### Restrizioni all’uso del suolo in Brasile: uno strumento temporaneo per la protezione dei popoli indigeni
In Brasile, le restrizioni all’uso del suolo rappresentano misure di protezione temporanea per i territori dei popoli indigeni recentemente contattati e per quelli in isolamento volontario. Queste misure, sebbene concepite per facilitare il processo di demarcazione formale, si sono trasformate in un obiettivo in sé, rinnovate continuamente senza impedire l’invasione e lo sfruttamento di tali terre. Daniel Luís Dalberto, pubblico ministero federale brasiliano, ha dichiarato in un’intervista a Mongabay che tali misure avrebbero dovuto accompagnarsi ad altre azioni protettive da parte delle agenzie governative, come il monitoraggio e le operazioni contro il crimine. Inoltre, ha sollevato preoccupazioni riguardo alla crescente frequenza con cui le questioni relative ai territori indigeni vengono sollevate presso la Corte Suprema, piuttosto che risolte nei tribunali locali, chiudendo un’importante via di lotta per i diritti fondamentali.
### La situazione delle terre indigene in pericolo
Il 2011 ha segnato l’introduzione della prima ordinanza di restrizione all’uso del suolo per il Territorio Indigeno Ituna/Itatá, un’area dell’Amazzonia brasiliana grande circa il doppio di Singapore e abitata da popolazioni in isolamento volontario. L’ordinanza avrebbe dovuto proteggere questi gruppi, vietando l’ingresso a soggetti non autorizzati, ma i tassi di deforestazione e invasione sono aumentati. Nel 2019, Ituna/Itatá risultava tra i territori indigeni con la maggiore perdita forestale, principalmente a causa di occupazioni illegali.
In Brasile, le ordinanze di restrizione all’uso del suolo esistono per proteggere i popoli indigeni isolati e fungono da strumento temporaneo in attesa che il processo di demarcazione per formalizzare lo status e i confini delle terre indigeni venga completato. Tuttavia, come documentato recentemente da Mongabay, queste misure vengono spesso rinnovate per anni mentre il titolo di proprietà rimane bloccato, risultando inefficaci nel proteggere le terre dei popoli isolati.
Secondo un’analisi satellitare di Mongabay, dopo l’ordinanza di restrizione più recente per il territorio di Ituna/Itatá nel 2022, l’area ha perso 2.211 ettari di copertura forestale, corrispondente a circa l’1,5% della superficie totale. L’ultimo rinnovo è avvenuto nel 2025. Daniel Luís Dalberto ha sottolineato che sebbene le misure giuridiche siano importanti, dovrebbero avere “un termine breve” fino alla rapida demarcazione del territorio indigeno e dovrebbero essere accompagnate da altre misure di protezione statale.
### La necessità di una demarcazione rapida
In un’intervista con Aimee Gabay di Mongabay, Dalberto ha ribadito la criticità delle ordinanze di restrizione all’uso del suolo, spiegando il loro scopo e importanza, ma anche i motivi per cui spesso risultano inefficaci. Ha anche espresso preoccupazione per la crescente tendenza da parte di pubblici ministeri, difensori pubblici e comunità indigene di portare questioni relative ai territori indigeni direttamente alla Corte Suprema, piuttosto che ai tribunali locali. Sottolineando che sebbene la Corte Suprema abbia un ruolo significativo, la sospensione dei casi nei livelli inferiori limita le battaglie per i diritti fondamentali.
Dalberto ha evidenziato che, sebbene le ordinanze di restrizione siano misure necessarie, dovrebbero avere una durata temporanea e non sostituire la demarcazione. Ha portato come esempio il caso del “Uomo del Buco,” l’unico abitante noto del Territorio Indigeno Tanaru, il cui territorio ha subito rinnovazioni di restrizione dal 1996 fino alla sua morte nel 2022, senza demarcazione.
Le restrizioni all’uso del suolo non garantiscono da sole la protezione, anche se sono di vitale importanza. Senza queste misure, la situazione sarebbe sicuramente peggiore. Tuttavia, serve un insieme di misure per proteggere questi territori, inclusi personale addestrato e risorse finanziarie per il monitoraggio da parte della Funai (l’agenzia federale per gli affari indigeni).
### La vulnerabilità dei popoli isolati
Secondo Dalberto, le terre Ituna-Itatá e Piripkura sono esempi preoccupanti di aree sottoposte a restrizioni che avrebbero dovuto già essere demarcate e che subiscono pesanti pressioni a causa di invasioni. Anche in altre terre indigeni, come quelle degli Awá-Guajá e Uru-eu-wau-wau, le pressioni sulle terre sono significative. La situazione è particolarmente allarmante nella regione dell’Arco della Deforestazione, lungo la BR-319 e in altre zone, principalmente negli stati di Amazonas e Acre.
Il pericolo consiste nella vulnerabilità di questi gruppi, che possono subire violenze, contaminazioni epidemiologiche e persino tentativi di genocidio, senza che la società ne sia consapevole.
Per affrontare le violazioni dei diritti, strumenti legali come l’ADPF (Azione per Dichiarazione di Incostituzionalità per Omissione), sono stati utilizzati direttamente presso la Corte Suprema. Pur avendo un’importanza significativa, è cruciale che i casi vengano trattati anche a livello locale, dove esistono procedure e risorse specifiche per garantire i diritti dei popoli indigeni.
Fonti ufficiali:
– Funai (Fundação Nacional do Índio)
– Mongabay
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