Scienziati chiedono regole etiche per la ricerca sulla comunicazione animale con l’IA.

I ricercatori hanno presentato un nuovo quadro etico volto a regolare le tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, utilizzate per decifrare la comunicazione animale. Ana Cristina Alvarado riporta per Mongabay Latam questa importante iniziativa che mira a garantire un approccio responsabile nello studio delle interazioni tra specie.

Il Quadro PEPP: un approccio innovativo

Le linee guida proposte, denominate Quadro PEPP (Preparare, Impegnare, Prevenire e Proteggere), stabiliscono i principi per uno studio etico della comunicazione animale. Gli scienziati del programma More than Human Life (MOTH) della New York University e dell’iniziativa Cetacean Translation Initiative (CETI) sottolineano che una ricerca condotta senza adeguate regolamentazioni può avere conseguenze dannose per gli animali.


David Gruber, fondatore del CETI, ha evidenziato in un’intervista via email come anche semplici operazioni di registrazione e riproduzione possano causare stress e disagio agli animali. In un caso specifico, i ricercatori che studiavano la comunicazione degli elefanti hanno riprodotto il richiamo di un individuo deceduto, suscitando una reazione emotiva intensa nei membri della famiglia elefantina, che hanno iniziato a cercare il loro parente scomparso. La figlia dell’elefante morto ha continuato a chiamare per giorni, evidenziando l’importanza emotiva dei legami tra questi animali.

Possibilità e rischi dello studio della comunicazione animale

Gli studi sulla comunicazione animale non solo sollevano questioni etiche, ma hanno anche portato a significativi progressi nella conservazione. Gruber ha citato il caso della scoperta, negli anni ’70, che le balene megattere comunicano attraverso il canto, un fatto che ha contribuito a ottenere protezioni legali per la specie. Queste ricerche offrono quindi una doppia opportunità: approfondire la comprensione delle dinamiche sociali animali e promuovere la loro salvaguardia.


Un rapporto separato, redatto da membri dei team MOTH e CETI, invita i lettori a immaginare le conseguenze di un eventuale successo nel decifrare la comunicazione animale. Gli autori hanno affermato che i recenti progressi nella tecnologia di registrazione, nell’intelligenza artificiale e nelle collaborazioni interdisciplinari hanno rivelato che molte specie, dalle balene alle api, possiedono sistemi comunicativi sofisticati. L’impatto potenziale delle bioacustiche e dell’IA sulle leggi ambientali e sugli animali non umani è di enorme rilevanza.

Tuttavia, questi sviluppi comportano anche dei rischi. Ad esempio, la tecnologia potrebbe essere utilizzata da programmi turistici o militari per manipolare o controllare gli animali. Da qui l’importante raccomandazione dei ricercatori: l’IA dovrebbe essere utilizzata nel migliore interesse degli animali. Se fosse possibile comprendere i segnali di distress delle balene causati dal rumore delle navi, tali informazioni dovrebbero essere utilizzate per promuovere ulteriori misure di protezione per questi mammiferi marini.

L’adozione del quadro PEPP è volontaria, ma gli autori sottolineano che molte norme sui diritti umani e indigeni sono iniziate allo stesso modo, come principi non vincolanti che in seguito sono diventati norme internazionali applicabili. David Gruber ha affermato: “Se possiamo concordare su standard condivisi ora, le linee guida internazionali formali diventeranno fattibili e applicabili”.

Per approfondire ulteriormente, leggi l’articolo completo di Ana Cristina Alvarado (in spagnolo) qui.

Immagine di copertura: Gli scienziati Yanive Aluma e Odel Harve controllano un dispositivo di registrazione subacqueo per le balene. Immagine gentilmente fornita dal progetto CETI.

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Luigi Salemi: