“Se si ferma la pesca, si ferma il mare”: 100 pescherecci pronti alla mobilitazione nello Stretto di Messina

È prevista per il 1° maggio 2026 una grande mobilitazione del comparto della pesca nello Stretto di Messina. Oltre 100 pescherecci, con equipaggi provenienti da Sicilia e Calabria, prenderanno parte a un’azione di protesta promossa dalla Federazione Armatori Siciliani, che definisce l’iniziativa “senza precedenti”.

La manifestazione si svolgerà dalle 6 alle 18 e coinvolgerà imbarcazioni impegnate in una presenza simbolica in mare, in una data ritenuta altamente significativa: la festa dei lavoratori.

“Non è più una protesta, è sopravvivenza”


Alla base della mobilitazione c’è il forte aumento del costo del carburante, considerato ormai insostenibile per il settore. Secondo gli organizzatori, oggi molte attività di pesca sarebbero economicamente in perdita, con il rischio concreto di fermare progressivamente le uscite in mare.

“Ci stanno costringendo a fermare il mare” è uno degli slogan della protesta, che sintetizza il malessere di pescatori e armatori. La Federazione sottolinea come la situazione non riguardi più una semplice rivendicazione sindacale, ma una questione di sopravvivenza economica e sociale per intere comunità costiere.

Le richieste al Governo e l’appello al dialogo


Il settore chiede interventi immediati sul prezzo del gasolio per la pesca, con la proposta di fissare un tetto strutturale tra 0,40 e 0,50 euro al litro e un limite emergenziale compreso tra 0,60 e 0,70 euro.

La Federazione Armatori Siciliani ha inoltre rinnovato la richiesta di un incontro urgente con il Governo nazionale, invitando le istituzioni ad aprire un tavolo di confronto per evitare un’escalation della protesta.

Il messaggio è chiaro: senza risposte concrete, il comparto è pronto a fermarsi. “Senza pesca non c’è futuro, senza risposte ci fermiamo”, ribadiscono gli organizzatori, sottolineando la determinazione dei lavoratori del mare a non restare in silenzio.

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