Scoperta resilienza imprevista del 36% della foresta amazzonica ai cambiamenti climatici.

L’impatto del cambiamento climatico nella foresta amazzonica

Negli ultimi decenni, la Foresta Amazzonica ha subito gravi colpi a causa della siccità e del caldo record, conseguenze dirette del cambiamento climatico. A questo si aggiungono incendi forestali e deforestazione accelerata per fare spazio all’agricoltura. Numerosi studi sul campo e modelli statistici hanno indicato che questi cambiamenti estremi stanno spingendo l’Amazzonia verso un punto di non ritorno, rischiando il collasso di questo ecosistema vitale. Un disastro ecologico che libererebbe enormi quantità di carbonio nell’atmosfera.

Tuttavia, un recente studio condotto da un team di ricerca ha riportato un barlume di speranza. È stato scoperto che le foreste di paludi con un basso livello della falda freatica — che rappresentano fino al 36% degli alberi amazzonici — hanno dimostrato una resilienza sorprendente durante le siccità estreme, con un aumento della biomassa sopra il suolo. Questi risultati mettono in discussione l’inevitabilità del collasso dell’Amazzonia, suggerendo che le foreste a bassa falda potrebbero fungere da rifugio per la biodiversità. Il team di ricerca sottolinea l’importanza di proteggere queste aree come una strategia contro il cambiamento climatico futuro.

La resilienza delle foreste paludose

Le notizie riguardanti la salute dell’Amazzonia, spesso definita i polmoni della Terra, sono state preoccupanti. Dati recenti hanno mostrato che i principali affluenti del fiume Amazzonia, come il Rio Negro e il fiume Madeira, hanno raggiunto i livelli più bassi in oltre un secolo di misurazioni nel 2024, mentre gli esperti avvertono che la deforestazione e gli incendi stanno trasformando parti del bioma da pozzi di carbonio in fonti.

In questo contesto, Flávia Costa, ecologa forestale della città di Manaus, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, offre una prospettiva più ottimistica. La sua ricerca indica che le vaste paludi della regione si sono rivelate resistenti alla siccità nel corso di anni di intensificazione del cambiamento climatico. Le sue indagini suggeriscono che le specie di palme e altri alberi delle paludi non solo sopravvivono, ma prosperano durante le stagioni di siccità.

Le aree con un basso livello della falda freatica compongono il 36% della foresta amazzonica e costituiscono una parte cruciale dell’ecosistema della foresta pluviale, presente da milioni di anni. Le palme, resilienti e robuste, rappresentano un quinto delle specie arboree nell’Amazzonia, che si estende in nove paesi, di cui il Brasile ne occupa il 60%.

Una speranza per la biodiversità

I risultati di Costa offrono speranze in un contesto altrimenti cupo per l’Amazzonia nel XXI secolo, le cui previsioni si basano su decenni di studi e modelli che evidenziano l’impatto combinato dell’aumento delle temperature, della siccità crescente, della deforestazione rapida e degli incendi. Una nuova ricerca pubblicata su PNAS ha documentato ulteriori fattori preoccupanti: i modelli satellitari hanno concluso che le siccità record dell’Amazzonia nel 2023-24 avevano un impatto ampio e degradante sulla dinamica dell’umidità e della biomassa forestale.

I ricercatori hanno effettuato misurazioni mensili di palme e altre specie arboree per oltre vent’anni. Tutti i transect esaminati si trovano in aree con un basso livello della falda freatica. A differenza degli alberi delle aree montane con tavole freatiche profonde, che stavano appassendo e morendo a causa della siccità severa, gli alberi nelle foreste paludose non solo hanno resistito a gravi siccità negli anni 2010 e 2015-16, ma hanno anche aumentato la loro biomassa.

La ricerca di Costa ha l’obiettivo di offrire un barlume di speranza e sfatare il mito secondo cui l’Amazzonia è in procinto di collassare. “Le nostre scoperte dimostrano che ci sono regioni dell’Amazzonia che potrebbero mantenere la loro struttura e funzione, e non sono così suscettibili al collasso come previsto,” spiega Costa.

Riflessioni sulla conservazione e gestione

I risultati del team di Costa sono incoraggianti non solo per la biodiversità, ma anche per la gestione delle risorse. La presenza opportuna di palme e la loro utilità possono dare opportunità economiche alle comunità locali, che possono ottenere frutti e materiali da costruzione senza compromettere la integrità del territorio.

È fondamentale incorporare questi tipi di foreste, che crescono in aree con un basso livello della falda freatica, nelle strategie di conservazione e nei modelli climatici. Enrique Ortiz, esperto tropicale, ha elogiato la ricerca per la sua solidità, sottolineando l’importanza di misurazioni reali sul campo piuttosto che mere simulazioni.

La strada da percorrere è ancora lunga, e l’attrazione a proteggere le paludi amazzoniche deve essere una priorità, ma le conclusioni di Costa offrono speranza per un futuro in cui la biodiversità dell’Amazzonia possa resistere ai cambiamenti climatici e alle pressioni umane.

Fonti ufficiali:

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Luigi Salemi: