Rita Atria, richiesta di riapertura del caso: “Lo Stato ci chiede il canone Rai, ma ignora le nostre istanze”

Sta facendo discutere il caso segnalato dall’associazione antimafie intitolata a Rita Atria, la giovane testimone di giustizia scomparsa nel 1992 dopo la strage di via D’Amelio e la collaborazione con il magistrato Paolo Borsellino. L’organizzazione denuncia di aver ricevuto una richiesta di pagamento del canone Rai intestata proprio a “Rita Atria”, nonostante si tratti di una persona deceduta da oltre trent’anni.

La vicenda è stata resa pubblica dalla vicepresidente dell’associazione, che ha definito l’episodio “incredibile” e segno di una possibile automatizzazione o errore amministrativo, sottolineando come nella sede legale non vi siano attività operative ma solo la registrazione formale dell’ente.

La segnalazione dell’associazione


Secondo quanto riferito, la richiesta di pagamento sarebbe stata inviata senza indicazioni corrette, né riferimenti fiscali coerenti con l’associazione. L’importo contestato sarebbe di circa 138 euro.

L’ente ha annunciato l’invio di una comunicazione formale per chiarire l’errore, sottolineando come il canone risulti già regolarmente assolto e come non possa essere attribuito alla figura di Rita Atria.

Il ricordo e il caso giudiziario

Rita Atria è una delle figure simboliche della lotta alla mafia in Sicilia. Testimone di giustizia giovanissima, aveva collaborato con la magistratura dopo l’uccisione del giudice Paolo Borsellino. Morì a Roma nel luglio 1992, a pochi giorni di distanza dalla strage di via D’Amelio, in circostanze archiviate come suicidio.

Da anni la sua storia è al centro di richieste di approfondimento e della possibile riapertura del fascicolo giudiziario, sostenuta dall’associazione che porta il suo nome.

La richiesta di riapertura delle indagini


Parallelamente alla polemica amministrativa, l’associazione continua a chiedere la riapertura del caso, ritenendo che siano presenti elementi non completamente chiariti nelle indagini originarie.

Tra i punti sollevati vengono citate alcune incongruenze investigative e la scarsità di atti iniziali, elementi che secondo i legali meritano ulteriori verifiche da parte della magistratura.

L’episodio del canone Rai ha riacceso l’attenzione pubblica non solo sulla vicenda amministrativa, ma anche sulla memoria di Rita Atria e sulle richieste, ancora aperte, di approfondimento giudiziario.

L’associazione ribadisce l’intenzione di proseguire nelle iniziative legali e di chiarimento, definendo l’accaduto “un segnale di disattenzione istituzionale che non può essere ignorato”.

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