Monitoraggio delle balene dallo spazio
All’inizio degli anni 2000, i primi tentativi di monitorare i cetacei dallo spazio producevano solo forme scure non identificabili; oggi, grazie a immagini satellitari ad alta risoluzione, i ricercatori possono identificare specifiche specie di balene dal loro orbita. Questa tecnologia satellitare ottica consente l’accesso a parti remote degli oceani del mondo, aiutando gli scienziati a stabilire dati fondamentali sulle tendenze di mortalità delle balene, le temperature della superficie del mare e le correnti oceaniche. Gli esperti sottolineano che i satelliti integreranno, senza sostituire, il lavoro di campo tradizionale, poiché la qualità dei dati rimane vulnerabile a limitazioni ambientali, come copertura nuvolosa e forti venti, oltre alla disponibilità dei satelliti.
Gli scienziati stanno costruendo reti globali per migliorare la coerenza nella raccolta dei dati e stanno chiedendo un accesso maggiore ai dati satellitari per comprendere meglio le cause delle spiaggiamenti delle balene in tutto il mondo.
Nell’estate del 2015, i fiordi costieri remoti della Patagonia meridionale si sono trasformati in un unico grande cimitero per balene. Nel giugno di quell’anno, i ricercatori hanno trovato 337 esemplari morti e in decomposizione di balene sei, una specie di balena a fanone, sulle spiagge tra il Golfo di Penas e Puerto Natales in Cile. Gli scienziati hanno sorvolato l’area e raccolto campioni dai corpi in decomposizione, cercando indizi sul motivo di questa tragedia. Questo evento è stato successivamente registrato come il più grande episodio di mortalità di balene a fanone mai documentato.
I dati raccolti per determinare la causa si sono rivelati inconcludenti, ma gli scienziati sospettano che la spiegazione più probabile fosse un’alga tossica provocata da inquinamento, un forte fenomeno di El Niño e i cambiamenti climatici. Ciò che i ricercatori hanno appurato, dopo aver utilizzato immagini satellitari ad alta risoluzione, è che le spiaggiature erano avvenute almeno due mesi prima che le balene venissero scoperte.
Innovazioni nella tecnologia satellitare
“È davvero scioccante,” ha dichiarato Penny Clarke, scienziata delle balene del British Antarctic Survey (BAS), in una videochiamata con Mongabay. “Pensate che queste balene sono delle dimensioni di un autobus, e ce ne sono 300 … e nessuno ne sapeva niente per circa due mesi.” L’enorme spiaggiamento in Cile ha avuto un aspetto positivo: ha offerto un’importante opportunità per testare l’uso della tecnologia satellitare per monitorare le spiaggiature e supportare la raccolta di dati sulla mortalità delle balene.
Più di dieci anni dopo, Clarke e i suoi colleghi del BAS non solo utilizzano le immagini satellitari per identificare diverse specie di balene osservando pinne e code in acqua, ma riescono anche a individuare spiaggiature quasi ovunque nel mondo. Utilizzando “occhi digitali” nel cielo dal 2019, sono parte di un’iniziativa globale che pioniera il monitoraggio delle coste inaccessibili e il tracciamento dei cetacei.
Con il numero di spiaggiamenti di balene riportati in aumento significativo in alcune regioni negli ultimi due decenni, il monitoraggio di questi animali marini dallo spazio è diventato uno strumento sempre più importante per cercare risposte riguardo alle morti di massa. In futuro, i ricercatori sperano che la tecnologia satellitare possa essere utilizzata in modo sistematico per individuare le spiaggiature prima, intervenire più rapidamente e identificare le cause potenziali.
Il tracciamento dei cetacei tramite immagini satellitari è iniziato nei primi anni 2000, quando la tecnica venne testata per individuare le orche a SeaWorld dallo spazio. All’epoca, i cetacei apparivano solo come piccole macchie nere in piscine blu. Grazie agli sviluppi tecnologici, oggi i satelliti ottici in orbita terrestre catturano molto più dettaglio, permettendo agli scienziati di osservare caratteristiche anatomiche che identificano le specie.
Il nuovo approccio consente anche di stimare lo stadio di decomposizione negli esemplari morti, individuare cicatrici sui corpi, e differenziare un vitello dalla madre in base a forma e dimensioni. I dati raccolti forniscono un quadro dettagliato del monitoraggio della fauna marina e terrestre, inclusi elefanti, ippopotami, albatros e orsi polari.
Il governo della Nuova Zelanda è considerato un hotspot per gli spiaggiamenti, con oltre 5.000 balene registrate, comprese 55 solo quest’anno. Una ricerca pubblicata nel 2020 ha analizzato gli spiaggiamenti di balene in Patagonia cilena negli ultimi 50 anni, nello stesso luogo dove si è verificato il massiccio spiaggiamento del 2015, scoprendo un aumento considerevole nell’ultimo ventennio.
Ci sono molte variabili che possono prevedere gli eventi di spiaggiamento. Un obiettivo a lungo termine dei ricercatori che utilizzano le immagini satellitari è quello di creare modelli di rilevamento automatizzati in grado di elaborare le immagini per identificare rapidamente le forme di vita grandi, consentendo così di eliminare le immagini irrilevanti e concentrarsi su oggetti e schemi che potrebbero indicare spiaggiamenti.
Di fronte a incertezze, gli scienziati hanno formato collaborazioni come il Global Stranding Network, un gruppo di biologi, veterinari e conservazionisti impegnati a dare risposte rapide e di alta qualità agli eventi di spiaggiamento a livello mondiale. Questo approccio collaborativo aiuta a standardizzare le metodologie in modo che la raccolta dei dati sia comparabile in tutto il mondo.
Per saperne di più, esplora le seguenti fonti ufficiali:
- Scientific Reports: 50 years of cetacean strandings reveal a concerning rise in Chilean Patagonia
- Marine Mammal Science: Talking about the weather: The feasibility of using very high‐resolution optical satellite imagery
- PLOS ONE: Using remote sensing to detect whale strandings in remote areas
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