Riconoscimento ONU supporta il ripristino del spekboom nel semi-deserto del Karoo in Sudafrica.

La rinascita della vegetazione di spekboom in Sudafrica

Dal 2004, il governo sudafricano ha avviato un’importante iniziativa per restaurare le foreste di spekboom in una regione semi-arida del paese. Questo ecosistema, sostenuto dalla resistente pianta di spekboom capace di sequestrare carbonio, ha subito pesanti danni a causa di due secoli di agricoltura e allevamento sempre più intensivi. Oggi, a causa del sovrapascolo, dei cambiamenti climatici e delle modiche nei mercati agricoli, si assiste a una progressiva degradazione di questo paesaggio once florido.

Negli ultimi anni, un numero crescente di operatori privati ha collaborato con il governo per ripristinare la copertura originale della foresta, attratti dalle potenzialità economiche dei crediti di carbonio. “Il spekboom è ovunque, non si parla d’altro… quella che era una cittadina di allevatori di capre Angora ora è diventata una cittadina di spekboom,” afferma l’ecologo di campo Rae Attridge. Negli ultimi due anni, il progetto Nat Carbon, di cui Attridge è parte, ha piantato circa 10.000 ettari di spekboom nella regione del Klein Karoo.


Un progetto ambizioso per il futuro

Questa iniziativa rappresenta la prima fase di un piano per ripristinare 100.000 ettari di terra degradato su cinque fattorie nel vicino Jansenville, nella provincia del Capo Orientale. Specialized in questo campo, la società è solo una delle oltre 60 entità attive in progetti di restaurazione del spekboom su 800.000 ettari, riunite sotto il movimento di restaurazione delle foreste dell’ONU.

Il programma di restaurazione del sottobosco subtropicale è stato avviato nel 2004 dal governo sudafricano con un finanziamento di 8 milioni di dollari volti a incoraggiare investimenti su larga scala in queste iniziative. Nel 2009, i ricercatori avevano piantato spekboom su 331 aree di prova sparse per circa 7,5 milioni di ettari dell’ecosistema per valutare le potenzialità di restaurazione.

Le prime ricerche hanno dimostrato che steli più spessi aumentano i tassi di sopravvivenza delle piante, mentre l’irrigazione al momento della piantagione ha avuto un impatto trascurabile. Queste sperimentazioni hanno anche evidenziato che animali selvatici e domestici trovavano facilmente accesso a queste piccole aree scarsamente protette.


Le sfide della degradazione e la ricostruzione dell’occupazione

La degradazione dell’ecosistema di spekboom è principalmente il risultato di quasi 200 anni di sovrapascolo. Con l’abbattimento della vegetazione di spekboom, le piogge hanno portato via lo strato di terreno fertile, trasformando ecosistemi rigogliosi in aride terre abbandonate. Si stima che circa l’80% della foresta naturale sia stato compromesso.

Tre anni fa, il direttore del progetto e scienziato del spekboom, Robbert Duker, ha stimato che gli sforzi per ripristinare il Klein Karoo riguardavano solo circa 2.000 ettari. Oggi, il numero è cresciuto a 30.000 ettari, con aggiunte di 25.000 ettari da parte di sviluppatori privati. “Il ritmo si sta accelerando rapidamente; il cielo è il limite,” commenta Duker.

La spinta verso la restaurazione sta per ricevere un ulteriore impulso dopo che il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) ha riconosciuto il progetto di restaurazione del sottobosco come un “Progetto di Eccellenza per il Ristabilimento Mondiale” nell’ambito del Decennio ONU sulla Restaurazione degli Ecosistemi. Questo riconoscimento potrebbe migliorare ulteriormente l’attrattiva per il finanziamento attraverso il mercato del carbonio, che ha vissuto alti e bassi negli ultimi anni.


Finanziamenti e opportunità di lavoro

Si stima che finora il settore privato abbia raccolto circa 75 milioni di dollari per queste iniziative e i fondi governativi ammontano anch’essi a decine di milioni. Grazie al potenziale del spekboom di immagazzinare carbonio, i crediti di carbonio sono stati considerati una fonte di finanziamento cruciale. Tuttavia, un grande progetto in Zimbabwe ha recentemente sollevato interrogativi sulla credibilità del mercato, il che ha portato alla cancellazione di milioni di crediti.

Le recenti stabilizzazioni dei prezzi del carbonio e la possibilità di distinguere progetti verificabili da quelli inefficaci, secondo rapporti dell’ONU e dell’OCSE, sono ottime notizie per la crescita di queste iniziative. Nonostante le incertezze, il riconoscimento dell’UNEP dovrebbe incentivare ulteriormente gli investimenti.

Accanto ai crediti di carbonio, nel 2023 Volkswagen ha collaborato a un progetto di restaurazione del spekboom presso il Sand River Sanctuary, gestito da EcoPlanet Bamboo. Questo progetto ha già portato alla piantagione di 3.000 ettari di spekboom e mira a proteggerli da future minacce.

Le sfide rimangono. La coordinazione tra le numerose iniziative freelance è ancora difficile, con interventi potrebbero danneggiare l’ecosistema piuttosto che restaurarlo. Gli esperti avvertono che il sovrapiantamento di spekboom potrebbe compromettere ulteriormente la biodiversità locale.


La comunità regionale, che in passato viveva grazie all’allevamento di capre Angora, affronta oggi un tasso di disoccupazione che può arrivare fino all’80%. Le opportunità lavorative offerte dai progetti di spekboom variano da contratti stagionali a ruoli più duraturi. Le aziende locali impegnate nella piantagione hanno già iniziato a investire in iniziative sociali nel territorio, contribuendo in tal modo al benessere delle comunità.

Le fonti di finanziamento alternative, come la settima ditta EcoPlanet, vedono l’implementazione di progetti comunitari come panacea per le difficoltà economiche. Nella necessità di preservare la biodiversità nell’area, il governo e gli attori privati devono collaborare per garantire il successo a lungo termine di quest’iniziativa.


Fonti:

  • Mills, A. J., & Cowling, R. M. (2006). “Rate of carbon sequestration at two thicket restoration sites in the Eastern Cape, South Africa.” Restoration Ecology, 14(1), 38-49. doi:10.1111/j.1526-100X.2006.00103.x.

  • Rapporti delle Nazioni Unite e OECD sul mercato del carbonio.

  • Informazioni da EcoPlanet Bamboo e Nat Carbon.

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Luigi Salemi: