Il governo Meloni boccia per la seconda volta in pochi giorni la giunta Schifani, questa volta respingendo il decreto che ridisegna la rete ospedaliera siciliana. Il documento, giudicato dal ministero della Salute pieno di «numerosi disallineamenti e incongruenze», è stato fermato già nella fase istruttoria dal Dipartimento Programmazione guidato da Orazio Schillaci.
Bocciatura perentoria: cosa segnala il ministero
In una lettera di due pagine, i funzionari ministeriali sottolineano come la documentazione trasmessa dalla Regione non permetta «di procedere a una corretta e compiuta istruttoria per la valutazione da parte del Tavolo». La richiesta è chiara e perentoria: consegnare «una documentazione analitica completa, corretta ed effettivamente rappresentativa della delibera di revisione della rete». Il documento avverte inoltre che, se le integrazioni non arriveranno, il decreto sarà comunque sottoposto al tavolo di monitoraggio, anche se incompleto.
Il tono della comunicazione fa ipotizzare precedenti richieste informali del ministero rimaste senza risposta dall’assessorato alla Sanità, evidenziando come il decreto, così com’è stato trasmesso, sarebbe destinato a una bocciatura certa.
Criticità strutturali della rete ospedaliera
Il decreto, elaborato dall’assessora Daniela Faraoni e dall’ex dirigente della Programmazione Salvatore Iacolino, presenta numerosi rilievi strutturali:
- Posti letto: cancellati 84 posti ancora da attivare e 135 di psichiatria senza indicazione di collocazione;
- Specializzazioni mancanti: gastroenterologia assente a Agrigento, neuroriabilitazione a Messina, pneumologia a Cefalù;
- Accorpamenti incoerenti: alcune strutture ospedaliere sono state accorpate senza considerare la reale disponibilità di reparti e servizi;
- Reti emergenza e urgenza incomplete: reti per infarto miocardico acuto, politraumi, punti nascita, servizi di trasporto assistito materno e neonatale (Stam e Sten) non chiaramente organizzate;
- Reti specialistiche: carenze nella rete oncologica e nella pianificazione dei punti nascita.
I funzionari chiedono «una chiara articolazione della rete dell’emergenza-urgenza e l’assetto organizzativo delle reti specialistiche», sottolineando che eventuali modifiche richiederanno un nuovo passaggio in Commissione all’ARS e in giunta per l’approvazione.
Reazioni politiche e sindacali
La bocciatura ministeriale alimenta le critiche interne alla giunta Schifani. Il responsabile sanità della Cgil Sicilia, Renato Costa, afferma: «Questo piano non ha alcuna visione, mette a rischio la salute dei pazienti e il lavoro di centinaia di medici e infermieri».
Dal Movimento 5 Stelle, i deputati Antonio De Luca e Carlo Gilistro denunciano che la Commissione sanità dell’ARS ha appreso la notizia dalla stampa, ribadendo che «questa rete è il trionfo dell’improvvisazione, solo un pessimo restyling di quella precedente». Secondo i pentastellati, il piano non considera fattori cruciali come il calo demografico, i flussi intraregionali e i dati di mortalità specifica per patologia, evidenziando «discrepanze impressionanti tra le province».
Anche all’interno di Forza Italia emergono tensioni: la scelta di lasciare l’assessorato alla Sanità a Fratelli d’Italia nel prossimo rimpasto è vista come «l’ammissione di un fallimento» da parte del presidente della Regione Renato Schifani.
Un decreto sotto accusa
Il decreto bocciato è il frutto di un lungo lavoro iniziato nell’era Faraoni-Iacolino, spostato poi al Policlinico di Messina poco prima che l’ex dirigente fosse travolto dall’inchiesta per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. Il documento approvato in Commissione nel settembre scorso era già stato accompagnato da rilievi diretti al ministero, ma la giunta Schifani non ha fornito risposte soddisfacenti.
Secondo il ministero, i problemi riguardano non solo i numeri dei posti letto e la distribuzione dei reparti, ma anche la struttura complessiva della rete ospedaliera, dai servizi di emergenza alle reti specialistiche, fino all’organizzazione dei punti nascita.
La posta in gioco
La bocciatura ministeriale non è un semplice intoppo burocratico: mette in luce le criticità profonde della sanità siciliana e il rischio concreto di compromettere l’assistenza ai cittadini. La Regione dovrà integrare la documentazione, modificare il decreto e ripassarlo in giunta e in Commissione, con un ulteriore rallentamento della riforma della rete ospedaliera.
Il caso evidenzia come la Sanità siciliana sia sotto pressione da più fronti: inchieste giudiziarie, criticità gestionali e tensioni politiche interne rendono difficile portare avanti una pianificazione coerente e efficace. La bocciatura ministeriale, in questo contesto, assume i contorni di un campanello d’allarme per tutta la governance regionale, richiedendo interventi rapidi e ben coordinati per non compromettere ulteriormente la qualità dei servizi sanitari.