Renato Moraes de Jesus: pioniere nella restaurazione della Foresta Atlantica in Brasile.

Renato Moraes de Jesus: pioniere nella restaurazione della Foresta Atlantica in Brasile.

Negli anni iniziali, Renato si trovò ad affrontare una realtà difficile e talvolta pericolosa. L’area era nota per la violenza sociale, e durante riorganizzazioni dovette licenziare molti operai. C’era anche chi lo minacciava di morte e, quando fu incaricato di gestire un mulino, dovette affrontare furti e un approvvigionamento poco trasparente. Era diretto, impaziente e disposto a farsi nemici.

Inizialmente, nella riserva non c’era stata molta ricerca scientifica, ma Renato iniziò a raccogliere campioni, corrispondere con tassonomisti e invitare ricercatori a studiare la foresta. Nel tempo, la riserva acquisì un erbario, collezioni di semi e legno, un laboratorio, una stazione meteorologica e un vivaio di piante native. Entro il 2001, affermò che erano state registrate oltre 2.000 specie vegetali.


Una Visione a Lungo Termine

Moraes de Jesus credeva nella necessità di documentare chiaramente ogni progetto di ricerca. Poiché gli esperimenti in foresta possono durare decenni, anche oltre le carriere degli scienziati che li iniziano, era essenziale che altri potessero recuperare le tecniche, i dati e gli obiettivi di ogni progetto. Se i dirigenti avessero proposto di ridurre il budget per la ricerca, Renato si offerse di rinunciare al proprio stipendio, sottolineando che il suo lavoro era già documentato e che la conservazione delle informazioni era più importante.

La sua passione per la foresta era iniziata a Rio de Janeiro, dove crebbe su Ilha do Governador, in una famiglia di sei figli. Le avventure raccontate nei film sull’arcadia canadese lo influenzarono, spingendolo a immaginare una vita tra gli alberi. Dopo aver conseguito la laurea presso l’Università Federale Rurale di Rio de Janeiro nel 1975, si unì al progetto RADAM, che creava le prime mappe delle risorse naturali dell’Amazzonia.

Durante la sua carriera, Renato si dedicò al ripristino della foresta nativa, raccogliendo semi, campioni e osservazioni sul campo per creare una base di dati per la riforestazione. La sua metodologia si basava sull’apprendimento pratico: piantare alberi era solo la fase iniziale; il ripristino richiedeva un impegno a lungo termine.

Le sue idee si espandettero ulteriormente quando, alla fine degli anni ’90, Lélia Wanick Salgado e Sebastião Salgado gli chiesero aiuto per ripristinare la Fazenda Bulcão in Minas Gerais. Qui, Renato progettò strategie di piantagione e organizzò la produzione di semi nativi.

Innovazione e Sostenibilità

Riconobbe l’importanza delle foreste native gestite commercialmente come strumento di finanziamento per la restaurazione. Progetti di questo tipo richiedevano una rete di viveiro, personale qualificato, forniture di semi e mercati di legname. Collaborò con Symbiosis per inaugurare piantagioni di alberi per la produzione di legname sostenibile.

Le cifre sulle piantagioni di milioni di giovani alberi native attribuite a Renato variano, ma il suo contributo si evidenzia nelle infrastrutture, nei programmi di ricerca e nei metodi di rinvigorimento che ha aiutato a stabilire.

Completò il dottorato all’Unicamp nel 2001, analizzando gli effetti ecologici e la sostenibilità economica di diversi livelli di rimozione della foresta. Ricevette premi per il suo lavoro, ma mostrò più interesse per i progetti stessi che per i riconoscimenti.

Alla fine di un’intervista orale sulla sua vita, quando gli fu chiesto di lasciare un messaggio, Renato rispose con semplicità: “Grazie, Linhares; tutto qui”.

Fonti ufficiali:

  • Mongabay Conservation News
  • Istituto Terra
  • Crea-ES

Questi riferimenti forniscono un ulteriore approfondimento sul lavoro e la filosofia di vita di Renato Moraes de Jesus.

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