La dedizione di Mohammed Abu Daya alla conservazione marina
Mohammed Abu Daya, ecologo marino proveniente dalla Striscia di Gaza, si dedica allo studio delle mobule, conosciute anche come raggi diavolo spinetti, una specie in grave pericolo di estinzione che si muove attraverso il Mediterraneo e oltre. Pochi scienziati si sono specializzati in questi animali, e ancor meno hanno condotto studi dalla Striscia di Gaza, una parte del loro habitat naturale.
Prima dell’inizio del conflitto, Abu Daya insegnava nelle università palestinesi e collaborava con il Centro Nazionale di Ricerca di Gaza. Passava molto tempo in mare con i pescatori, misurava i raggi diavolo spinetti (Mobula mobular) pescati, monitorava i mercati e raccoglieva dati su una specie normalmente studiata nelle acque del Mediterraneo occidentale. Il suo lavoro ha aiutato a includere Gaza nel raggio d’azione di questo animale migratorio minacciato, come riportato dalla collaboratrice Lyse Mauvais per Mongabay.
Le sfide nel contesto della guerra
Le pressioni sull’ambiente marino di Gaza sono già severe. Le restrizioni israeliane limitano dove possono operare i pescatori, mentre le risorse ittiche sono in calo. La povertà e i costi del carburante spingono le persone a catturare ciò che riescono a ottenere vicino alla costa. Nel 2013, un gruppo sostanzioso di raggi diavolo si avvicinò alle acque di Gaza e i pescatori ne catturarono diversi centinaia. Abu Daya non ha visto questo evento solo come un fallimento della conservazione, ma ha cercato di capire le cause che lo avevano determinato, inclusa l’assenza di sistemi locali di conservazione e la pressione sulle persone che vivono con poche alternative.
Con l’inizio del conflitto attuale, Abu Daya ha subito gravi perdite: ha perso la sua casa, il suo ufficio e l’accesso al mare. Università, biblioteche, barche da pesca, approdi e infrastrutture portuali sono stati distrutti. Ha dovuto affrontare spostamenti continui e ora vive, come molti altri a Gaza, con accesso limitato a cibo, acqua potabile, elettricità e internet.
Nonostante le difficoltà, Abu Daya ha continuato il suo lavoro. Nel 2025, durante la guerra, ha co-autore di uno studio che analizza il movimento delle mobule attraverso il Mediterraneo. Un pesce che aveva personalmente contrassegnato al largo di Gaza, grazie alla collaborazione con pescatori locali, ha percorso la distanza fino alla Spagna, per poi tornare nel Mar Levantino. Questo risultato ha contribuito a dimostrare che questi animali compiono migrazioni lunghe e ripetute, sottolineando l’importanza delle acque del Mediterraneo orientale per la loro sopravvivenza.
Il suo impegno è straordinario. Un ricercatore lontano dal proprio laboratorio, dagli studenti e dal mare continua ad analizzare dati da una tenda, partecipando a conferenze in remoto quando possibile e collaborando con colleghi all’estero. Lavora su manoscritti mentre la vita quotidiana è ridotta alla ricerca di acqua e cibo.
Le atrocità della guerra hanno anche minato le condizioni necessarie per la scienza. Sono state distrutte istituzioni, siti di ricerca, archivi, attrezzature e aule. Le vite delle persone, la cui conoscenza potrebbe non essere mai più ricostruita nella stessa forma, sono state interrotte. La conservazione dipende da queste persone: i ricercatori locali che conoscono la costa, i pescatori che ricordano cosa veniva a riva e gli studenti che avrebbero potuto portare avanti questi lavori.
Per approfondire, è disponibile l’intervista completa con Mohammed Abu Daya sul sito ufficiale di Mongabay.
Immagine di intestazione: Mohammed Abu Daya, a destra, raccoglie dati su un raggio diavolo spinetto a Gaza nel 2015. Immagine concessa da Mohammed Abu Daya e Giuseppe Notarbartolo di Sciara.
Fonti ufficiali:
- Mongabay
- UNESCO sulla Conservazione della Biodiversità
- International Union for Conservation of Nature (IUCN)
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