Espansione dell’estrazione mineraria sottomarina: una minaccia per American Samoa
Il governo degli Stati Uniti sta accelerando le procedure per concedere concessioni a grandi aziende per l’estrazione mineraria sottomarina nelle profondità dell’oceano, in particolare nel territorio di American Samoa. Questa azione ha destato preoccupazioni tra i leader locali, che hanno espresso opposizione sulla base di motivazioni culturali e ambientali. Malgrado queste voci di dissenso, l’agenzia federale incaricata della gestione delle concessioni ha continuato a procedere, minimizzando le preoccupazioni locali.
In un recente editoriale, è stato affermato: “American Samoa non è un caso di prova; rischia di diventare il modello della concessione di licenze per l’estrazione mineraria sottomarina da parte del governo federale.” Questa affermazione solleva interrogativi fondamentali sulle politiche ambientali e sulla salvaguardia dei diritti delle comunità locali.
L’importanza della consultazione della comunità
Il 7 gennaio di un recente anno, una delegazione di Greenpeace, insieme ai partner delle Isole del Pacifico, ha visitato American Samoa. Lo scopo del viaggio era ascoltare e apprendere dai residenti riguardo alle loro preoccupazioni sull’estrazione mineraria sottomarina. I leader locali hanno invitato la delegazione per far sentire la loro voce prima che vengano prese decisioni che possano impattare l’oceano e la loro economia locale.
Pochi giorni dopo, il Bureau of Ocean Energy Management (BOEM) ha incontrato i funzionari locali per discutere il processo federale di leasing, già in fase avanzata. L’incontro ha dato l’impressione di una consultazione poco sincera; BOEM ha comunicato il suo intento di andare avanti nonostante le significative proteste della comunità. È emerso chiaramente che i leader locali sentivano un crescente senso di impotenza di fronte a un processo che sembrava volto a superare il consenso delle comunità.
In risposta a oltre 76.000 commenti pubblici, perlopiù contrari all’estrazione mineraria per motivi sia ambientali che culturali, BOEM ha comunque deciso di ampliare l’area potenziale per i leasing, raddoppiandone la dimensione. Questo dimostra chiaramente che non si tratta di un processo prudente, bensì di un’azione indirizzata a portare avanti l’estrazione a prescindere dalle obiezioni locali. La consapevolezza che American Samoa sia già a metà strada nel processo di concessione ha suscitato ulteriori preoccupazioni tra i partecipanti all’incontro.
Diverse domande sono emerse durante la discussione: ci sarà vera consultazione pubblica prima che si proceda con la vendita di una concessione? Una volta emessa la concessione, sarà possibile revocarla? Potrebbe il processo essere interrotto se le comunità si oppongono in modo chiaro e deciso?
Il BOEM ha posto l’accento sulle procedure burocratiche, minimizzando l’importanza del consenso informato. Ha dato l’impressione che, sebbene potesse sembrare complesso, sarebbe stato facile annullare una concessione se fosse sorta un’opposizione. In realtà, la regola generale è la continuità; una volta concessa, la revoca diventa estremamente complessa. Questa è una realtà evidenziata dai precedenti tentativi del governo degli Stati Uniti di ritirare concessioni per parchi eolici, nei quali i tribunali hanno generalmente sostenuto gli sviluppatori.
Il giorno successivo, una commissione della Camera sui Risorse Naturali ha discusso l’estrazione mineraria sottomarina, mettendo in evidenza un contrasto netto tra i procedimenti burocratici e le preoccupazioni permanenti delle comunità del Pacifico. I delegati delle Isole del Pacifico hanno sollevato questioni esistenziali rispetto alla loro terra e all’oceano, dichiarando il loro rifiuto categorico all’estrazione mineraria nelle loro acque.
Le parole della Delegata Aumua Amata Radewagen riassumono la situazione: “Per i popoli indigeni di American Samoa, l’oceano non è solo il fondamento della nostra economia, ma è sacro.” Anche altri rappresentanti della regione hanno sottolineato l’urgenza di proteggere le loro risorse naturali e culturali, affermando che le decisioni che riguardano l’oceano sono permanenti e devono essere trattate con il massimo rispetto e attenzione.
L’industria, da parte sua, ha chiesto ai legislatori di consolidare i risultati desiderati. Gerard Barron, CEO di The Metals Company, ha elogiato l’iniziativa voluta per velocizzare i permessi e ha chiesto una “stabilità normativa” che impedisca la revisione delle autorizzazioni, anche in caso di nuove evidenze scientifiche. Non era richiesto un monitoraggio indipendente o un consenso significativo, ma la rapidità e la protezione da eventuali revoche.
Alcuni esperti, come l’ecologo sottomarino Andrew Thaler, hanno chiarito la questione: “Non c’è urgenza” per l’avvio dell’estrazione mineraria commerciale, evidenziando che mancano le capacità di processamento domestico. Questo significa che eventuali materiali estratti dalle profondità oceaniche dovranno essere trasferiti all’estero per la lavorazione. Qualora l’estrazione avesse inizio, le uniche entità capaci di monitorare gli impatti potrebbero essere proprio le aziende di estrazione, trasformando il monitoraggio in un auto-reporting da parte di chi trae profitto.
American Samoa non è un caso isolato. Pochi giorni dopo la visita nel territorio, il BOEM ha annunciato una nuova richiesta per esplorare l’estrazione mineraria sottomarina in Alaska, uno degli ecosistemi marini più intatti e produttivi del paese.
Il modello adottato è chiaro: procedere rapidamente, ridurre al minimo le revisioni e trattare l’opposizione pubblica come una mera formalità. American Samoa non è un esempio-chiave, ma rischia di diventare un modello per le politiche del governo federale riguardo l’estrazione mineraria.
Fonti ufficiali:
– Bureau of Ocean Energy Management (BOEM)
– Greenpeace USA
– U.S. House Committee on Natural Resources
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it