Rischi per un reef sconosciuto: inizia l’estrazione di petrolio in Amazzonia.

Petrobras Inizia le Trivellazioni nel Margine Equatoriale

La compagnia petrolifera statale brasiliana Petrobras ha avviato le trivellazioni nel Margine Equatoriale dopo anni di controversie politiche, scientifiche ed ambientali sui rischi connessi con l’esplorazione petrolifera alla foce del fiume Amazzoni. I ricercatori avvertono che il sistema di barriere coralline amazzoniche ospita una notevole biodiversità e non è stato ampiamente studiato, nonostante si trovi vicino al blocco di esplorazione di Petrobras.

Gli scienziati non sono concordi sulla composizione e sull’estensione dei coralli amazzonici, mentre gli ambientalisti denunciano i tentativi di sminuire la loro importanza ecologica. Esperti avvertono che una fuoriuscita di petrolio potrebbe raggiungere le mangrovie, le piccole attività di pesca e persino altri Paesi, a causa delle forti correnti marine nella zona.


Importanza Ecologica e Rischi di Esplorazione

La regione amazzonica è nota per le sue caratteristiche straordinarie: la più grande foresta tropicale del mondo, il più lungo sistema di mangrovie e il fiume con il maggiore volume d’acqua sulla Terra. Questo rende qualsiasi attività esplorativa nella regione e i potenziali impatti su questo ecosistema unico motivo di grande preoccupazione.

Le esplorazioni attualmente in corso da parte di Petrobras nel Margine Equatoriale comprendono un’area che si estende dalla foce del fiume Amazzoni fino all’Atlantico, nelle regioni costiere degli stati brasiliani di Amapá e Rio Grande do Norte.


La licenza ambientale per far partire la prospezione di petrolio e gas è stata concessa dall’agenzia ambientale federale brasiliana, IBAMA, nell’ottobre 2025, dopo numerose richieste respinte e forti pressioni politiche, incluse quelle per l’intervento del Presidente Luis Inácio Lula da Silva e forti critiche da parte degli ambientalisti e delle organizzazioni della società civile.

Una delle principali preoccupazioni sollevate dagli esperti riguarda il sistema delle barriere coralline amazzoniche, situato a meno di 40 chilometri dal blocco FZA-M-59, dove Petrobras sta perforando il suo pozzo Morpho. Conosciuto dagli anni ’70, il sistema era stato ufficialmente descritto per la prima volta da un gruppo di ricercatori brasiliani nel 2016. L’anno successivo, una nave di Greenpeace dotata di un piccolo sommergibile ha rilasciato le rare immagini di quell’ambiente, che copre un’area stimata di 9.500 chilometri quadrati e funge da corridoio di biodiversità tra l’Oceano Atlantico e il Mar dei Caraibi.


Tra le sorprese vi è stata la presenza di coralli, nonostante la torbidità dell’acqua e la mancanza di luce non siano condizioni ideali per questi organismi. Secondo Eduardo Tavares Paes, professore di oceanografia presso l’Università Federale Rurale dell’Amazzonia, “l’ambiente reef nel Margine Equatoriale ospita una varietà enorme di organismi, con vasti campi di rodoliti, stelle marine e spugne secolari”.

In un recente studio volto a mappare la biodiversità di questa regione, Paes ha condotto ricerche, evidenziando l’importanza delle interconnessioni tra gli ecosistemi alla foce del fiume Amazzoni. “La pluma di acqua dolce del fiume influenza direttamente l’ambiente della barriera corallina, portando nutrimenti essenziali per la vita marina,” ha detto Paes, evidenziando il concetto di meta-ecosistema.


La controversia sui coralli amazzonici è accentuata dalle divergenze tra scienziati e membri della comunità accademica, con alcuni esperti che cercano di minimizzare l’importanza ecologica di queste strutture. Recentemente, nel 2022, un gruppo di 21 scienziati brasiliani ha confermato l’esistenza del sistema di barriera corallina, smentendo le incertezze sollevate da altri studi. “Quando Petrobras ha assunto il blocco, ci sono state molte attività politiche. Alcuni articoli hanno cercato di affermare che il reef non avesse molta biodiversità, tentando di screditare quell’ecosistema,” afferma Thomás Banha, oceanografo presso l’Università di São Paulo.

Il dottor José Eduardo Martinelli Filho, professore alla Università Federale di Pará, ha ribadito che la barriere coralline dell’Amazzonia non sono solo composte da coralli, ma anche da spugne e alghe rosse, vitali per la pesca regionale. Questo dibattito ha comportato un’analisi critica della ricerca scientifica nella regione, rendendo chiari i rischi associati all’esplorazione petrolifera.


Il rischio di fuoriuscite di petrolio è una delle principali preoccupazioni. Gli attivisti e i ricercatori avvertono che determinati eventi potrebbero avere conseguenze devastanti non solo in Brasile ma anche nei Paesi vicini. Nonostante Petrobras affermi che il blocco 59 si trovi a oltre 160 km dalla costa, esperti come Martinelli Filho avvertono che la geografia e la forza delle correnti marine possono facilitare la dispersione di inquinanti verso le aree costiere.

La pesca in questa regione è particolarmente importante per le comunità locali, dove la pesca di piccola scala prevale su quella industriale. Secondo Martinelli Filho, “una fuoriuscita influenzerebbe economicamente e socialmente le comunità locali più di quanto avverrebbe in altre regioni del Brasile.”

Fonte: Greenpeace

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Luigi Salemi: