Gli effetti dei conflitti sulla salute delle popolazioni indigene
Durante il 25° Forum Permanente delle Nazioni Unite per le Questioni delle Popolazioni Indigene, esperti hanno evidenziato l’impatto dei conflitti sulla salute indigena, in particolare attraverso i sistemi alimentari, l’acqua e i danni agli ecosistemi. Uno studio ampiamente discusso, condotto dall’ex membro del forum Geoffrey Roth, ha affermato che gli approcci settoriali alla salute “hanno costantemente fallito nei confronti dei Popoli Indigeni”, limitando la salute a un mandato “clinico e di sanità pubblica”. Gli avvocati presenti al forum hanno sollecitato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e gli Stati membri a concentrare l’attenzione sul possesso della terra e sulla gestione degli ecosistemi.
Il forum ha messo in evidenza come la salute indigena sia profondamente legata alla natura e come le disuguaglianze sanitarie vengano amplificate dalla degradazione ambientale, dalle attività estrattive e dai cambiamenti climatici. L’analisi di Roth ha messo in evidenza che la degradazione ambientale, i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità non sono solo pressioni esterne, ma manifestazioni dirette di danni al benessere indigeno. Per i Popoli Indigeni, la salute è strettamente legata alla salute della terra.
La salute indigena e le sfide ambientali
Il forum ha visto molti leader indigeni proclamare la crescente urgenza di affrontare le crisi ambientali che influenzano la loro salute. Come ha affermato Minnie Grey, ex direttrice esecutiva del Consiglio Regionale della Salute e dei Servizi Sociali di Nunavik in Canada, “il cambiamento climatico è una minaccia per la nostra salute”. Le comunità artiche dipendono dal ghiaccio, dalla neve e dalla fauna selvatica per la loro sussistenza. Il deterioramento ambientale ha portato all’erosione dei sistemi alimentari e nutizionali delle popolazioni indigene.
Un recente studio presentato al forum ha sottolineato l’impatto della colonizzazione e dei conflitti armati sui Popoli Indigeni. Questi conflitti, spesso generati dalla competizione per le risorse naturali, portano allo spostamento delle popolazioni indigene dalle loro terre ancestrali e alla perdita della coesione sociale e culturale. Le attività estrattive minano le fonti di sostentamento agricolo, causando crisi sanitarie intergenerazionali.
Secondo Roth, la degradazione ambientale e la perdita di biodiversità non sono solo pressioni esterne, ma “manifestazioni dirette di lesioni” alla salute fisica e mentale dei Popoli Indigeni. L’inquinamento e il cambiamento climatico portano alla scomparsa delle fonti alimentari, a un’acqua insicura e all’esposizione ad altri rischi. “Questi impatti si sommano alle disuguaglianze esistenti, il che spiega perché le comunità indigene siano spesso le più colpite,” ha osservato.
Le sfide legate ai cambiamenti climatici, come eventi meteorologici estremi e la degradazione della biodiversità, influiscono direttamente sulla disponibilità di alimenti e sull’approvvigionamento idrico, aumentando il rischio di malattie trasmissibili e compromettendo l’igiene. Inoltre, la crisi climatica provoca gravi conseguenze per la salute mentale delle comunità indigene, come il “dolore ecologico” e l'”ansia climatica,” specialmente tra i giovani che vedono cambiamenti nei loro ecosistemi ancestrali.
Un esempio delle conseguenze devastanti dei conflitti è rappresentato dalla situazione delle donne e dei bambini Batwa nella Repubblica Democratica del Congo, che hanno subito attacchi da parte di gruppi armati per il controllo delle loro terre e risorse naturali. Questi eventi non solo hanno profondamente colpito la salute delle comunità, ma hanno anche aggravato la crisi ambientale, con un aumento della deforestazione dal 2021 e una perdita significativa di copertura forestale.
Le discussioni al forum hanno sottolineato la necessità di una maggiore attenzione alla salute indigena, che non può essere disgiunta dalla terra, dalla cultura e dalla autodeterminazione. “Per migliorare la salute indigena, dobbiamo allineare gli sforzi attraverso diversi settori e supportare la leadership indigena,” ha affermato Roth. Il riconoscimento giuridico dei territori indigena è fondamentale per proteggere la biodiversità e garantire una salute adeguata.
Le opinioni di leader indigeni come Wilton Littlechild, un capo cree e avvocato per i diritti dei trattati, confermano che la legalità è essenziale per la salvaguardia della salute. L’OMS ha anche sostenuto approcci di gestione ecologica guidati dagli indigeni, sottolineando l’importanza della loro inclusione nella pianificazione sanitaria globale.
Infine, la salute indigena è inseparabile dalla sovranità alimentare e dall’autodeterminazione, un tema cruciale che deve essere riconosciuto anche negli obiettivi globali sul clima e sulla biodiversità. La priorità della salute indigena non può essere ignorata, specialmente in un contesto in cui aumenta la consapevolezza delle problematiche ambientali. La protezione delle terre e dei diritti dei Popoli Indigeni non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un imperativo per la sostenibilità globale.
Fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), United Nations Permanent Forum on Indigenous Issues (UNPFII), rapporti di Geoffrey Roth e studi variegati presentati al forum.
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