Ranger Indigeni Combattere Le Reti Fantasma in Australia
Gruppi di ranger indigeni nell’Australia settentrionale si stanno dedicando alla rimozione di tonnellate di reti fantasma e altre forme di rifiuti marini lungo alcune delle coste più remote del paese. Questi attrezzi da pesca abbandonati continuano a provocare la morte di tartarughe, dugonghi e squali molto tempo dopo essere stati persi nel mare. Le reti si spostano con le correnti oceaniche nel Golfo di Carpentaria dall’Asia sudorientale, e la loro rimozione è un lavoro laborioso e pericoloso.
Recentemente, l’ausilio della tecnologia ha reso questo processo più efficiente. I ranger ora utilizzano droni e intelligenza artificiale per localizzare le reti, con risultati significativamente migliorati rispetto al passato. Dopo un periodo di incertezza sul finanziamento delle operazioni di pattugliamento, il governo australiano ha stanziato 25 milioni di dollari australiani (circa 18 milioni di dollari) in quattro anni, destinati principalmente a sostenere le attività di pulizia e alla prevenzione per evitare che le reti raggiungano l’oceano.
Il Valore Culturale e Ambientale delle Coste
Durante una delle operazioni, Kirsten Eden, assieme ai suoi colleghi, ha scoperto una rete da pesca bruciata e deformata buttata in mare. Questa rete, una volta lunga circa 60 metri, ora si trovava in stato di decomposizione e rischiava di trasformarsi in microplastiche, una minaccia per la vita marina. Eden gestisce il gruppo di ranger Anindilyakwa e sottolinea il valore culturale di Groote Eylandt, un’isola che appartiene ai popoli indigeni. “Non sono spiagge accessibili a tutti. Ogni tratta è carica di significato culturale, come canzoni e siti artistici,” ha spiegato.
I ranger, oltre a rimuovere la spazzatura generale, si concentrano sulle reti fantasma, che rappresentano un serio pericolo per la vita marina. Questi attrezzi, spesso abbandonati, continuano a intrappolare animali marini per anni. Le operazioni di rimozione richiedono impegno fisico e tempo, poiché alcune reti sono sepolte o avvolte tra legni e rocce. Un solo attrezzo può richiedere ore per essere recuperato, utilizzando diversi strumenti e mezzi di trasporto.
Per le spiagge remote, il team utilizza una chiatta progettata su misura per avvicinarsi e recuperare le reti. La presenza di coccodrilli e correnti pericolose rende l’intervento in acqua un compito arduo. La tecnologia ha iniziato a fare la differenza, con i ranger che volano droni per identificare le reti dall’alto. Grazie a questa innovazione, il numero di reti recuperate in un solo giro è aumentato considerevolmente.
Il gruppo di ranger di Eden pattuglia circa 1.000 chilometri di costa nel Territorio del Nord. In alcune aree, raggiungere queste spiagge può richiedere fino a 14 ore lungo percorsi accidentati. Il lavoro è incessante e impegnativo, “ma vedere una spiaggia completamente pulita è un’esperienza gratificante,” commenta Eden.
Una volta rimosse, le reti vengono esaminate per liberare eventuali animali intrappolati. Secondo uno studio dell’OceanEarth Foundation, le reti che raggiungono le coste australiane catturano tra i 4.000 e i 14.000 tartarughe all’anno, molte delle quali sono specie minacciate. La nuova generazione di ranger non è sola nella lotta; oltre 20 gruppi indigeni sono attualmente attivi in tutta l’Australia, ognuno con la propria parte di costa da gestire.
Un esempio è il Dhimurru Aboriginal Corporation, che si occupa di circa 550 km di litorale nel Arnhem Land. Nel solo 2025, hanno rimosso circa 13 tonnellate di rifiuti marini. La situazione è critica, poiché circa 3 tonnellate di rifiuti si accumulano ogni chilometro lungo le spiagge più colpite, senza che il flusso diminuisca nonostante gli sforzi.
Le reti fantasma costituiscono una delle minacce più rilevanti, poiché continuano a intrappolare tartarughe e altri animali marini molto tempo dopo essere andate perse. La pulizia non riguarda solo gli animali; per i Custodi Tradizionali, la salute dell’ecosistema è direttamente collegata al benessere della comunità. La maggior parte delle reti deriva dai pescherecci dell’Asia sudorientale, spesso trasportate dalle correnti verso l’Australia, dove i venti stagionali le depositano sulle spiagge più vulnerabili.
Identificare l’origine delle reti è complicato, dato che pochi produttori forniscono reti a livello globale. Le serrature nei fiumi e nei porti, insieme alla rete di monitoraggio dei pescatori, rappresentano sforzi futuri per ridurre le perdite di attrezzi in mare. Il governo australiano ha stanziato oltre 25 milioni di dollari per affrontare la questione, con l’intento di evitare che reti da pesca si riversino nel mare.
In sintesi, il successo non sarà misurato da quante reti vengono rimosse, ma piuttosto da quante non entrano in mare. Il problema delle reti fantasma è complesso e richiede un approccio sistemico e collaborativo tra nazioni. Come sottolineato dai ranger, “Il nostro impegno per il paese è costante. Continuiamo a essere presenti per pulire le nostre spiagge e proteggere la vita marina,” afferma Douglas Munyarryun, un Custode Tradizionale del popolo Yolŋu.
Fonti ufficiali: OceanEarth Foundation, Dhimurru Aboriginal Corporation, Australian Government.
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