Scienziati avvertono: smantellamento dei sensori oceanici negli Stati Uniti crea rischi climatici.

Nei prossimi 15 mesi, importanti griglie di sensori che hanno fornito osservazioni cruciali degli oceani, degli ecosistemi marini e dei cambiamenti climatici per oltre un decennio saranno smontate.

Il Programma delle Osservazioni Oceaniche

Questi sensori fanno parte dell’Ocean Observatories Initiative (OOI), una rete di oltre 900 strumenti finanziata dalla National Science Foundation (NSF) del governo degli Stati Uniti, con un investimento di 386 milioni di dollari. Da oltre dieci anni, questo sistema offre dati in tempo reale sui mari del mondo, ed è distribuito sia nell’Oceano Atlantico sia nel Pacifico, monitorando gli ambienti costieri, gli ecosistemi marini e le correnti oceaniche che influenzano il clima globale.


La decisione di interrompere il progetto OOI, definita dalla fondazione come una “riduzione del progetto”, porterà alla rimozione di praticamente tutte le infrastrutture sottomarine situate al largo degli stati di Alaska, Washington, Oregon e Carolina del Nord, oltre che del Mare di Irminger, un’area compresa tra Islanda e Groenlandia. Come ha affermato Jim Edson, principal investigator dell’iniziativa, “quando gli strumenti verranno recuperati, i flussi di dati di queste aree diventeranno inaccessibili.” Nonostante ciò, i dati precedentemente raccolti saranno comunque disponibili attraverso il OOI Data Center.

Implicazioni della Dismissione

L’OOI era progettato come un’iniziativa a lungo termine, con un orizzonte temporale di 25-30 anni, per catturare segnali climatici a lungo termine, che, secondo gli scienziati, richiedono almeno tre decenni di dati continui per essere rilevati in modo significativo. Al momento, la rete ha ottenuto solo 10 anni di osservazioni.


Sebbene i satelliti possano monitorare la superficie dell’oceano, gli array OOI fornivano un’importantissima visione nelle profondità marine, misurando zone a basso contenuto di ossigeno, l’assorbimento del carbonio e le correnti fondamentali per la regolazione dei modelli meteorologici. Secondo quanto riportato dall’Associated Press (AP), la rimozione degli strumenti avviene in un momento particolarmente critico, poiché un evento di El Niño, caratterizzato da acque oceaniche insolitamente calde, è previsto per quest’estate. Questo potrebbe lasciare gli scienziati senza la possibilità di monitorare i suoi impatti sottomarini.

Chris Robbins, direttore associato delle iniziative scientifiche presso l’Ocean Conservancy, una ONG ambientale statunitense, ha definito la decisione di abbandonare il sistema di osservazione “assolutamente miope”. Robbins ha sottolineato come: “Questo sistema rappresenta un bene scientifico fondamentale che protegge silenziosamente vite americane, comunità e l’economia, grazie all’accesso illimitato a dati scientifici di livello mondiale.” L’impossibilità di monitorare adeguatamente queste variabili potrebbe generare un buco informativo irreparabile per il paese, che renderebbe difficile prevedere terremoti, la salute delle zone di pesca, la previsione delle tempeste e delle inondazioni costiere, e altro ancora.


La smantellazione dell’OOI segue le proposte di tagli al bilancio della NSF da parte dell’amministrazione Trump, che ha ripetutamente cercato di ridurre i fondi per il progetto. In risposta a tali eventi, la NSF ha dichiarato all’AP che la riduzione del progetto fa parte di una “strategia più ampia per adottare un approccio più agile, dando priorità al supporto per le priorità scientifiche in evoluzione e le tecnologie emergenti”.

Craig McLean, ex capo scienziato ad interim della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ha affermato al New York Times che questa decisione spingerà nuovamente gli Stati Uniti in una posizione di retroguardia nella leadership scientifica globale. Secondo McLean, la perdita di questo sistema di monitoraggio sarà un passo indietro nel progresso scientifico della nazione.

In sintesi, il futuro dell’osservazione oceanica si presenta critico, e la dismissione dell’OOI lascia interrogativi sui percorsi futuri nella ricerca ambientale e nella salvaguardia del nostro pianeta. Per ulteriori informazioni, si possono consultare il sito della National Science Foundation o i rapporti dell’Associated Press.

Fonti ufficiali:
– National Science Foundation (NSF)
– Ocean Conservancy (OC)
– Associated Press (AP)

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Luigi Salemi: