Il commercio illegale di fauna selvatica in Cambogia
Un report di un’indagine undercover condotta dall’ONG statunitense Earth League International (ELI) ha rivelato l’esistenza di un fiorente commercio illegale di fauna selvatica in Cambogia. Questo mercato segreto sembra servire ufficiali governativi di alto rango e facoltosi cittadini cinesi.
Il documento, intitolato “Sandokan”, ha identificato cinque capi di organizzazioni criminali transnazionali coinvolti non solo nel traffico di fauna selvatica ma anche nel traffico di esseri umani e droga, oltre che in sofisticati centri di truffa, come riportato da Spoorthy Raman di Mongabay.
I dettagli dell’indagine
L’indagine ha rivelato che prodotti derivati da specie in via di estinzione, come tigri, rinoceronti ed elefanti, sono venduti apertamente in negozi e ristoranti esclusivi in tutto il paese. Gli investigatori di ELI hanno documentato la vendita di vino di ossa di tigre in eleganti bottiglie a forma di tigre, carne di cucciolo di tigre servita come prelibatezza culinaria e magazzini colmi di corni di rinoceronte e avorio di elefante.
Andrea Crosta, direttore esecutivo di ELI, ha commentato: “La grande sorpresa è stata l’incredibile quantità di fauna selvatica nelle mani di queste persone.” Questo commercio illegale si intreccia con attività criminali organizzate, evidenziando un collegamento tra crimine ambientale e traffico organizzato.
I prodotti della fauna selvatica vengono spesso stoccati in magazzini situati in zone economiche speciali (SEZ), aree industriali e commerciali con incentivi fiscali. L’inchiesta ha consolato l’idea che questi stessi edifici ospitano anche droghe illecite e legname tagliato illegalmente.
Il traffico di fauna selvatica è spesso accompagnato da riciclaggio di denaro attraverso i casinò presenti nelle SEZ, un modello già emerso in Laos da oltre un decennio. Questo scenario è stato rivelato dal rapporto dell’Environmental Investigation Agency (EIA) del Regno Unito sul Kings Romans Casino nella SEZ del Triangolo d’Oro in Laos.
Un informatore che ha detto di lavorare nella logistica ha affermato di poter muovere qualsiasi cosa, avendo contatti diretti con funzionari doganali cambogiani e le elite politiche, militari e imprenditoriali del paese. Un altro affermava di allevare leoni, tigri e primati nella sua proprietà. Alcuni dei capi della criminalità hanno affermato che qualsiasi animale selvatico, vivo o morto, poteva essere consegnato ai clienti.
Questo commercio sfrenato getta un’ombra sul piano proposto dalla Cambogia per reintrodurre le tigri selvatiche, dichiarate funzionalmente estinte nel paese un decennio fa. Debbie Banks, responsabile della campagna contro il crimine legato alla fauna selvatica presso l’EIA, ha sottolineato: “Inviterei tutti a riflettere attentamente sulle prospettive di successo di questo progetto.” Ha, infatti, messo in discussione l’adeguatezza delle misure di enforcement, evidenziando la corruzione e la complicità presenti nel paese, creando un ambiente non adatto per reintrodurre le tigri.
Andrea Crosta ha evidenziato che le tradizionali operazioni di sequestro negli aeroporti non sono sufficienti per interrompere le reti di traffico di fauna selvatica e ha chiesto operazioni undercover basate su intelligence. Inoltre, il report ha esortato la Cina a prendersi la responsabilità per i suoi cittadini, che, secondo Crosta, sono coinvolti nel 90% del traffico di fauna selvatica nel Sud-Est asiatico.
Questo complesso e tragico scenario mette in evidenza la necessità di un intervento urgente per combattere il traffico di fauna selvatica. Soltanto con un approccio coordinato e severo sarà possibile proteggere gli animali in pericolo e garantire che il commercio illegale non continui a prosperare. Per ulteriori dettagli, si può consultare il report completo di ELI e trovarne i risultati su fonti ufficiali come Mongabay e l’Environmental Investigation Agency (EIA).
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