Malasen Hamida: Un’Attivista Ambientale in Politica
Malasen Hamida è una donna musulmana nubiana di Kibera, Nairobi, che sta lottando per ottenere un seggio nel Parlamento kenyano. Attraverso l’iniziativa Mazingira Women, Hamida si concentra sulla gestione dei rifiuti, sull’agricoltura intelligente, sui diritti fondiari e sulla leadership femminile. La sua storia è intrecciata con le radici della sua comunità, portata in Africa orientale come soldati nel King’s African Rifles, e successivamente assegnata a 1.698 ettari di terra, oggi ridotto a soli 116 ettari.
“Il fatto che Mazingira sia guidata da donne è strategico,” dice Hamida. “Se un problema ambientale diventa una priorità per una donna, essa farà in modo che funzioni, perché capisce che non è solo un suo problema, ma riguarda il benessere dell’intera famiglia.”
Kibera, il più grande insediamento informale del Kenya, è un luogo che ha visto cambiar molti aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti. Prima della urbanizzazione, la zona era nota come “terra delle foreste,” un tempo un villaggio fiorente con numerosi alberi da frutto. Oggi, invece, ha subito l’impatto negativo di pratiche insostenibili che hanno portato a inquinamento e degrado ambientale.
Attraverso il Mazingira Women Initiative, Hamida si è dedicata alla mobilizzazione di donne per la pulizia delle strade e dei sistemi di drenaggio, introducendo pratiche di agricoltura intelligente come l’idroponica e il giardinaggio verticale. Questo ha permesso a molte donne di nutrire le proprie famiglie e di vendere il surplus.
Le Radici Nubiane e la Lotta per i Diritti
Il legame di Hamida con la sua comunità nubiana è profondo. Gli antenati di questa etnia sono stati portati in Kenya come soldati durante le guerre mondiali, e il loro diritto alla terra è stato compromesso nel corso degli anni. Ottenere giustizia per i diritti fondiari della comunità è un imperativo per Hamida. “Ci hanno ridotti a 288 acri senza alcun risarcimento,” racconta, ponendo l’accento sull’importanza della terra per la sussistenza.
La lotta per il riconoscimento ha portato Hamida a intraprendere un percorso di attivismo. “Dopo la nostra indipendenza, c’era la percezione che i Nubiani non appartenessero completamente al Kenya,” dice. Questo ha incentivato molti membri della comunità a diventare attivi nel promuovere i diritti e l’identità nubiana.
Hamida non ha solo condotto battaglie ambientali, ma ha anche affrontato la questione della cittadinanza. Molti nella sua comunità hanno dovuto affrontare controlli rigorosi per ottenere documenti di identità. “Quando parlo della crisi ambientale di Kibera, parlo anche di una comunità che è stata sistematicamente resa invisibile,” afferma. La visibilità e la riconoscibilità sono essenziali nella lotta per il riconoscimento e i diritti civili.
Un altro aspetto cruciale della sua iniziativa è il coinvolgimento delle donne. Hamida ha capito che le donne sono le principali gestori della casa e della produzione alimentare. “Se un problema ambientale è una priorità per una donna, essa si impegnerà per risolverlo,” sottolinea. L’approccio alle questioni ambientali attraverso un’ottica femminile ha dimostrato di essere efficace e sostenibile.
Le difficoltà che le donne di Kibera affrontano sono molteplici. Sono le prime a gestire le conseguenze di inondazioni devastanti e di inquinamento. Hamida racconta che, con sistemi di drenaggio rovinati, le donne devono affrontare l’acqua all’interno delle loro case. La loro salute è spesso compromessa dall’inquinamento ambientale. Questa lotta si traduce in un impegno costante per garantire un ambiente sano per i propri figli.
Il lavoro della Mazingira Women Initiative, sebbene considerato “di piccola scala”, rappresenta le fondamenta di un cambiamento maggiore. Attraverso pratiche innovative, come la trasformazione dei rifiuti alimentari in fertilizzante, stanno creando opportunità economiche e posti di lavoro. Anche i giovani vengono coinvolti, ricevendo formazione e diventando parte del movimento per la giustizia ambientale.
Hamida ha partecipato a tre elezioni politiche e intende candidarsi nuovamente nel 2027. “Rinunciare non è un’opzione. Quando esco, le persone chiedono: ‘Cosa facciamo ora?’ Non è solo la mia lotta; è la lotta della mia comunità,” spiega. I suoi sforzi hanno alimentato una crescente consapevolezza attorno al tema della giustizia ambientale e dei diritti delle donne.
Se dovesse vincere nel 2027, Hamida intende focalizzarsi sull’implementazione delle leggi sulla gestione sostenibile dei rifiuti. Inoltre, desidera esplorare come le comunità urbane possano accedere ai mercati del carbonio. “Le comunità come la nostra devono essere incluse nelle conversazioni sui finanziamenti per il clima,” afferma con determinazione. Questo è un passo essenziale per assicurare un futuro più sostenibile e giusto per tutti.
Le donne che lavorano nell’ambito della conservazione ambientale meritano riconoscimento globale. “Sono le produttrici e le organizzatrici della nostra comunità, ma raramente sono presenti nelle conversazioni globali,” conclude Hamida. La loro lotta per l’autosufficienza e la dignità è un esempio di resilienza e innovazione.
Per ulteriori informazioni sulla sostenibilità ambientale e le iniziative in Kenya, si può consultare il sito ufficiale dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e il sito del governo del Kenya.
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