Sequestro Patrimoniale a Messina: colpita la famiglia mafiosa dei “Tortoriciani”
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito oggi un decreto di sequestro patrimoniale emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, riguarda una persona ritenuta socialmente pericolosa e legata alla struttura mafiosa dei “Tortoriciani”, operante nell’area dei Nebrodi.
Le indagini e il contesto mafioso
Il provvedimento si basa sulle risultanze dell’indagine “NEBRODI 2”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, che ha messo in luce le attività illecite della cosiddetta mafia dei pascoli. L’organizzazione operava attraverso i clan dei Bontempo Scavo e dei Batanesi, impegnati in estorsioni e acquisizioni illecite di terreni agricoli nell’area dei Monti Nebrodi e lungo il versante tirrenico della provincia.
Secondo quanto emerso dalle indagini, numerosi collaboratori di giustizia hanno confermato il ruolo apicale del soggetto destinatario del sequestro all’interno del clan Bontempo Scavo, con funzioni di direzione e coordinamento delle attività criminali nella zona tirrenica.
Attualmente, l’indagato è sottoposto a custodia cautelare in carcere, in attesa del processo di primo grado, con accuse di associazione per delinquere finalizzata alla frode nell’ottenimento di contributi pubblici destinati all’agricoltura, in violazione dei regolamenti dell’Unione Europea. Le indagini hanno documentato la presentazione di domande fittizie e la produzione di documentazione falsa, talvolta con la complicità di operatori dei centri di assistenza agricola, per ottenere indebitamente fondi comunitari.
La ricostruzione patrimoniale
Gli approfondimenti economico-finanziari, condotti dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, hanno permesso di ricostruire il patrimonio del soggetto e del suo nucleo familiare. L’analisi ha evidenziato una disponibilità di beni sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati, confermando l’ipotesi di accumulo illecito di ricchezza.
Il sequestro ha riguardato:
2 partecipazioni di capitale sociale
1 polizza vita
18 rapporti finanziari
2 autovetture
64 beni immobili, tra cui 460 ettari di terreni agricoli
Il valore complessivo dei beni sequestrati supera 1,6 milioni di euro, tra proprietà direttamente o indirettamente riconducibili all’indagato.
Tutela dei diritti e fasi successive
Il sequestro patrimoniale rappresenta una misura di prevenzione prevista dal Codice Antimafia, finalizzata a contrastare la pericolosità sociale dei soggetti legati a organizzazioni criminali. Tuttavia, è importante ricordare che il provvedimento può essere impugnato mediante i normali strumenti giudiziari.
Gli eventuali successivi gradi di giudizio, sempre nel contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo e imparziale, possono concludersi con l’annullamento del sequestro o con la restituzione dei beni ai legittimi proprietari.
L’operazione testimonia l’attenzione delle autorità italiane nel monitoraggio delle attività mafiose e nella tutela dell’economia legale, evidenziando come la collaborazione tra Guardia di Finanza e magistratura sia fondamentale per il contrasto del crimine organizzato e per la prevenzione di ulteriori illeciti nel settore agricolo e finanziario.

