Sequestro del 17enne a Vittoria (Rg), chieste condanne fino a 20 anni

Sequestro del 17enne a Vittoria (Rg), chieste condanne fino a 20 anni

La Procura ha sollecitato 20 anni di reclusione per Gianfranco Stracquadaini e 18 per Gabriele Giunta. La sentenza è attesa il 10 novembre. Il giovane, rapito a Vittoria il 25 settembre 2025, fu liberato il giorno successivo

Venti anni di reclusione per Gianfranco Stracquadaini, 18 anni per Gabriele Giunta e 17 anni e otto mesi ciascuno per Stefano La Rocca e Giuseppe Cannizzo. Sono le condanne chieste dal pubblico ministero nel processo per il sequestro di Gaetano Nicosia, il diciassettenne di Vittoria rapito il 25 settembre 2025 e rilasciato il giorno successivo.

Il procedimento si celebra con rito abbreviato davanti al gip del Tribunale di Catania, Stefano Montoneri. I quattro imputati devono rispondere, a vario titolo, di sequestro di persona aggravato dalla minore età della vittima. La sentenza è attesa per il prossimo 10 novembre.

Nel corso del procedimento, la Procura ha fatto cadere l’aggravante mafiosa e l’ipotesi di favoreggiamento della latitanza contestate in precedenza a Stracquadaini, ritenuto dagli investigatori il promotore di un gruppo criminale che avrebbe ambito a consolidare la propria presenza nel Ragusano. Il cinquantenne era latitante al momento del rapimento e ricercato da circa 18 mesi per il tentato omicidio di Roberto Di Martino, avvenuto a Vittoria nell’aprile 2024. È stato arrestato il 15 ottobre 2025 a Comiso. Il ragazzo sequestrato e i suoi genitori si sono costituiti parte civile.

Il rapimento e il riscatto da un milione di euro

Il sequestro di Nicosia è avvenuto a Vittoria il 25 settembre 2025. Secondo la ricostruzione fornita dagli indagati, il piano avrebbe previsto la richiesta di un riscatto da un milione di euro. Il progetto sarebbe però fallito a causa della perdita del cellulare del ragazzo, che avrebbe impedito ai rapitori di contattare i familiari.

Una versione giudicata “quanto mai inverosimile” dal gip Luigi Barone nell’ordinanza cautelare. Per il magistrato, infatti, l’ipotesi che un’operazione pianificata con tanta attenzione sia naufragata per un problema legato al telefono della vittima non appare convincente, soprattutto alla luce delle presunte ambizioni criminali attribuite a Stracquadaini.

Nell’ordinanza di 38 pagine, il giudice ha inoltre ipotizzato che la liberazione del giovane possa essere stata determinata dall’intervento di persone estranee al gruppo degli indagati. “È oltremodo probabile – ha scritto Barone – che siano state ben altre le dinamiche intervenute dopo il rapimento, tali da portare in brevissimo tempo alla liberazione dell’ostaggio”.

Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa che, secondo il gip, non poteva essere collegata con certezza a specifici gruppi mafiosi attivi a Vittoria, in assenza di elementi investigativi sufficientemente precisi.

L’amico che avrebbe fatto da basista

Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda la presenza, al momento del sequestro, di un amico della vittima che avrebbe svolto il ruolo di basista. Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe comunicato ai rapitori la posizione esatta di Nicosia in tempo reale, consentendo loro di raggiungerlo nel luogo e all’orario prestabiliti.

Gli inquirenti hanno descritto l’azione come un intervento condotto con estrema precisione, grazie alle informazioni che sarebbero state fornite dal presunto basista.

La vicenda si è conclusa con la liberazione del diciassettenne il giorno successivo al rapimento, ma diversi aspetti restano da chiarire, a partire dalle reali motivazioni del sequestro e dall’eventuale coinvolgimento di altre persone.

Ora la parola passa al giudice: il 10 novembre è attesa la sentenza che dovrà stabilire le responsabilità penali degli imputati.

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