località turistiche della provincia di Messina, dove i costi abitativi risultano ancora più elevati. Santa Marina Salina guida la classifica con un’incidenza del 77,2%, seguita da Malfa (72,5%), Leni (65,3%) e Taormina (62,3%). Anche Giardini Naxos, Lipari, Castelmola, Letojanni, Oliveri e Capo d’Orlando mostrano valori molto alti, tutti superiori al 39%.
Secondo il presidente regionale di Ance Sicilia, Salvo Russo, questi numeri confermano la necessità di un intervento strutturale. «Serve un grande Piano Casa per la Sicilia che renda disponibili alloggi accessibili e a prezzi calmierati non solo per le famiglie fragili, ma anche per giovani coppie e per il ceto medio che oggi fatica a sostenere i costi abitativi», ha dichiarato.
Russo sottolinea la necessità di investire su edilizia residenziale pubblica, rigenerazione urbana, housing sociale e riqualificazione energetica degli edifici esistenti, oltre a incentivi per i proprietari privati che mettono a disposizione immobili a canoni agevolati.
«Questa è la strada giusta – ha aggiunto – ma le risorse attuali, pur significative, non sono sufficienti. Occorre un impegno maggiore da parte del governo nazionale e della Regione per garantire un mercato della casa davvero accessibile a tutti».
Il settore edilizio, secondo Ance, resta comunque un comparto strategico per l’economia regionale, con un peso pari al 13,7% degli investimenti e al 7,5% dell’occupazione complessiva nel 2025, ma necessita di continuità dopo la fine del Pnrr e dei bonus edilizi per sostenere crescita e occupazione.