Riforestazione nella Foresta Atlantica del Brasile
La Foresta Atlantica del Brasile è uno dei più ricchi biomi del pianeta, ospitando circa il 5% delle specie vertebrate della Terra. Purtroppo, la deforestazione ha devastato questa regione, lasciando in piedi meno di un quarto delle foreste originali. Gli sforzi di riforestazione offrono un valore ambientale, economico e sociale, noto come bioeconomia. Recenti ricerche analizzano il potenziale economico delle piante native per rafforzare la bioeconomia dei progetti di riforestazione, supportando così le iniziative di conservazione e le comunità locali.
Le foreste mondiali sono un ecosistema ricco di vita, dai maestosi alberi agli organismi microscopici che riciclano e nutrientano il suolo. Per questo motivo, la deforestazione porta a una perdita di biodiversità, problemi di qualità dell’acqua e del suolo, e una minore capacità di stoccaggio del carbonio.
Valutazione dei Progetti di Ripristino Forestale
In Brasile, i progetti di ripristino della Foresta Atlantica sono stati avviati da decenni per contrastare il disboscamento. Sebbene siano stati registrati alcuni successi, persistono ostacoli significativi nell’avvio e nella sostenibilità degli sforzi di ripristino, specialmente nelle aree private. La recente ricerca pubblicata sulla rivista Ambio esplora come bilanciare in modo ottimale gli sforzi di riforestazione con i benefici economici per i proprietari terrieri nella Foresta Atlantica.
“Abbiamo voluto andare oltre la narrativa classica, che afferma che la biodiversità ha un valore di mercato inestimabile. Ci siamo chiesti quali piante potessero essere utili,” afferma il ricercatore principale, Pedro Medrado Krainovic, dell’Università di San Paolo.
Gli studiosi si sono concentrati sulla ricerca del punto dolce per la riforestazione, dove aumentano biodiversità, incentivi economici e supporto sociale, un mix noto come bioeconomia. Hanno voluto capire se le specie vegetali native nelle aree ripristinate della Foresta Atlantica potessero aiutare a colmare il divario tra gli obiettivi di ripristino forestale e le opportunità economiche. Attraverso ricerche su come queste specie possano essere economicamente sfruttate, il team ha scoperto che quasi il 60% delle specie native presenti nelle aree di studio ha un potenziale bioeconomico.
Completando un’analisi delle vegetazioni nelle zone soggette a riforestazione, i ricercatori hanno trovato soluzioni praticabili. Queste piante native possono essere raccolte in modi non distruttivi, permettendo di generare reddito per i proprietari terrieri e le comunità locali, oltre a promuovere la salute e il recupero delle foreste.
Un Futuro Sostenibile per la Foresta Atlantica
La Foresta Atlantica si estende lungo la costa orientale del Brasile e si inoltra in Argentina e Paraguay. Ospita circa il 5% di tutte le specie vertebrate della Terra, ma è fortemente minacciata da cambiamenti nell’uso del suolo. “Il nostro studio affronta la difficile realtà della Foresta Atlantica, un bioma altamente minacciato che ospita circa il 70% della popolazione brasiliana,” afferma Krainovic.
Le ricerche indicano che solo il 24% della copertura arborea originale della Foresta Atlantica è rimasta. Dal 2009, gli sforzi di riforestazione sono supportati dal Patto per il Ripristino della Foresta Atlantica, un’iniziativa che coinvolge 17 degli stati brasiliani e mira a restaurare 15 milioni di ettari di foresta.
Il coinvolgimento dei proprietari terrieri è cruciale, poiché circa il 75% della terra appartiene a soggetti privati. Krainovic sottolinea che il principale ostacolo è convincere i proprietari dell’utilità della riforestazione. “Molti proprietari vedono questi interventi come una burocrazia o una perdita di terreno,” aggiunge, giustificando la necessità di sostenere la consapevolezza sui benefici legati alla regolazione dell’acqua, protezione del suolo e impollinazione.
Analizzando terreni in diferentesoucce di riforestazione, gli autori hanno scoperto che il 59% delle 283 specie native ha un significativo potenziale di mercato, principalmente nei settori medicinali, cosmetici e alimentari. Queste piante non solo generano opportunità economiche, ma sostengono anche gli obiettivi di preservazione e biodiversità.
Le sfide economiche sono reali se si considerano gli investimenti necessari per progetti duraturi di riforestazione. La mancanza di possibili guadagni immediati, dovuti al divieto di raccogliere alberi o coltivare campi su terreni trasformati, crea una difficoltà per i proprietari. Nonostante i fondi governativi e delle ONG, alcuni progetti di ristoro coprono solo supporti a breve termine, escludendo i piccoli agricoltori dai benefici finanziari.
Queste difficoltà sono state osservate anche da esperti come Jefferson Hall, scienziato del Smithsonian Tropical Research Institute, che ha notato che i progetti di riforestazione tendono a favorire grandi aziende piuttosto che i piccoli proprietari terrieri.
Il costo richiesto per piantare alberi come il teak, ad esempio, può risultare elevato e comportare rischi per i piccoli agricoltori. Ecco perché è necessario facilitare l’accesso a finanziamenti e formazione specifica, promuovendo l’uso delle specie autoctone, che richiedono però nuove competenze per la gestione.
Le scoperte di questa ricerca possono servire come strumento decisionale per il governo, integrando sforzi di riforestazione e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento sostenibili. Questo approccio garantisce che la Foresta Atlantica e altri boschi tropicali siano non solo restaurati, ma diventino anche un pilastro di una bioeconomia redditizia e sostenibile.
Fonti Ufficiali: Mongabay. Ambio Journal.
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